Alcune considerazione sul voto presidenziale ucraino – Massimiliano Di Pasquale

“La maggioranza degli ucraini vuole un paese libero e democratico, Yanukovich che rappresenta circoli criminali non vincerà”, questo il commento a caldo di Yulia Tymoshenko ieri sera in conferenza stampa, dopo che i primi exit poll davano l’attuale premier al 27% dei consensi.

Un risultato, quello della ex pasionaria arancione, che seppure in parte ridimensionato dallo spoglio definitivo (la percentuale si attesta al 25%), si rivela ben superiore alle aspettative della vigilia smentendo i tanti commentatori che avevano ipotizzato una vittoria del candidato filorusso già al primo turno.

L’uomo del Donbass, forte di un consenso intorno al 35%, dovrà vedersela di nuovo tra 3 settimane, il 7 febbraio, con un’avversaria agguerrita e determinata che conta di recuperare l’elettorato di Tygypko (13%), ex banchiere, vero vincitore di queste elezioni, di Yatseniuk (7%) e dell’ex-presidente Yushchenko (6%) per insediarsi nel palazzo presidenziale.

Se questo è il quadro di estrema sintesi che emerge dal voto di ieri, tante sono le riflessioni che la prima tornata elettorale ucraina suggerisce.

Una prima considerazione che è opportuno fare, perché pone l’Italia in netta controtendenza rispetto ad altri paesi europei, riguarda ancora una volta lo scarso interesse dimostrato dai nostri media per questo fondamentale appuntamento politico internazionale.

Le vicende ucraine, nonostante l’eco della Rivoluzione arancione di cinque anni or sono e i rapporti che l’Italia intrattiene con l’ex repubblica sovietica, non foss’altro per i flussi migratori da questo paese verso il nostro, rimangono, nel migliore dei casi, ai margini dei palinsesti di tivù e giornali.

Emblematica la posizione della RAI che, sposando la tesi di una vittoria quasi certa di Yanukovych, ha rivolto una breve intervista al candidato filorusso in cui l’oggetto principale riguardava le forniture di gas all’Europa.

Yanukovych ha assicurato al pubblico italiano che, con la sua elezione a presidente dell’Ucraina, l’Europa potrà dormire sonni caldi e tranquilli.

Parlare di endorsement per il candidato del Cremlino è forse eccessivo.

Certo è che la rilevanza dell’Ucraina sullo scacchiere geopolitico euro-asiatico avrebbe richiesto, specie in ottica di servizio pubblico, un approccio più approfondito, viste le notevoli implicazioni politiche, economiche e strategiche di questo voto.

Sul fronte della carta stampata le cose sono andate un po’ meglio anche se imprecisioni, omissioni e necessarie semplificazioni hanno fornito uno spaccato a tratti fuorviante. Chiedersi perché il grande sconfitto della rivoluzione arancione, l’uomo che è ricorso ai brogli elettorali nel 2004, provocando l’indignazione della società civile scesa a protestare sulla Maidan, sia tornato in auge è domanda legittima, seppure di non facile risposta.

Scrivere che i brogli elettorali non furono mai provati, quasi si volesse riabilitare uno Yanukovych che oggi, grazie a uno staff di spin doctors americani che ha curato la sua campagna elettorale, appare più presentabile che in passato, significa altresì affermare il falso. Andrew Wilson, tra i massimi esperti mondiali di politica e società ucraina, in un bel libro intitolato Orange Revolution, spiega con dovizia di particolari e richiami puntuali l’entità e le modalità attraverso cui avvenne la frode.

Se i nostri cronisti avessero l’opportunità di documentarsi meglio forse non incorrerebbero in errori così grossolani.

Il tema delle irregolarità elettorali è stato peraltro sollevato anche ieri.

Nonostante l’Ucraina abbia raggiunto standard democratici impensabili in altre ex repubbliche sovietiche, Baltici a parte, la denuncia del Tymoshenko Bloc di brogli ad opera del Partito delle Regioni sembra avere qualche fondamento visto che anche osservatori polacchi hanno sottolineato irregolarità in alcuni collegi. L’impressione è che si tratti di fenomeni circoscritti e quantitativamente non rilevanti. Comunque sia, sarà bene vigilare visto che tra 3 settimane la posta in palio è l’effettiva elezione del Presidente.

Con il voto di ieri si conclude l’era Yushchenko e la stagione arancione, densa di speranze e promesse, in gran parte disattese.

Il conflitto personale tra i due ex leader arancioni è una, seppure non l’unica, chiave di lettura del parziale fallimento a livello politico di quella stagione.

Nonostante l’implementazione di alcune riforme economiche, l’ingresso nel WTO e l’incremento degli standard democratici, più doveva essere fatto per avviare nel paese un percorso di avvicinamento all’Europa in vista di una futura annessione alla UE .

Conditio sine qua non per uscire dall’impasse politico-istituzionale che ha minato l’efficacia dell’azione di governo sin da subito sarebbe stata una riforma costituzionale che chiarisse senza ambiguità il ruolo del parlamento e quello del Presidente.

Una riforma cui Yushchenko ha lavorato e in cui ha creduto ma che ha trovato orecchie sorde sia in Tymoshenko sia in Yanukovych.

Se il 6% di Yushchenko testimonia un clamoroso calo di popolarità dell’ex Presidente imputabile sia ad errori strategici, sia a ritardi nell’agire, sia ad ambiguità di fondo mai chiarite, la sua uscita di scena già al primo turno è anche il frutto di una politica intransigente nei confronti della Russia e del fermo appoggio a Saakashvili nei giorni dell’aggressione russa alla Georgia nell’agosto del 2008.

Il silenzio assordante e imbarazzante di Tymoshenko in quell’occasione ha altresì favorito un riavvicinamento tra la premier ucraina e il Cremlino.

Ed è proprio l’atteggiamento più conciliante con Mosca a far sì che oggi Tymoshenko ottenga buoni risultati in alcune aree russofile del Paese e possa legittimamente pensare di vincere la partita finale.

Un’eventuale vittoria di Tymoshenko, a questo punto probabile quanto quella del suo storico rivale Viktor Yanukovych, non sarebbe più vista dagli uomini del Cremlino come una tragedia.

Anche Bruxelles, che tifa timidamente per lady gas, può tirare un sospiro di sollievo. L’elezione di Tymoshenko, che non ha alcuna intenzione nell’immediato futuro di chiedere l’annessione del suo paese alla NATO, allontana lo spettro di futuri scontri tra la UE e l’orso russo.

Massimiliano Di Pasquale

Luogo

Kiev
Ukraine