Agosto vaga per il paese. Per i blogger “i più alti funzionari e partiti del governo si fanno pubblicità al prezzo degli incendi”
Un agosto insolitamente afoso, abbracciato dalle fiamme, continua a mietere il suo terribile raccolto. I temi preponderanti della blogosfera russa rimangono gli incendi boschivi e lo smog soffocante che periodicamente copre di fumo le città russe e aumenta la mortalità per i colpi di calore e per i soffocamenti mortali.
La scorsa settimana è iniziata con uno scandalo: nel pieno divampare degli incendi attorno a Mosca il sindaco della capitale Juii Lužkov è partito inaspettatamente per le vacanze. Per la versione ufficiale “per curare una contusione dovuta allo sport”. Nei primi tempi l'ufficio stampa del primo cittadino giustificava così: a Mosca non ci sarebbero incendi critici e l'unico che é capace di allontanare lo smog é il vento, che solo le forze superiori possono dominare per ora... Questo, naturalmente, ha provocato il disappunto sia del Cremlino sia dei moscoviti e ha costretto Lužkov a interrompere la vacanza.
Ma non é stata solo la mancanza del sentimento di solidarietà con la gente comune, che pur avendone desiderio e possibilità non ha sempre potuto andarsene da Mosca (gli aeroporti a causa dello smog hanno lavorato ad intermittenza) ad irritare i blogger. La situazione già critica ha acuito parte dei problemi della città. Soprattutto nell'ambito della salute pubblica.
"Non mi sono mai interessata di politica, non leggevo le notizie, non manifestavo il mio pensiero. Ma semplicemente non ho più forza” scrive la blogger woman-in-red. “Dopo aver letto il consiglio dei medici di sigillare le finestre con della garza umida, sono andata in farmacia, non ce l'hanno. Abbiamo trovato del vecchio tulle, lo abbiamo tagliato e messo: non aiuta, si secca subito. Le mascherine non aiutano, raccomandano le maschere respiratorie. Sono passata oggi in un paio di farmacie: non li hanno".
"Sono aperte tutte le finestre dell'edificio, c'è un muro di fumo nei corridoi, nelle corsie, nelle sale operatorie, di fisioterapia, nei camerini, nei bagni e negli studi, é come in strada” racconta un medico moscovita a proposito del suo ospedale.
Nel reparto di rianimazione le finestre sono chiuse, ma non viene meno l'incendio per questo, e quindi si diffonde un puzzo causato dalle bende e dalle feci che marciscono per la temperatura di 40 gradi.
Nelle ultime 24 ore in ospedale sono morte 17 persone. Il giorno precedente 16. Stando a questa mattina in un giorno nell'obitorio dell'ospedale sono comparsi 65 cadaveri: i nostri e quelli “illegali” degli appartamenti vicini. I cadaveri vengono accumulati in piedi nel seminterrato: i frigoriferi sono già occupati.
Il pronto soccorso trasporta come pacchi i vecchi che hanno avuto un colpo di calore, é vietato proporre la diagnosi "colpo di calore" (perché da noi non é torrido, in città é tutto in ordine), pena il licenziamento. Nemmeno noi ridicolizziamo questa diagnosi: non vogliamo che ci licenzino, abbiamo una famiglia e non c'è nulla con cui sfamarli, non possiamo fare nient'altro che curarli.
Nonostante in stato di emergenza il turno sia pagato il doppio al personale medico, da noi in città non sarà dichiarato lo stato di emergenza, da noi é tutto a posto. E poi d'improvviso il paese sarà in rovina. Questa è la situazione di tutti gli ospedali moscoviti".
E' possibile che subito dopo che questo post si é diffuso in internet, grazie agli sforzi di blogger noti, il medico “abbia avuto problemi” e l'originale é stato cancellato.
"Per strada abbiamo incontrato 7 ambulanze. Presto saranno 24 ore che é morto il nonno, scrive un altro moscovita. E' ancora nell'appartamento, fuori dalla finestra ci sono 35 gradi. Abbiamo coperto il corpo con un lenzuolo bagnato e abbiamo chiuso le finestre per rallentare la decomposizione; abbiamo infilato sotto la porta degli abiti bagnati.
É impossibile riuscire a parlare con i trasporti funebri, perché suoni libero si perdono diverse ore. Il pronto soccorso e la polizia alzano le spalle: hanno fatto quello che potevano. L'amministrazione di Mosca, il servizio sanitario-epidemico, il primario della Federazione Russa hanno impostato la segreteria telefonica. I trasporti a pagamento non lavorano.
Negli obitori non c'è posto, non gli conviene andare da uno all'altro, se li "rimpallano".
Quando hanno iniziato a chiamare in servizio i trasporti funebri, dicevano: "Abbiamo un pupazzo per voi, ma non é ancora in attività”. Abbiamo detto: "Paghiamo". L'addetto ha risposto: “Pagheremmo noi stessi perché tutto questo finisse". Il nonno si è gonfiato. Lo seppelliranno in una cassa da morto chiusa. Non bisogna fare ni-e-nte, stare seduti in cucina e aspettare. Mi viene da vomitare".
“A luglio sono morti 5155 moscoviti. A inizio agosto le cifre della mortalità, secondo alcuni dati, sono aumentate di 4,5 volte. Se la statistica si mantiene, nel giro di un mese moriranno per l'afa e lo smog oltre 13mila moscoviti” scrive il blogger rovego. “Siamo scioccati da queste cifre, ma é effettivamente così, ha raccontato la direzione di una delle sezioni del pronto soccorso di Mosca. Cercano di mantenere questi dati segreti. In otto giorni di agosto l'afa e lo smog hanno ucciso 2213 persone. A morire sono soprattutto gli abitanti della zona a rischio, le persone con malattie croniche e gli anziani ma muoiono anche molte persone di mezza età”.
“Ancora all'aeroporto a intossicarci” scrivono i bloggers che tentano di partire dall'aeroporto Domodedovo per qualche destinazione. “Ogni ora posticipano il decollo. Poi, inaspettatamente!, di nuovo non si diffonde più nessuna notizia. Se al mattino dicessero che il volo é stato soppresso e restituissero i soldi, la gente se ne andrebbe tranquillamente all'aeroporto Šeremet'evo, da cui si parte normalmente, e tornerebbe a casa.
Ma questo non gli viene proposto e non hanno deciso di risarcire l'intera somma nemmeno a quelli che lo vorrebbero. Tengono le persone già da 16 ore in un posto pieno di gas di scarico, dove manca l'aria condizionata e non c'è un posto in cui sedersi. Tutti stanno sul pavimento. A che pro il bagaglio? E' già stato consegnato. Non c'è nulla da mangiare. Bere... una bottiglietta costa 170 rubli. Questa è una seria minaccia alla salute. Chi ne deve rispondere?”
“Qualcuno ha chiesto di essere evacuato? Le donne incinta? I genitori dei bimbi? I vecchi? Gli asmatici? Le persone negli ospedali? Non tocca a voi ora! Il vostro numero é l'ultimo, non servite a nessuno. Mentre le api di Lužkov le fanno evacuare verso posti più freddi” scrive Мarina Litvinovič.
L'evacuazione delle api e la disposizione di bagnare più spesso l'asfalto sono le prime cose ad essere state fatte dal sindaco di Mosca, "sottratto" alle vacanze perché nei blog stava divampando lo scandalo. Ma subito dopo la situazione ha iniziato veramente a raddrizzarsi! Non perché queste misure siano state sufficienti. Come per magia d'improvviso sono ricomparse le strade e i boschi deserti, la moderna tecnologia antincendio e la massima organizzazione del lavoro. Semplicemente il vento ha iniziato a soffiare dall'altra parte e lo smog ha abbandonato Mosca. E' possibile che di nuovo sia questione di tempo: gli incendi boschivi sono già talmente numerosi che può vincerli solo “il fattore naturale”, ovvero quei rovesci violenti e continuativi che sulla maggior parte del territorio europeo russo non sono previsti.
Allo stesso tempo i massimi dirigenti e "il partito del potere" sono riusciti a riaversi dopo lo shock iniziale e hanno deciso di sfruttare la situazione degli incendi a proprio vantaggio, come parte delle pubbliche relazioni.
Una delle immagini della settimana: il premier Putin al comando di un aereo antincendio nel ruolo di secondo pilota. I focolai aizzati dal vento nella regione di Rjazan. Appena più tardi si è diffusa su internet la notizia che sul luogo degli incendi spenti da Putin rinverdiva l'erba e sbocciavano i fiori. Prima una cosa del genere non capitava di leggerla nemmeno per Turkmenbaši, solo per Kim Ir Sena e Kim Čen Ira. E lo stesso aereo anfibio a causa di un refuso freudiano é stato definito dalle agenzie di stampa e dal sito di Russia Unita “l'aereo dell'ambizione”.
“Voi certo mi scuserete, forse mi attacco a delle inezie” commenta la situazione Аleksej Nival'nyj, consigliere del governatore della regione di Kirov “ma ho una domanda da fare a quelli che si intendono di piloti e aerei. Si può prendere e guidare l' “aereo delle ambizione”?
Si é seduto e ha volato? Una persona estranea si trova in cabina. E si suppone che il signor V.V. Putin non abbia certificati-autorizzazioni-licenze.
Мi ha scritto una persona che semplicemente vuole incaricare la procura russa di un'inchiesta sull'incidente. E' il ragionevole desiderio di un cittadino consapevole. E per ora lasciamo da parte la questione del perché un aereo B-200 sia sottratto al lavoro e usato come attrazione al Parco Gorkij.
E allo stesso modo, immaginatevi quanta gente è stata impegnata per l'organizzazione della visita, il controllo della tecnologia e l'assistenza alla protezione? I volontari che collaborano per spegnere gli incendi, che non riescono ad ottenere dal Ministero per le situazioni di emergenza e dalle amministrazioni locali una chiara organizzazione, un secchio e badile, possono sempre invidiare il Volontario Capo a cui hanno dato un aereo. Speriamo che Putin non si appassioni di chirurgia e non inizi un giorno, sotto i flash delle macchine fotografiche, a operare al cuore come “secondo chirurgo”.
L'altro scandalo della settimana è stata la notizia di una certa partecipazione dei giovanissimi di Russia Unita allo spegnimento degli incendi, che era illustrata da una fotografia del 2008 che aveva un fumo maldestramente ritoccato con Photoshop.
I membri della gioventù filo-governativa, offesi, hanno deciso di dimostrare che quando la Patria é in difficoltà non organizzano solo stupide provocazioni contro i rappresentanti dell'opposizione, ma ma in realtà spengono anche gli incendi. Come risultato si é avuto uno scandalo ancora maggiore.
“Il senatore Gattarov si è molto risentito con i bloggers per il fatto che hanno rivelato l'affaire delle fotografie degli incendi” scrive il blogger piligrim-67. “L'8 agosto ha preso il suo migliore amico Burmatov ed é andato nella regione di Rjazan a far vedere come bisogna spegnere gli incendi”.
Ma Gattarov e Burmatov non si sono dati il compito di spegnere gli incendi. Sono andati nel boschetto più vicino. Hanno fatto qualche foto. Perché risultasse verosimile hanno appiccato il fuoco ad un paio d'alberi e, fotografandosi, hanno spento le fiamme. Dopo di che sono andati a Mosca e hanno riportato tutto all'amministrazione...
Ecco il posto in cui secondo Burmatov hanno spento il fuoco nel bosco. Ed ecco lo stesso posto nelle carte di Google. Prestate attenzione al fatto che lì stanno asfaltando una strada e c'è un uscita sul lago.
Ecco la carta degli incendi nella regione di Rjazan dell'8 agosto. Nel posto in cui si trovavano Burmatov e Gattarov non c'erano incendi!! Inoltre, l'incendio più vicino distava almeno 10 km.
Si potrebbe in teoria ipotizzare che li avessero mandati a spegnere ciò che aveva finito di bruciare.
Ma le foto disposte dicono che non c'era. Lo dimostrano le scarpe pulite.
Il fogliame verde, l'erba asciutta, l'uscita al lago indicata. Gli abiti puliti. Le ragazze in maglietta bianca. Chi almeno una volta ha avuto a che fare con la torba secca sa che la sua polvere si sparpaglia ovunque e molto velocemente. Tutti hanno le mani completamente pulite! E l'erba é verde! E il sole splende.
Oso affermare che a questo albero é stato appiccato il fuoco per la foto. Lo dimostrano le foglie non bruciate e l'erba attorno al fuoco. Inoltre si vede perfettamente che sui tronchi dei pini a sinistra non ci sono tracce di fuoco. E non ci sono nemmeno sulla betulla che si trova dietro la fonte del fuoco.
Fate attenzione ad un dettaglio. Burmatov dichiara continuamente che hanno spento le torbiere. In questa foto si vede perfettamente che il suolo é sabbioso.
E perché affermare che il fuoco é divampato dalla torba? Anche questo non é chiaro. Appena sopra il fuoco ci sono dei rami sui quali non sono bruciati nemmeno gli aghi. E questo a mio avviso dimostra che la foto é stata fatta subito dopo l'accensione. Gli aghi semplicemente non hanno fatto in tempo a bruciare...
Le scarpe si fondono e l'eroe é in scarpe da tennis con la suola sottile. Le scarpe si fondono, e il fotografo si intrufola fino al focolaio dell'incendio per fotografare il senatore.
E sotto la gamba dell'eroe c'è un cilindro di erba e rami che sono stati ammassati prima. La verità é che quando si spegne un incendio non vengono ammassati così. E invece quando il fuoco lo appiccano, li ammassano perché non ci sia fuoco a terra. Se si osserva attentamente la fotografia, nel fuoco si vedono dei trucioli. E, certo!, gli alberi verdi. E l'autostrada in secondo piano.
E infine. L'eroe ha vinto l'incendio! Guardiamo attentamente la pala. Vediamo su di essa aghi secchi che si sono attaccati mentre scavavano. Poi guardiamo i vestiti dell'eroe, sono puliti come quelli di una monaca vergine".
Al tempo stesso da Mosca sono realmente inviati per gli incendi dei volontari,che tornano poi con la puzza da bruciato e capaci di scrivere qualcosa sullo spegnimento dell'incendio solo il giorno dopo:
"Come da annuncio di Livejournal per l'invio di volontari sono andato alla periferia di Mosca. L'autobus ci aspettava nel quartiere della metropolitana “Belorusskaja”, ha raccolto 25 persone, delle quali inaspettatamente la metà é risultata parte del movimento “Nashi”, cosa che mi ha rovinato parecchio l'umore e, come poi é risultato chiaro, non solo a me.
Ma ho lasciato da parte i pregiudizi e ho concluso che si può spegnere gli incendi anche con un grizlov -petrik , se solo essi esprimono questo desiderio, e se i Nashi in un qualche momento hanno deciso di occuparsi di qualcosa di utile, questo non si può che approvare. É sempre meglio che esercitarsi con Photoshop. Quindi per strada ho deciso di non dar vita a scontro ideologiche, non avevo affatto voglia di litigare alla vigilia di un lavoro impegnativo assieme. Per curiosità mi sono seduto accanto in loro compagnia e ho ascoltato in silenzio la loro conversazione.
Ci hanno portati nel villaggio di Luchovica (a 130 km da Mosca). Già sulla via d'accesso alla cittadina si vedevano dall'autobus aree di fuoco aperto nel bosco. Ci ha accolto il sindaco alla periferia, dove il bosco era arrivato vicinissimo alle ultime case.
Inoltre ad una distanza di una ventina di metri dalle case il bosco era già bruciato: terra nera morta, i fusti anneriti nella parte bassa degli alberi. Qualche giorno erano riusciti a fermare il fuoco per miracolo mentre era già arrivato alle case. Ancora un po' e il villaggio sarebbe bruciato.
I focolai dell'incendio erano da qualche parte nei dintorni, sopra la nostra testa continuava a volare l'elicottero antincendio con “un secchio” e gettava l'acqua nel bosco oltre di noi. Ma non ci hanno permesso di arrivare dal fuoco, lì lavoravano i pompieri, ci hanno distribuito le pale e le accette e ci hanno affidato il compito di abbattere la fascia rimasta di sottobosco che passava tra la parte bruciata del bosco e le case vicine.
Il lavoro non è stato dei più facili, scavare e abbattere col caldo, e poi caricare montagne di pezzi di cespugli e alberi sui camion: i vestiti si sono immediatamente sporcati e bagnati da parte a parte, il sudore scendeva sugli occhi, molti avevano le mani graffiate dai rami.
Ma abbiamo lavorato bene, e verso la metà del giorno al posto della boscaglia dei cespugli attorno già c'era dello spazio completamente libero: alcuni kamaz partivano pieni zeppi di rami.
Finalmente alle otto di sera siamo saliti sull'autobus e siamo tornati a Mosca, stanchi ma con l'umore sollevato perché avevamo fatto qualcosa di utile.
Subito prima della partenza ho parlato con uno dei volontari, un uomo già in età avanzata e una parola dopo l'altra siamo finiti a parlare dei Naši. Con una certa cautela mi ha chiesto “E Lei pensa che se non ci fosse stata la televisione e così via, sarebbero venuti?” (Il fatto é che da Mosca una macchina di Pervyj kanal e una di Russia Today seguivano il nostro bus e i cameraman avevano filmato il momento in cui uscivamo dall'autobus e ci accingevamo al lavoro).
Il mio viso aveva un'espressione scettica.
“Eccola, la prima generazione postsovietica, la prima generazione che non sa cosa sono le cinghiate, sognavate tanto di vederla..” ha concluso tristemente il mio interlocutore”.
Sergej Petrunin 13.08.2010
Traduzione di Valentina Barbieri
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