INSEGNANTI POLACCHI ESPULSI DA UNA BIELORUSSIA IN GUERRA CON LE PARABOLE

Halina Zajkowska e Piotr Boroń, insegnanti di lingua e storia polacca presso la scuola pubblica di Brest, hanno dovuto lasciare la Bielorussia a seguito di un divieto di ingresso in questo Paese per i prossimi cinque anni. La motivazione ufficiale: per qualche giorno non hanno soggiornato nel luogo ove si erano registrati.

“Eravamo registrati a Brest, ma presso un’altra via. Ci siamo trasferiti da pochi giorni in un nuovo appartamento” riferisce il professor Boroń. “Al commissariato ci hanno prelevato le impronte digitali, scattato foto e filmato durante gli interrogatori, neanche fossimo dei criminali”, testimonia la Zajkowska.

“I due insegnanti possedevano un permesso per insegnare. Del resto, tutti i docenti sono controllati dalle Autorità” indica Alina Mickiewicz della società Most ( in italiano “ponte”) che gestisce la scuola ove, in corsi separati, studiano 350 ragazzi “che in futuro sognano di proseguire la propria carriera in Polonia o nel resto d’Europa”.

“Le Autorità hanno dimostrato una volta ancora come siano capaci di tutto pur di eliminare ogni traccia della cultura polacca dal Paese” sottolinea Alina Jaroszewicz, presidente della sezione di Brest della Comunità dei Polacchi in Bielorussia (ZPB), non riconosciuta da Minsk. Secondo il suo punto di vista, si tratterebbe di azioni volte ad eliminare i soggetti più attivi della comunità prima del congresso programmato per il prossimo marzo.

Inizialmente, i corsi per la minoranza polacca a Brest erano organizzati dalla Comunità la quale – messa fuori legge dal 2005 – ha dovuto cedere tale incarico alla società Most. Gli insegnanti sono tutti di cittadinanza bielorussa salvo due polacchi: per l’appunto, Halina Zajkowska e Piotr Boroń, assunti rispettivamente nel 2008 e nel 2006.

Le Autorità avevano concesso loro il permesso di soggiorno e l’abilitazione all’insegnamento. Mai alcun problema si era verificato fino a poco tempo fa.

Venerdì 29 gennaio, presso la casa affittata dalla Zajkowska e da Boroń si sono presentati inaspettatamente degli agenti di polizia, che hanno prelevato e portato in commissariato i due insegnanti. Motivo dell’arresto sarebbe il fatto che i due cittadini europei avrebbero soggiornato da qualche giorno presso un indirizzo differente rispetto a quanto dichiarato al Ministero degli Interni al momento del loro arrivo in Bielorussia. In conclusione, le Autorità si sono pronunciate per l’espulsione dei due polacchi, con l’aggiunta del divieto di ingresso nel Paese per i prossimi cinque anni.

Sabato 30 gennaio, Halina Zajkowska e Piotr Boroń erano già in Polonia. A Brest, i genitori dei loro ex-alunni hanno iniziato immediatamente – e spontaneamente – una raccolta firme per richiedere alle Autorità la revoca del decreto.

Qualche chilometro più a nord, un’altra storia assurda che testimonia la reale natura del governo bielorusso. A Grodno, le Autorità locali hanno imposto ad un cittadino la rimozione della sua antenna satellitare, rea di deturpare il panorama urbano. Gli attivisti per la difesa dei diritti umani spiegano che in realtà si tratterebbe di una manovra per limitare il raggio di ricezione della televisione indipendente polacca Biełsat.

Sempre venerdì 29 gennaio, presso il tribunale di Grodno è iniziato il processo alla famiglia Garmaš, proprietaria di una tra le mille parabole installate nella città. Secondo il governo locale, le antenne satellitari sarebbero illegali in quanto lesive dell’armonia dell’architettura della città. Al pari di altri possessori di parabole residenti a Grodno, Brest, Lida e Nowogródek (centri della Bielorussia centro-occidentale), anche la famiglia Garmaš ricevette una lettera di intimazione nella primavera del 2007.

“Quando abbiamo chiesto alle Autorità competenti come avremmo potuto regolarizzare l’installazione della parabola, ci è stato risposto di rimuoverla e basta” racconta Maksim Garmaš.

I Garmaš hanno ignorato le disposizioni delle Autorità. Giovedì 28 gennaio sono stati formalmente accusati di installazione illegale dell’antenna parabolica e di inadempienza a normative scritte del governo. Pena prevista: una multa di 470 dollari.

Garmaš sottolinea come la questione della parabola dimostri il timore di Minsk verso il propagarsi di un’informazione libera ed indipendente. “I media indipendenti sono stati chiusi, internet è bloccato, sono rimaste soltanto la radio e la televisione satellitare”.

“Il vero scopo delle Autorità potrebbe essere la limitazione della ricezione della televisione satellitare Biełsat, finanziata dalla Polonia in quanto unico possibile canale di informazione libero ed indipendente dal regime in lingua bielorussa. Secondo Roman Jurgel della filiale di Grodno del Comitato di Helsinki in Bielorussia (BKH), il caso dei Garmaš si ripeterà in molte altre circostanze fino a quando ogni possibile fonte di ricezione dei canali liberi non sarà del tutto scomparsa dal Paese.

Matteo Cazzulani