Il ponte del diavolo.Sono passati sette anni da quando non c’è più Jurij Šekočikhin.

Dal diario personale. 5 luglio 2003. Sabato.

Funerale di Yuri Schekochihin nel cimitero reso umido dalle lunghe piogge di Peredelkino, ingranditasi fino al punto da non essere più riconoscibile da quella notte d’aprile del ’61 ormai dello scorso secolo, quando dopo il primo seminario panrusso di giovani critici siamo andati lì alla tomba di Boris Pasternak. Non era ancora trascorso un anno dal suo funerale. Non c’era ancora il monumento. Solo una croce e tre pini sopra la fossa. Tra i partecipanti al seminario erano presenti Anninskij, Zolotusskij, Burtin, Rostovceva. Chi è venuto con noi allora, l’ultima notte, alla fossa caduta in disgrazia, non ricordo. Ma qualcuno c’era di sicuro. Ritornando, abbiamo percorso la deserta autostrada illuminata dalla luce lunare e abbiamo canticchiato piano la poesia di Lermontov: «Solitario io esco sulla strada; splende tra la foschia la via sassosa…»

Non conoscevo Jurij prima della sua partenza dal nido del giornale Moskovskij komsomolez. Però me lo ricordo ancora bene alla Komsomolskaya Pravda, ai tempi in cui si scriveva la Alij Parus, la pagina per gli giovani: ne è stato il secondo capitano. Assolutamente giovane, franco e per questo molto sensibile. Ha portato nel suo genotipo e nel suo talento una copia precisa del nuovo eroe della novella Alije Parusa: il “ragazzo della porta accanto”, fino alle profondità segrete dell’animo penetrate dallo spirito di contraddizione, di opposizione all’ipocrisia sociale. Mi ricordo della Lovuška-46, rost II al Teatro infantile centrale, il suo sorriso triste e fiducioso quando dava a noi e a Tanja gli inviti alla prima: sarebbe stato un trionfo o un fiasco? Fu un trionfo.

Poi i teenager della Lovuška sono cresciuti e diventati politici, autorità criminali e pure poeti amministratori di banche. E lo stesso Jura si è ritrovato tra i deputati della Duma. Il pericoloso affare di cui si occupava nella Duma di Stato si chiama sicurezza. Sicurezza del paese, dell’uomo, dei suoi diritti e della sua vita. Svetlana Sorokina l’ha definito Basic Instinct. Ma non è un istinto, e neppure fondamentale. La consapevole scelta, la coscienza e il coraggio tutti insieme, come si direbbe nel momento in cui in suo onore si assalissero i vertici, in senso figurato e letterale. Nel nostro periodo di mercato pubblicitario si dice: «In un unico pezzo». Oggi costa caro. Il prezzo è la vita.

È come muoversi lungo un ponte maledetto. Ma non quello leggendario del passaggio di Suvorov attraverso le Alpi. Un altro. Quello sulla strada della Ciukotka, che una volta ho attraversato in compagnia di un temerario autista da Egvekinot a Iul’tin: da un parte c’è un baratro, dall’altra c’è un baratro. E in mezzo una stretta strisciolina di scivolosa strada coperta di ghiaccio, sulla quale due auto non passano. Un passo falso,e…

Становится традиционным сбор,
Но не в банкетных — в ритуальных залах.
Кого еще рулетка заказала,
Судьбы и смерти тайный приговор,

Кого из нас на очередь поставит
В плацкартном упокоиться гробу
С церковной белой ленточкой на лбу?
И слушать, как тебя посмертно славят

Друзья и сослуживцы. И молчать,
Не находя, что им теперь ответить.
И кто второй, а следом, кто и третий,
Откуда нам, непосвященным, знать?

После дождей над Сетунью взошли
Густые травы. Автомост. Могила
Глотает комья глинистой земли,
Что нас на эту жизнь благословила.

За горстью горсть. За веком новый век.
Людской поток петляющий. И снова
По зову не инстинкта основного,
А совести бесстрашен человек.

Прекрасен, потому что справедлив,
Божественных достоин откровений
На том пути, где скользкие ступени,
Где Чертов мост, а по краям — обрыв.

Kim Smirnov
Traduzione di Cristina Zappala

Luogo

Russia