Il secondo processo a Mikhail Khodorkovsky e Platon Lebedev. Prove.
Le prove che P.L.Lebedev porterà in questi giorni al tribunale distrettuale di Chamovniki ricordano più la lectio magistralis di un esperto finanziario di livello internazionale che la classica testimonianza di un accusato che si presenta in tribunale. Formule economiche, grafici, slides, carte geografiche.
Finezze della teoria e della prassi mondiale del business. Logica ineccepibile, grande cultura dell'esposizione e profonda conoscenza dell'argomento. Tutto questo ricorderebbe Harvard se non ci fossero l' “acquario”, le forze dell'ordine, il giudice e i procuratori che hanno fatto capire a tutti che per loro le nuove conoscenze sono un peso gravoso. E in effetti è un peso: permettetemi di chiedere che cosa farebbero di tutta questa spazzatura giudiziaria se all'improvviso ci fosse un'illuminazione nelle loro teste.
Ma per P.L.Lebedev non si tratta di lezioni per combattere l'analfabetismo dei servitori dello stato: lui e M.B. Chodorkovskij in sette anni di prigione non sono riusciti a capire che non c'è speranza per questi ragazzi. Non perché siano terribilmente limitati, ma perché mancano i paletti morali. Il principio medico del “non far danni” non fa per loro. Se così è stato ordinato, si manda dietro le sbarre a qualsiasi costo: questo è il loro credo. E il piano per la sentenza lo stanno preparando da prima che nascesse il caso. Per questo Lebedev e Chodorkovskij non potranno completare l'attività di conoscenza e illuminazione. Si devono difendere smascherando in maniera convincente questa brodaglia giudiziaria e sabotare la sceneggiatura di governo, procura e giudici. Harvard dovrà portare pazienza e aspettare.
Osservando il dramma in scena a Chamoviki ci si pone involontariamente la domanda “Ma non era possibile che Chodorkovskij e Lebedev scampassero alla persecuzione penale nella Russia di Putin?”. No, non lo è. Che disgrazia il loro ingegno! In Russia per le persone intelligenti è stato così in tutti i tempi: c'è chi va al patibolo, chi è fucilato, chi finisce in catene, chi è caricato su una nave e spedito oltre il mare, chi è scomunicato. La Russia di Putin è fedele alle tradizioni disgraziate. Qui per loro, per le persone intelligenti, non c'è posto, i loro cervelli qui sono in più. E se si può ricavare ancora qualcos'altro da loro lo si fa volentieri, come sempre. Di cacciatori ce ne sono molti. Ma non c'è nulla di cui sorprendersi: tale è il prete, tale è la parrocchia di procura e tribunale.
Mentre Lebedev metteva in luce il suo intelletto a Chamovniki, anche il “Prete” portava le sue prove, ma al giornale «Kommersant». Proprio come per Lebedev, anche in questo caso manca il respiro. Leggendo le confessioni di Putin, infatti, il respiro rallenta sempre più per la miseria delle stravaganze del premier e per la volgarità del discorso. La chiave per spiegare questo fenomeno la si trova nella nota assolutamente inoffensiva, si direbbe, del corrispondente: «Di tanto in tanto la persona con gli occhiali scuri e la maglietta grigia al volante mi sembrava davvero un taxista». Ed è apparso così: lo è nell'essenza, lo capisci da solo che voleva diventare un «taxista».
Non puoi nascondere la tua natura, verrà fuori comunque di tanto in tanto. Se scrivessero che l'intervista è stata fatta non al premier Putin ma al «taxista» Pupkin, nessuno metterebbe in dubbio nemmeno per un attimo che i ragionamenti (e anche il lessico) siano frutto dell'attività cerebrale proprio di un «taxista» e neanche dei più evoluti. Sarebbe un bene che il nostro «taxista» guidasse solo una «Kalina», invece amministra tutta la Russia. Sarebbe più preciso dire non tanto che la amministra, quanto, usando la sua terminologia, che la «dà».
Ad alcuni dà termini, manganellate e quanto di più distruttivo, ad altri flussi di soldi, gas e petrolio dai granai russi. A Chodorkovskij e Lebedev «hanno dato» già per 8 anni e ora Putin finge di non c'entrare con il tentativo di «dare» ancora una volta.
Ma perché fingere, se al solo nome di Chodorkovskij i denti iniziano a tremare e i procuratori si comportano in modo tale al processo che sarebbe ora di mettere al sicuro le icone. Possono tornare lucidi solo con un severo comando: attacca! Non c'è nemmeno bisogno di parlare del comportamento del giudice, è un mero spettatore.
Chodorkovskij e Lebedev hanno avuto la sfortuna di raggiungere il boom economico proprio quando Tolja, Borja, Roma, Tanja e Valja sbolognavano questo «taxista» alla Russia. E con i «taxisti» al governo non ci si aspetta niente di buono.
Ma M.B. Chodorkovskij e P.L. Lebedev non hanno tempo per polemizzare per corrispondenza sulla propria innocenza con un 58enne ignorante che trascina il paese in un coul de sac della storia, non è lo stesso livello intellettuale. A loro basta, giorno per giorno, dimostrare agli altri dimenticati da Dio che i 180 volumi portati al tribunale Chamovnik sono solo un ammasso di fogli inutilizzabili persino nel gabinetto.
E questo lo fanno con una certa facilità, perché si può portare via le proprietà, si può mettere in galera, ma il quoziente intellettivo non lo si ruba con una società di petrolio. É solo un peccato gli imputati Chodorkovskij e Lebedev debbano sprecare i propri talenti lottando contro la bassezza umana. E per la lectio resta solo da applaudire, come hanno fatto i cittadini con un'ovazione, sempre a Chamovniki, ad un altro uomo degno: l'imputato Vladimir Pereverzin.
3 settembre 2010, Аleksej Konduarov
Traduzione di Valentina Barbieri
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