COMUNICATO ANNAVIVA SUI FATTI IN KIRGISTAN

A seguito delle notizie provenienti da Bishkek (capitale del Kirgistan), l’Associazione ANNAVIVA invita ad una seria riflessione.

Coerentemente con i suoi principi, condanna fermamente ogni forma di violenza ed esprime completa disapprovazione nei confronti dell’opposizione Kirgiza, rea di avere scatenato una sanguinosa guerriglia intestina al Paese che ad oggi ha provocato la morte di una settantina di civili.

Inoltre, ritiene doveroso constatare che i fatti di Kirgistan non sono che l’ennesimo esempio di come la comunità internazionale si stia colpevolmente disinteressando del mondo ex-sovietico: protagonista tra il 2003 e il 2006 di rivoluzioni “colorate”, pacifiche e nonviolente volte ad abbattere regimi dittatoriali filo russi ereditati dall’URSS, oggi è letteralmente abbandonato a sé stesso e lasciato in preda alle mire geopolitiche del rinato imperialismo del Cremlino, vero e proprio regista dell’azione dell’opposizione a Bishkek. Non a caso la neo insediata premier Roza Otunbaeva – guida della rivolta contro il presidente Kurmanbek Bakiev, al potere dal 2005 grazie alla “rivoluzione dei tulipani” – ha mantenuto uno stretto contatto telefonico con il suo collega russo Vladimir Putin, informandolo costantemente circa lo sviluppo della situazione.

Stando alle cronache più recenti, la situazione nel paese è molto tesa: a Bishkek sui sono verificati veri e propri atti di teppismo e sciacallaggio a danni di negozi e centri commerciali letteralmente saccheggiati e distrutti. Autori sarebbero giovani di 20/30 anni provenienti dalla provincia della capitale. Anche il Parlamento, la sede del governo ed il museo di arti figurative sarebbero stati assaltati. Gli abitanti sono rimasti a Bishkek, fermamente intenzionati a difendere una città che sembra un enorme campo di battaglia. Il governo provvisorio ha iniziato già ad operare: assunto il controllo delle forze militari, ha annunciato che non consentirà ulteriori disordini, instaurando un clima di terrore.
Alcune fonti informano che il presidente spodestato Bakiev si trova a sud del paese nel distretto di Gialalabadsk, dove sembra che stia raccogliendo i propri sostenitori. Si temono nuovi scontri.

Del resto, simili segnali attestanti la rinvigorita aggressività della Russia di Putin/Medvedev si sono verificati già da tempo. L’aggressione militare alla Georgia nell’agosto del 2008; la “guerra del latte” con la Bielorussia nell’autunno successivo e quella del gas con l’Ucraina – oggi più vicina a Mosca che a Bruxelles dopo la vittoria di Viktor Janukovych alle ultime elezioni presidenziali – negli inverni 2007 e 2008 sono tutti fatti che ANNAVIVA ha segnalato e condannato con fermezza e coerenza, altresì purtroppo colpevolmente ignorati dal Mondo occidentale.

In primis, dagli Stati Uniti d’America, che in nome di una presunta ed incerta distensione col Cremlino da tempo oramai hanno rinunciato a fornire il fondamentale appoggio politico alle richieste di giustizia, democrazia ed indipendenza dalla Federazione Russa ancora vive e forti nelle repubbliche ex-sovietiche: una posizione pericolosa e di cortissimo respiro che anziché rendere “il mondo più sicuro” consente la restaurazione di regimi dittatoriali contraddistinti unicamente dal sistematico uso della violenza e dal mancato rispetto dei diritti e delle libertà del cittadino.

In secondo luogo, dall’Unione Europea, soggetto politico che non può restare indifferente non solo perché l’area in questione confina con il suo territorio, ma anche perché malgrado la sete di gas – che ne condiziona i rapporti con Mosca – non può accantonare la battaglia affinché ovunque nel Mondo siano tutelati e rispettati democrazia e diritti umani: principi su cui essa è stata ideata e fondata.

Alla luce di tutto ciò, l’associazione ANNAVIVA richiede un urgente intervento della comunità internazionale, auspicando che esso avvenga nella maniera più seria ed equilibrata possibile, ovvero con l’invio di caschi blu e non di truppe da Mosca . Le quali – come del resto già dimostrato nel 2008 in Georgia –in Kirgistan garantirebbero unicamente i propri interessi geopolitici, astenendosi dall’operare per una pacifica risoluzione della crisi.

L’Associazione ANNAVIVA