L’UE A RUSSIA ED UCRAINA: PROVATE A SUPERARE IL CONFLITTO. MA MOSCA TAGLIA IL GAS A KYIV.
L’Unione Europea ha lanciato un appello affinché Russia ed Ucraina intraprendano ulteriori negoziati per superare il conflitto riguardo le forniture di gas. Kyiv ha sottolineato come Mosca abbia volutamente interrotto il dialogo, e da oggi Gazprom ha interrotto le forniture all’Ucraina.
“La neo-insediata presidenza ceca e la Commissione Europea invitano ambo le parti a continuare il dialogo al fine di raggiungere nel più breve tempo possibile un accordo che scongiuri ripercussioni sulle forniture di gas all’Europa”, così hanno scritto in una nota congiunta i rappresentanti del governo ceco e della Commissione Europea. Nel documento è anche riportata la preoccupazione che “la rottura dei negoziati a causa del contenzioso economico tra Gazprom e Naftohaz possa intaccare la quantità di gas importata in Europa”.
“L’Ucraina è senza gas, ma non lo ruberà all’Europa”, ha garantito il premier ucraino Julija Tymošenko in una conversazione telefonica col presidente della Commissione Europea José Barroso avvenuta il 31 dicembre, il giorno precedente il taglio delle forniture. Questo sebbene la Russia abbia di colpo interrotto le trattative sul prezzo del gas, utilizzato da Putin e Medvedev come arma punitiva nei confronti di un Paese che da anni cerca di smarcarsi dalla dipendenza economica nei confronti di Mosca, legittimamente e pazientemente aspirando ad una membership nell’UE e nella NATO.
“L’Ucraina garantisce il transito del gas russo verso l’Unione Europea tramite il proprio territorio nonostante il fiasco dei negoziati col monopolista russo Gazprom” ha chiarito una comunicazione ufficiale della compagnia ucraina Naftohaz. “L’Europa riceverà per intero il gas inviatole dalla Russia” ha comunicato anche Bohdan Sokolovski, rappresentante del Presidente Ucraino Vyktor Juščenko per le questioni energetiche.
Prima della Tymošenko, a contattare Barroso è stato il primo ministro russo, Vladimir Putin, il quale, sempre per mezzo di una conversazione telefonica, ha messo in guardia il leader europeo sulle “possibili conseguenze per l’Europa” qualora l’Ucraina non avesse accettato le condizioni di Mosca.
Secondo il gruppo monopolista russo Gazprom, il “contratto si è estinto” e non vi è più alcun obbligo di fornitura di gas all’Ucraina a partire dalle 8 (ora di Mosca, le 10 in Italia) del primo gennaio 2009.
Il Presidente Juščenko e la premier Tymošenko hanno persino ritoccato la cifra che Kyiv sarebbe disposta a pagare per il gas russo, salendo a 201 dollari per metro cubo, 49 dollari in più rispetto a quanto richiesto da Mosca. Gazprom ha proposto all’Ucraina la vendita di gas per il 2009 a 250 dollari per metro cubo, contro i 179,5 pretesi per il 2008.
Eppure, lo stesso Putin aveva dichiarato di “rendersi conto delle difficoltà dell’economia ucraina”, proponendo a suo avviso un prezzo pur sempre inferiore rispetto ai valori di mercato, ritenuto “parecchio alto” da Vyktor Juščenko.
Gazprom aveva minacciato in precedenza che nessun accordo sarebbe stato firmato per il 2009 se l’Ucraina non avesse saldato il debito per le forniture del 2008 ammontante a 2 miliardi di dollari, penali comprese. Subito la compagnia statale ucraina Naftohaz aveva dichiarato di non potere – e giustamente volere – pagare più di 1,5 miliardi di dollari, quota che comunque avrebbe subito trasferito sul conto della compagnia RosUkrEnergo (RUE), intermediario fiscale con Gazprom.
E’ stato lo stesso Bohdan Sokolovski a comunicare che “la rottura dei negoziati riguardo alle forniture di gas russo per il 2009 è avvenuta per colpa dei russi, che hanno lasciato il tavolo delle trattative”.
In una nota inviata nel pomeriggio del primo gennaio 2009, Vyktor Juščenko ha espresso la volontà di chiudere il contenzioso entro il 7 gennaio, giorno in cui si festeggia il Natale ortodosso. Inoltre, il presidente ucraino ha anche spiegato il perché la richiesta di Gazprom è stata respinta: “se il prezzo del gas si alza del 30% da un anno all’altro, si tratta senza ombra di dubbio di una tariffa politica che non possiamo accettare”.
Così, nell’indifferenza generale di un’occidente troppo attento a cucinare cenoni e a sparare fuochi artificiali per salutare il nuovo anno, gli ucraini si ritrovano di nuovo al freddo, ostaggi di una Russia dall’atteggiamento sempre più imperialista.
Matteo Cazzulani
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