GLI UTILI IDIOTI
Durante gli ultimi due anni la famosissima associazione per la difesa dei diritti dell’uomo Amnesty International ha sempre difeso i diritti di Moazzam Begg, prigioniero a Guantanamo. Quando la collaboratrice di AI, Gita Sahgal, ha pubblicamente ricordato che Begg è considerato un membro di Al Qaeda e un musulmano estremamente radicale, è stata licenziata il giorno seguente, mentre il capo di AI Claudio Cordone ha dichiarato che “la jihad è un mezzo di difesa e non va contro ai diritti dell’uomo”.
Ricordo che Bin Laden ha dichiarato guerra agli USA proprio invocando la jihad difensiva.
Qualche anno fa il Dipartimento di giustizia americano pubblicò nel suo sito una traduzione del manuale d’istruzioni Manchester Manual redatto da Al Qaeda, nel quale sono descritti gli obiettivi e le strategie della jihad. Il suo scopo è il rovesciamento dei regimi “senza dio” e la loro trasformazione in regimi islamici. E nelle raccomandazioni c’è scritto cosa fare in caso di prigionia: “I fratelli devono ottenere davanti a un giudice di sottoporli a tortura”.
Vorrei attirare l’attenzione dei lettori sul fatto che l’utilizzo di giornalisti e difensori dei diritti dell’uomo è una tattica standard dei terroristi internazionali. Raccontare bugie evidenti agli “utili idioti” tra gli infedeli è previsto nei loro manuali e fa parte delle istruzioni.
Appena ricevuta la conferma che sua figlia Marjam Sharipova si era fatta saltare nella metropolitana di Mosca, il padre di Marjam, Rasul Magomedov, insegnante e originario del villaggio Balakhani nella regione di Uncukulk, si è rivolto ai mezzi di informazione.
Ha raccontato delle “oppressioni dei musulmani” e delle torture terribili alle quali i suoi figli erano sottoposti senza motivo. Ha raccontato di quanto soffrisse la figlia vedendo i tormenti dei fratelli. Magomedov ha raccontato a diversi giornalisti cose diverse sulla figlia: a uno ha detto che quando la chamarono per un interrogatorio al Ministero dell’interno, per sapere se fosse sposata con Magomedali Vagabov, leader dei guerriglieri di Gubden, alla sua domanda, se fosse vero o meno, lei rispose che non era vero. E a un altro Magomedov ha detto che quando nel villaggio cominciarono a girare voci, non chiese nemmeno una simile sciocchezza a sua figlia.
Nasce una domanda: perché il padre della kamikaze si fa tanta pubblicità sulla stampa?
Rasul Magomedov è un Moazzam Begg russo e la conferma di questo sono in modo esemplare i rapporti con queste realtà, come i racconti dei propagandisti nord-coreani sulla vita fantastica nel paese Juche.
Rasul Magomedov ha due figli. Il primo, Anvar, ha combattuto in Cecenia con Gazimagomedov Gimrinskij (vakhabita, deputato e agente del Servizio Federale di Sicurezza), nel 2004 scappò in Siria, nel 2005 tornò e insieme allo stesso Gazimagomedov si mise a rapire gente – questa era l’attività principale dei vakhabiti nella regione di Uncukulk. Là c’è stato qualche rapimento famoso, da Arjan Erkel al parente del sindaco di Bujnaksk. Ciò nonostante, grazie all’amnistia, sulla quale in molti hanno addotto osservazioni, tra cui anche io, Anvar uscì dai boschi, grazie anche a Gazimagomedov, arrivò a Mosca e, non è da escludere, accompagnò la sorella alla metropolitana.
Il secondo, Iljas, era accerchiato, chiamò il padre, disse che voleva arrendersi, era rimasto dentro per un poco e, una volta fuori, seguendo gli ordini di suo cognato Vagabov rapinò un furgone blindato, prendendo 4 milioni di rubli. Prima la figlia era sposata col Dottor Mohammed – guerrigliero giordano, arrivato nel Caucaso per condurre la jihad contro gli infedeli, e quando lo uccisero passò in eredità a Vagabov.
Magomedali Vagabov, originario del villaggio di Gubden, ha tre mogli: la prima, con figli, vive con i genitori vicino a Gubden, a Gurbuki, la seconda si chiama Ajna, la terza era Marjam Sharipova: la sposò, sembra, per fare di lei una kamikaze, cosa che tra i guerriglieri è considerato un atto di coraggio.
Rasul Magomedov ha una casa grande e ricca. La sua famiglia vive bene prima di tutto grazie all’agricoltura (la regione di Uncukulk è meglio del Daghestan per la coltivazione di albicocche) e poi grazie anche al genero che ha potuto aiutare (i guerriglieri oggi guadagnano bene, nel “libro paga” del marito di un’altra kamikaze, Umalat Magomedov, risultano entrate provenienti da funzionari del Daghestan per una somma di 500 mila euro); infine soldi di budget : la figlia lavorava nella scuola del villaggio in sinecura.
Il genero di Mogamedov, Magomedali Vagabov, che, a proposito, è molto vicino a uno degli ex pretendenti per il posto di presidente del Daghestan, non uccide solo poliziotti. Nel villaggio di Gubden sono stati uccisi due cittadini pacifici, Ibragimov e Ismailov, i quali erano contro in vakhabismo; sono stati uccisi anche l’imam della moschea e nel cimitero sono state fatte saltare in aria Elena Triftonidi con la figlia e la sorella.
Elena Triftonidi, vedova di un milionario assassinato, greca, che aveva abbracciato l’islam e che aveva fatto il pellegrinaggio alla Mecca, era apparsa in televisione dicendo che l’islam non approva gli omicidi. Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che l’omicidio di Elena Triftonidi con la figlia e la sorella non soggiace in nessun modo alla “risposta ai poliziotti che incomprensibilmente ci tormentano.”
Ecco la verità: la famiglia che ha dato Marjam in moglie a Vagabov, i fratelli che rapiscono gente e rapinano furgoni blindati, il padre, che viene chiamato dopo l’esplosione nella metropolitana e a cui viene detto “complimenti”, così si felicitano tra di loro i vakhabiti i cui parenti entrano in paradiso.
E la tanta pubblicità consiste nel fatto che Rasul Magomedov racconta agli stupidi infedeli di come i suoi figli erano torturati dalle bestie e dai torturatori per nessun motivo, e le sue parole vengono prese da molti come verità rivelata. “Il padre della kamikaze smentisce la versione delle indagini”, urlano i titoli dei telegiornali. “Immaginate che questo fosse nostro fratello, figlio, marito che per otto mesi è stato picchiato e messo alla gogna per poi essere riconosciuto innocente”, scrive Maja Kucerskaja su Vedomosti.
Non invito affatto a vietare di riportare le dichiarazioni dei Moazzam Begg russi. Al contrario. Invito a pubblicarle quanto più diffusamente possibile. E in tutte le varianti: di modo che accanto ci fossero state anche le parole di Magomedov padre, che dice che non riuscivano a mettersi in contatto con il figlio Anvar e le parole della madre, che dichiara che si sono sentiti e che il figlio Anvar ha detto: “Oh, che sorella ho perso!”
E non è affatto indispensabile per questo chiamare i figli di Magomedov banditi, anche nonostante i sequestri e i furti ai furgoni blindati. Perché non rapivano le persone così, senza niente, ma dopo aver ricevuto una fatwa, per una causa nobile della lotta. E non sarebbe male metterci accanto una citazione dalle prediche di Ibn Useimin con la prima pagina di Kavkaz-centr, dove si dice che “è lecito uccidere donne e bambini, poiché questo affligge il cuore dei nemici”.
Ora, io ho una domanda, diciamo per Maja Kucerskaja, che scrive su Djanet Abdullaeva: “è scappata di casa a sedici anni per il suo innamorato, guerrigliero famoso, con il quale si era conosciuta per la prima volta in internet… Con la morte dell’uomo, al quale essere accanto era il senso della sua esistenza, la vita per lei era finita. Cosa le rimaneva? Solo una cosa: raggiungerlo in cielo”.
Maja, lei è mai entrata nei siti in cui Djanet faceva le conoscenze?
Allora le mostro qualche breve titolo da guraba.net. “Gli Ahl-al-Sunna non hanno più rapporti con le attività del Comitato islamico”, “Shirk e preghiera per i giusti morti”, “Elegia dedicata a Said Abu Saad” (cioè Said Burjatskij), “Battaglia di Uhud e jihad oggi”. Ed eccone altri dalla sezione “scienze”: “L’autore della teoria dell’origine della vita è ricorso a espedienti contraddittori”, “Cancellazione delle fatture con l’aiuto delle foglie di cedro”, “Guarire con l’esorcismo” e “I danni dei vaccini”.
Non ha capito perché su tutta la rete mondiale la ragazza ha trovato proprio i siti che nel XXI secolo propongono guarigioni con esorcismi e che “smascherano” gli avversari di Said Burjatskij?
Maja, anche lei condivide i punti di vista dei militanti salafiti? Anche lei considera che la democrazia equivalga al paganesimo e che dovrebbe governare il pio califfo? Che gli infedeli e tutti coloro che siano equiparabili a loro debbano essere uccisi? Che sia permesso uccidere in particolare i bambini e le donne “poiché questo affligge il cuore dei nemici”? Che Magomedali Vagabov che fa esplodere Elena Triftonidi con la figlia al cimitero e si sposa con Marjam Sharipova per mandarla poi nella metropolitana a farsi esplodere, sia un eroe dei nostri tempi? Che sia un impavido partigiano contro il regime sanguinario di Putin?
No? Lei semplicemente non conosce questi punti di vista?
Allora in che cosa è diversa dagli “utili idioti”, secondo la terminologia di Lenin, come Henry Troyat o Luis Aragon, che pensavano che nell’URSS non esisteva la fame e che la povera e pacifica URSS era attaccata dagli imperialisti di tutto il mondo?
JULIJA LATYNINA. 14 APRILE 2010
Traduzione di Roberto Fiacchi
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