La danza delle spie. Come i servizi segreti giustificano le spese nel budget destinato alla pubblicità e alla comunicazione

Subito dopo la visita di Dmitrij Medvedev, negli Stati Uniti è stata scoperta una rete spionistica russa. Ben undici persone (Sintija Merfi, Viki Pelaez, Juan Lazaro e altri) vivevano negli Usa sotto falso nome, usavano gadget da superspie, si scambiavano per la strada valigette arancioni e informazioni supersegrete, alcune delle quali si possono d’abitudine leggere sulla prima pagina del New York Times e sul sito della Casa Bianca.

A dire il vero, me lo aspettavo da tempo. Da quando i georgiani hanno arrestato quattro ufficiali del GRU finanziatori dell’opposizione georgiana ed è stato chiarito che gli ufficiali praticavano lo spionaggio senza esitazioni: gli appuntamenti venivano presi con un comune telefono cellulare e fissati in una piccola bottega vicina all’ambasciata, in modo da non allontanarsi troppo.

E da quando il pavimento europeo si è fatto viscido di polonio. Avete pensato a perché il polonio e non una mazzata sul cranio sotto al portone? Rispondo: perché con una mazzata sul cranio sono due stellette: una all’esecutore, l’altra all’organizzatore. Il polonio invece è tutta una stelletta. Lo stato maggiore, il suo capo, il vice capo, e altre 26 persone incluse la segretaria e la massaggiatrice, e tutto per una nuova stella. Si può forse paragonare il polonio ad una mazzata?

Uao! Diamo il via alla sfruttamento di denaro del Grande Petrolio nella Lotta con il Maledetto Sud!
Per quanto riguarda l’accresciuta attività di ricognizione russa in Francia e in Gran Bretagna, solo un pigro poteva non accorgersene. L’enigma qui è questo: che cos’è che si sta spiando?

Che cosa si spiasse durante la guerra fredda è comprensibile: segreti militari. Come era stata costruita la bomba atomica e fin dove sarebbe arrivato il razzo. Ma ora non ci stiamo preparando a una guerra né con gli Stati Uniti, né con la Francia, né con la Gran Bretagna. Ma esternerò tutto il mio pensiero eretico. Innanzitutto, di fronte alle attuali condizioni delle tecnologie russe la maggior parte dei segreti americani non solo militari, ma anche industriali, si rivelerà irriproducibile. Possiamo, per esempio, rubare segreti a volontà sulla produzione di chip a 32 nm. Su Angstrem se ne trovano comunque a 600 nm, mentre sul file Kurčatnik a 250.

In secondo luogo, dubito che qualsiasi russo uscito dalle frontiere e con la competenza sufficiente per rubare questi segreti si metterà a lavorare per gli FSB (Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa). Si metterà a lavorare per Intel, AMD o Applied Materials. È una questione di livello intellettuale. Così il nero di Haiti, trasferitosi negli USA e ricevuta un’educazione al MIT, non si metterà a lavorare per il sacerdote voodoo che giura di avere i poteri del Baron Samedi.

Quindi cosa rimarrà? Ciò di cui si sono occupati Viki Pelaez, Juan Lazaro e Anna Chapman. Le istruzioni richiedevano loro di «accertare i pareri e gli obiettivi che Obama avrebbe cercato di raggiungere durante il summit di luglio e come la sua squadra conta di muoversi»: si tratta, scusate, di cavolate.
Per accertare i pareri e gli obiettivi dell’amministrazione di Obama non c’è bisogno di gadget da superspie, di scambi di valigette arancioni per strada o di agenti insider. Basta ascoltare l’intervento di Obama. O la conferenza stampa della Casa Bianca.

Gli obiettivi annunciati da Obama nelle trattative non possono essere diversi dagli obiettivi annunciati pubblicamente in precedenza, perché gli Stati Uniti sono un paese democratico, e se Obama nelle trattative non fa ciò che ha promesso, rischia l’impeachment.

Oppure i nostri ritengono sul serio che Obama può dichiarare pubblicamente che nella questione iraniana gli sia necessario il supporto della Russia, per poi nelle trattative con Medvedev prenderlo da parte e dirgli: «Senti, bello. Le cose stanno così. Soffocheremo la questione iraniana, mettete lì quello che volete, ma in cambio di mia zia fate un bel pozzo di gas da qualche parte nella penisola Jamal»?
Un’altra ragione per cui mi aspettavo questo arresto era che negli Stati Uniti negli ultimi anni lo spionaggio russo si è unito alle pubbliche relazioni filorusse. Spesso si avevano apertamente relazioni con chi era venuto negli Stati Uniti ancora nel periodo sovietico; si parla dei dissidenti.
C’è, per esempio, un tale Edward Lozansky che, secondo la versione ufficiale, era un dissidente, emigrato politico, etc., ed ecco una vera straziante storia d’amore: ha portato via dall’URSS la sua amata, la figlia del maresciallo.

Ora il signor Lozansky si è messo apertamente alla testa del Russian Cultural Centre. Dopo il mio intervento al Cato mi ha personalmente detto: «Mi interessa la ricerca di ciò che ci unisce, la Russia e gli USA. Per esempio, la lotta al terrorismo. E poi voi criticate la corruzione russa. Se sapeste che corruzione c’è negli Stati Uniti!»

Penso che una persona come Lozansky sia venuta al mio intervento per una sola ragione: riferire “Lì Dove Si Deve” “Quello Che c’è Da Riferire”. Il fatto che il mio intervento, come le conferenze stampa della Casa Bianca, fosse accessibile a chiunque on line non l’ha fermato. “Lì dove si deve” non apprezzano le fonti di informazione aperte.

Ma non si può giustificare il budget speso per avere queste informazioni, quando sono accessibili a tuti. Altra cosa sono le fonti confidenziali. «Da fonti confidenziali è reso noto che Barak Obama potrebbe sollevare la questione della fine dell’occupazione della Georgia». Evviva! Una stelletta allo studio! Poco importa che la vera fonte dell’informazione confidenziale sia un comunicato stampa della Casa Bianca…

Ma che storia meravigliosa quella della costruzione del centro culturale e spirituale russo. Le trattative sono state condotte da Medvedev in persona, e poi i servizi segreti francesi si sono accorti che la Russia non ha semplicemente gettato via una bella somma di denaro su un terreno nel centro di Parigi, ma ha anche molto felicemente scelto questo terreno direttamente in mezzo ad una serie di edifici chiave governativi: il posto ideale per lo spionaggio elettronico? Così mi immagino come questi ragazzi con l’aiuto dei supergadget facciano rapporto sulla risposta confidenziale dell’Eliseo alla lotta senza riserve dell’istituto parigino di Natalija Naročnickaja per la rinascita della spiritualità russa.
È interessante che per questi undici non sia stato chiesto ad Obama un edificio di fronte al Pentagono.

Che siano stati beccati per questo?

Per una sorprendente concomitanza di circostanze, mentre l’FBI cercava di acciuffare le spie, dall’altra parte del mondo, a Žukovskij, nel corso di una fiera tecnologica internazionale, è stata mostrata “la danza dei carri armati”, regia della quale, come è stato detto al canale 2, «si è occupato il regista del Bol’šoj Teatr».

Negli ultimi quindici (!) anni l’esercito ha ricevuto addirittura 114 nuovi carro armati T-90. Ma il regista del Bol’šoj Teatr ha insegnato loro a ballare. Che peccato che Pietro III non avesse carro armati: avrebbe ordinato di attaccarci una treccia posticcia. È una sorta di imitazione di tutto: dall’imitazione dell’impero a quella dello spionaggio. Dalla danza dei carro armati a quella delle spie.

Julia Latynina,
Traduzione di Cristina Zappalà

Luogo

Russia