BILANCIO SETTIMANALE. IL SOTTOMARINO È AFFONDATO, IL PAESE È BRUCIATO.
Questa settimana è stato il decimo anniversario della tragedia del sottomarino Kursk, una delle prime catastrofi d’agosto dell’epoca del governo Putin. Catastrofe che ha ben dimostrato al presidente il livello di degrado dell’apparato statale. Gli ufficiali di alto grado hanno mentito non solo al popolo (cosa che Putin riteneva e ritiene assolutamente normale e naturale), ma hanno ritenuto possibile mentire persino al comandante in capo. Quando il presidente ha chiesto loro se si dovesse accettare l’aiuto straniero, i grandi ammiragli hanno conferito per qualche ora, ma non sulla necessità di accettare questo aiuto, bensì su quale risposta avrebbe soddisfatto di più Putin. Per alcuni mesi hanno poi raccontato ai giornalisti storielle sul fatto che il colpevole del disastro del sottomarino fosse un leggendario sottomarino della NATO, non si sa se britannico o americano. Il presidente Putin aveva però paura di punire in modo appropriato queste pluridecorate canaglie. Pensava che rinviarli in giudizio avrebbe messo in dubbio i principi di quel sistema di potere che aveva intenzione di costruire, nell’ambito del quale nessun superiore non può che essere nel giusto. Ammettendo i suoi errori e i suoi delitti, il potere mina i propri principi.
La tragedia del Kursk è diventata senza dubbio uno degli avvenimenti che hanno spinto il presidente verso una definitiva riforma politica. Si è convinto che la causa della sua perdita di controllo consiste nel fatto che i dirigenti locali si sono presi troppe libertà negli spavaldi anni ’90. Ovviamente Putin ha deciso di reagire raccattando efficienti e affidabili manager (prevalentemente dell’ordine dei cavalieri degli ex collaboratori del KGB) e dando loro ruoli chiave della burocrazia statale. Si doveva porre fine alla viziosa prassi: ingenui russi privi di esperienza manipolati da cinici pubblicitari eleggevano ladri e truffatori come governatori. Saranno bravi ragazzi, se scelti dal presidente in persona!
Sono trascorsi dieci anni. Il sogno di Putin, ormai diventato leader nazionale, si è realizzato. Il parlamento, la Duma, il Consiglio della Federazione russa da molto tempo non fungono più da sedi di dibattito, non sono più spine nel fianco di Putin: votano per ciò che vuole. Più volte Putin stesso ha nominato questi governatori e ha prolungato loro l’incarico. E non è stato utile. Nasce un problema, scoppiano gli incendi, e subito è tutto chiaro: l’efficienza della linea di comando è pari allo zero. I dirigenti locali mentono bene quanto gli ammiragli. Il governatore dell’Oblast' di Nižnij Novgorod ha annunciato con vigore che nel territorio subordinato vige l’ordine e non c’è nessun bisogno di aiuto. In realtà sono andate bruciate alcune aree popolose; si tratta di inezie, quando in gioco c’è la rinomina del signor Šancev per il secondo mandato. I politici sono furbi, ma se si salvaguardassero le elezioni i governatori non si prenderebbero il rischio di mentire così sfacciatamente al loro superiore. Ma adesso è più facile: se la spiegazione è quella giusta, si diventa il favorito di Putin.
Dieci anni fa, lasciatosi convincere dalle fandonie dei comandanti, Putin ha assegnato all’esercito il suo uomo più affidabile e vicino: Sergej Ivanov. È stato chiaro che persino l’amico è in grado di mentire sfacciatamente se è nell’interesse del suo dipartimento. E quando dopo la morte di Gandhi Putin ha voluto sdrammatizzare dicendo che non gli era rimasto nessuno con cui poter chiacchierare, non stava solo scherzando.
In dieci anni è stata completamente accertata la specifica qualità della linea di Putin: annichilisce automaticamente la gente un pochino onesta. Ci prendiamo sì solo i mascalzoni, ma non è che il leader nazionale ha voluto introdurre la selezione artificiale. In sostanza la linea di comando, sulla quale il popolo non ha nessuna influenza, di fatto consegna tutto questo potere nelle mani dei funzionari. E persino il leader della nazione, un uomo che dovrebbe avere autorità assoluta, all’improvviso si sente servo; non del popolo ovviamente, ma della burocrazia. Servo dei burocrati che affollano i piani della piramide del potere costruita proprio da lui. Capisce che sono così presi dai proprio interessi da non avere nemmeno lo spirito di autoconservazione della loro coscienza collettiva.
Non cambieranno fino al momento in cui gente portata alla disperazione non giungerà alle loro ville armata di bastoni. Ma non li può sostituire: è più probabile che saranno loro a sostituire lui. La decisione di porre webcam sui luoghi dove devono essere costruite lecase per le vittime degli incendi rimaste senza dimora è diventata la logica conclusione dell’instaurazione del sistema di potere di Putin. Putin non crede più a nessuno. Assolutamente a nessuno. Il bilancio di questi dieci anni è impressionante.
Cosa ne è stato del sottomarino? È affondato. E del paese? È bruciato.
Aleksandr Goltz
13 agosto 2010
Luogo
- Login per inviare commenti
