La vita di un orfano russo: d/d, stupro, PDN, PND, KDN…
La storia di Artëm Komissarov ha fatto indignare internet.La cosa peggiore è che si tratta di una storia tipica per i nostri orfanotrofi.
Sul blog della redazione è arrivato questo messaggio:
“Nel dicembre del 2009 sono stato testimone dello stupro di gruppo di un ragazzino (13 anni). Ho informato dell’accaduto il direttore del d/d (detskij dom, orfanotrofio – ndr/ndt) V.V. Kos’kin, la sua vice G.V. Plotnikova e l’agente del PDN (podrazdelenie MDV po delam nesoveršennoletnikh, unità del Ministero degli Interni per la tutela dei minorenni – ndr/ndt) Sviridov.
Mi hanno ringraziato e hanno detto che loro stessi avrebbero indagato sulla questione, poiché il direttore del dipartimento per l’istruzione N.A. Černova e Grigor’eva N.V. proibivano loro di “lavare i panni sporchi in pubblico”, e che loro stessi potevano punire i colpevoli. La direzione dell’orfanotrofio ha costretto la vittima (Sergej P.) (il cognome è noto alla redazione – ndr) e gli stupratori a riferire che nulla era accaduto sebbene tutto l’orfanotrofio fosse al corrente del fatto.
Negli ultimi 5 mesi hanno fabbricato contro di me alcuni processi penali, mi hanno accusato di picchiare gli altri ragazzi, gli educatori e addirittura sottrarre il cibo ai bambini e hanno rivolto intimidazioni nei miei confronti (ci sono documenti audio e video). Il direttore ha affermato che mi farà mettere in carcere mentre l’agente del PDN Sviridov mi ha semplicemente malmenato. Hanno costretto a ritrattare le precedenti testimonianze e a scrivere che “non è accaduto nulla e che mi ero inventato tutto”. Il 21 aprile ho subito un tentativo di omicidio nei pressi della scuola (ci sono testimoni e una registrazione dove l’agente dell’orfanotrofio commissiona il mio assassinio).
Non ho atteso oltre e mi sono rivolto alla polizia, alla procura, alla direzione investigativa della procura, ma non hanno accolto la mia richiesta rimandandomi verbalmente da un’autorità all’altra. Vedendo la totale inerzia e la mancanza di leggi a tutela dei bambini negli orfanotrofi, mi sono rivolto ad internet con una lettera aperta riguardo all’abuso avvenuto nel nostro orfanotrofio.
Io non faccio uso nel modo più assoluto di bevande alcoliche, di sigarette e di sostanze stupefacenti. Non sono un criminale. Pratico sport. Un ragazzo ospite di un orfanotrofio per legge non può rivolgersi presso alcuna autorità per difendere i propri diritti e interessi legali senza un tutore, e il tutore risulta essere il direttore dell’orfanotrofio - un serpente che si morde la coda.
L’assenza di leggi a nostra tutela non ci rende oggetto di protezione ma di arbitrio da parte dei nostri stessi tutori. Vi chiedo di adottare leggi che difendano i bambini degli orfanotrofi e di reagire all’abuso che si è verificato da noi. Komissarov Artëm, 17 anni, ospite dell’orfanotrofio N. 105 della città di Kemerovo. http://nedetdom105.livejournal.com/”
Ora sulla pagina del suo blog Artëm Komissarov redige ogni giorno la cronaca della sua vita. E chiede: “Proteggeteci”. La blogosfera ha reagito. Qualcuno ha fornito consigli concreti, oppure indirizzi a cui rivolgersi, altri hanno dato una mano con l’avvocato, altri ancora hanno semplicemente scritto parole di sostegno e molti hanno lasciato il proprio numero di telefono: chiama se le cose si mettono davvero male. Ma a giudicare dal tutto, le cose possono solo peggiorare…
Quando la lettera di Artëm è giunta alla “Novaja”, ci siamo subito rivolti alla Direzione investigativa della procura della Federazione Russa, dove ci è stato promesso una verifica personale riguardo al fatto da parte del presidente A. Bastrykin. E abbiamo chiamato Artëm. Ecco la prima cosa che ci ha detto: “Sostengo un cambiamento della legislazione per i bambini orfani. Ho dovuto fare i conti con il fatto che non ho diritti e che non posso difenderli. Io non sono come tutti gli altri cittadini”.
Il racconto di Artëm
Sono stato testimone dello stupro di un bambino di 13 anni da parte di tre ragazzini più grandi. In effetti, mi è stato poi spiegato che, nel linguaggio giuridico, non si tratta di stupro, ma di “atti depravati nei confronti di un minore”. Ho raccontato tutto alla direzione dell’orfanotrofio. Mi è stato detto che continuare a parlarne non serve a nessuno. E io ho risposto che si trattava di occultamento di reato, al quale non avrei preso parte.
In precedenza avevo dato un pugno ad uno dei violentatori e per lui subito avevano chiamato l’ambulanza. Dopo due giorni Kos’kin (il direttore – ndr) mi ha convocato e mi ha mostrato da lontano un pezzo di carta: “ Vedi, Artëm, questo è il referto medico di Saša Z. dove si dice che lo hai picchiato. Ha intenzione di denunciarti alla polizia. Ma noi possiamo aggiustare tutto: se noi non presenteremo denuncia di stupro, allora Saša non presenterà denuncia contro di te”.
Sono andato da Igor’ Vladimirovič e gli ho raccontato tutto; lo conosco da tempo, da 15 anni, quando ancora ero nel collegio 64. Si era preso cura del “peggiore” degli allievi, Miša, con cui sono amico a tutt’oggi. Lui è venuto con me all’orfanotrofio. E quando siamo andati insieme dal direttore, Kos’kin ha detto che ero stato bravo, che i ragazzini avevano confermato lo stupro, che il violentatore a cui avevo dato un pugno non avrebbe fatto causa.
Mi sono sorpreso che non avesse ripetuto affatto quello che aveva detto un’ora prima, ma ero felice che tutto si fosse concluso così bene. Igor’ Vladimirovič uscì. Ma dal quel momento sono cominciati nei miei confronti comportamenti singolari.
Fino ad allora tutto era andato bene. Mi permettevano di andare agli allenamenti e dalla nonna. Ma da quel momento mi hanno trasformato in un disgraziato: dicevano che toglievo il cibo ai piccoli, l’educatrice sosteneva che non fossi idoneo e che probabilmente assumevo stupefacenti. Io era disposto a sottopormi ad esame alla clinica tossicologica per farla finita con le accuse, ma questo non era necessario per nessuno. Mi hanno schedato tra i delinquenti. Ne ho parlato con Igor’ Vladimirovič e lui mi ha detto: registra tutto sul telefono. E dopo aver sentito più volte quello che riuscivo a registrare, mi ha dato anche un dittafono.
L’agente di polizia dell’orfanotrofio Sviridov mi ha picchiato. Ho chiesto all’insegnante di sostegno di portarmi a fare un controllo medico, ma mi ha risposto: domani; poi ha preso tempo per due giorni e alla fine ha detto che senza disposizione del direttore non mi ci avrebbe portato, aggiungendo: “Probabilmente ti hanno picchiato agli allenamenti e ora dici che è stato Sviridov a colpirti”. Il ragazzino che lo aveva visto picchiarmi è stato mandato all’ospedale psichiatrico per 21 giorni. Anche quelli che avevano assistito allo stupro e ne avevano parlato sono stati mandati all’ospedale psichiatrico.
Ad aprile mi hanno aggredito vicino all’orfanotrofio tornando dagli allenamenti. Avevano un coltello. Dopo l’aggressione ho cercato di sporgere denuncia, ma non è stata accolta. Hanno detto che potevano accoglierla solo come querela. Ne risulta che io non sono un cittadino, infatti, per mio conto, può sporgere denuncia solo il direttore dell’orfanotrofio. E se lo stesso direttore fosse colpevole di qualcosa, allora cosa succederebbe? Ho capito che non posso difendermi, e che possono dire di me ciò che vogliono. Capisco perché i ragazzi del collegio di Iževsk si siano tagliati le vene. Anche per me ci sono stati momenti in cui non volevo più vivere. Ad ogni modo voglio fare tutto legalmente, ma mi scontro con l’impossibilità. È necessario modificare la legislazione riguardo agli orfani.
Se non mi avesse aiutato nessuno, mi avrebbero già ucciso. Non lo nascondo, mi stanno aiutando. Ma non posso nemmeno uscire dall’orfanotrofio senza una dichiarazione scritta. Artëm, un mio omonimo, è programmatore e mi ha aiutato a realizzare il blog. Ho uno zio, che ha solo un anno più di me ed è come se fosse un fratello, è un matematico, studia da programmatore ed è grazie a lui che posso accedere ad internet. Ho una ragazza “della casa”, grazie alla quale accedo ad internet. Anche Igor’ Vladimirovič mi aiuta. Da solo non sarei riuscito a fare nulla…
Dopo aver aperto bocca mi hanno trascinato davanti alla KDN, la commissione per i minorenni, (kommissija po delam nesoveršennoletnikh. – ndt). In effetti, si chiama commissione per i minorenni e per la tutela dei loro diritti. Ma là di tutela non ne ho vista. Si entra nell’aula dove ci sono delle signore attempate; dopo 10-15 minuti i bambini escono e il loro destino cambia radicalmente. Prendono una decisione e nessuno risponde di nulla.
La prima volta mi hanno portato davanti alla KDN ad aprile, poiché avevo effettuato 48 uscite non autorizzate e dicevano che avevo picchiato un ragazzino. E ancora: danneggiamento dei beni dell’orfanotrofio, furto di chiavi… In quel luogo nessuno aveva intenzione di capire come stavano le cose, e nemmeno di ascoltarmi. Mi hanno fatto schedare alla polizia. La seconda volta mi hanno condotto alla KDN su richiesta del nuovo direttore dell’orfanotrofio Galina Vasil’evna (il precedente, Kos’kin, se ne era andato senza salutare nessuno, attorno a marzo, proprio quando tutto ha cominciato a mettersi in moto, ed è diventata direttrice la sua vice Plotnikova). Quindi Galina Vasil’evna ha sostenuto che io avessi aggredito l’insegnante di sostegno Lavrent’eva sulle scale, sebbene non fosse affatto vero. Ma l’autorizzazione a procedere a riguardo è stata negata. Vorrei ricorrere contro la mia schedatura alla polizia, ma posso farlo solo su istanza della direttrice. Lei mi dice: ”Sei scemo, per caso? Noi stessi ti abbiamo denunciato alla polizia e adesso facciamo ricorso contro la nostra stessa richiesta?”
Nell’orfanotrofio è iniziata l’ispezione della procura regionale. Si svolge così: l’ispettore convoca i bambini e li interroga riguardo allo stupro. Ma con la presenza della direttrice, dell’insegnante di sostegno e dell’agente di polizia Sviridov - che hanno ugualmente occultato il fatto - i bambini temono di dire la verità. Molti di loro, a causa di ciò che avevano visto, sono già stati all’ospedale psichiatrico. Anche loro dicono che non è successo nulla…
C’erano anche degli impiegati dell’orfanotrofio che sapevano tutto e che mi avevano aiutato. Ma sono stati licenziati. Hanno licenziato la psicologa Natal’ja Aleksandrovna, che aveva cercato di proteggermi e mi aiutava dandomi consigli e aveva redatto una lettera di referenze veritiera. E poi me ne hanno scritta un’altra, con la quale non lasciano entrare neanche in galera; l’hanno letta davanti KDN. Ho anche una lettera di referenze positiva dalla mia ex educatrice Alla Stepanovna, ma adesso lei lavora nel secondo orfanotrofio.
E questa ispezione non è fatta per ricercare la verità, ma per dimostrare che da noi tutto va bene. E’ solo Artëm – quel bugiardo! – che rovina tutto. Bisogna dimostrarlo a Astakhov (garante per i diritti dei bambini in Russia, avvocato. – ndr). Astakhov, sul suo sito ufficiale, ha risposto al mio intervento su Internet, affermando di aver mandato un telegramma alla Direzione investigativa della procura per vederci chiaro. Ma ha concluso la sua lettera con delle parole che mi hanno letteralmente “inorridito”: riguardo il fatto che, se Artëm mentisse, dovrebbe risponderne secondo la legge e, nel caso di una smentita, sarebbe tenuto alla responsabilità penale. Non concedendomi il diritto a difendermi, vuole punirmi. Da solo, senza un dipendente dell’orfanotrofio, non posso rilevare le percosse che mi sono state inflitte. Da solo non posso inoltrare richiesta al tribunale, o alla procura o alla polizia. Nessuno mi sottoporrà a visita medica per assunzione di sostanze stupefacenti, anche se possono lanciare queste accuse. Adesso mi ha fatto causa la direttrice dell’orfanotrofio. Per ben due istanze. Una per averla picchiata, l’altra per aver percosso un ragazzino. Se finora non sono stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico, lo devo al fatto che molti mi stanno aiutando. Ho un unico diritto umano: quello a un cognome, un nome e un patronimico, nonostante sia entrato in orfanotrofio a 10 anni.
Ho concluso la decima classe. Ho intenzione di iscrivermi alla scuola magistrale per diventare insegnate di educazione fisica. Ma sono consapevole che il mio livello di conoscenze è quello di uno studente di settima classe, l’anno prossimo arriverò al livello di uno della nona classe. Il 24 gennaio 2011 compirò 18 anni e potranno cacciarmi dall’orfanotrofio. E non ho una casa: ai diplomati concedono un alloggio temporaneo in un convitto. 8 persone per camera. Io non voglio andare a vivere là. Ma se riuscirò ad entrare al collegio magistrale, là c’è il convitto dove vivrò. Sono in lista per un alloggio, ma non si sa quando arriverà, forse quando avrò 40 anni.
Riuscirò ad ottenere da solo tutto ciò che desidero, basta che nessuno mi ostacoli.
Postfazione della “Novaja Gazeta”
Un ragazzo dell’orfanotrofio senza diritti contro persone adulte, a cui sono stati assegnati ampi poteri… A chi verrà data ragione?
Questo è ora il problema più importante.
Anche se ce n’è un altro, più universale: cosa bisogna fare in questa situazione? Come deve cambiare la legge affinché l’assenza di diritti dei bambini che vivono in orfanotrofio – con singoli tutori per tutti che rivestono il ruolo di direttore, con gli ospedali psichiatrici, con la mancanza di abitazioni – non sia così disperata? E proprio questo problema, che non riguarda solo lui, ha chiesto a tutti noi di risolvere il 17-enne Artëm Komissarov.
Non possiamo accusare nessuno, né confermare la ragione di qualcuno; possiamo solo richiedere che su questa storia venga fatta luce a fondo e in modo non prevenuto. Proprio per questo motivo pubblichiamo il racconto di Artëm prima della fine delle ispezioni della procura.
Commento
Galina Plotnikova, Direttrice dell’orfanotrofio n. 105 della città di Kemerovo:
“E sua madre dove guardava?”
Abbiamo parlato al telefono con il Direttore dell’orfanotrofio n. 105 della città di Kemerovo Galina Plotnikova (è stata nominata direttrice il 7 aprile). Galina Vasil’evna si è già abituata a dare un’occhiata ogni giorno su Internet e considerare, usando le sue parole, “il fiume di fango che giornalmente vi si riversa”. Si è abituata a rispondere a una moltitudine di domande:
- E’ già in atto la terza ispezione della procura. Le prime due sono state fatte dalla procura comunale. Adesso se ne sta occupando la procura regionale. Sono appena stata in tribunale, questa è la mia istanza contro Artëm. Aveva messo nel mio ufficio una cimice e, come ha detto lui, voleva toglierla. Ma io non sapevo che cosa volesse portar via dal mio ufficio e ho premuto il pulsante d’allarme (gli uffici dei direttori di quasi tutti gli orfanotrofi sono dotati di un impianto d’allarme che consente di far arrivare subito una pattuglia della polizia. – ndr). E lui è venuto con un uomo che lo dirige nelle sue azioni: Igor’ Busygin (lo stesso Igor’ Vladimirovič. – ndr). Non abbiamo lasciato entrare Busygin nell’orfanotrofio. E costui ha detto ad Artëm per telefono di uscire. Ma io non lo lasciavo uscire, stavo sulla porta e mi ha spinto. Ho un certificato medico che dimostra che mi sono stati arrecati dei leggeri danni alla salute: avevo dei lividi.
-Questo è un problema di accuse private sulle quali, spero, il tribunale farà luce. Ma gli interrogatori dei bambini al momento dell’ispezione della procura avvengono con la sua presenza?
- Sì, ma ci sono stati dei casi in cui i bambini hanno chiesto che non ci fossi e io sono uscita. E, in un altro caso, proprio l’ispettore mi ha chiesto di poter interrogare un ragazzo maggiorenne senza di me. Io ero nell’ufficio accanto.
- E’ vero che i bambini-testimoni dello stupro e il testimone del fatto che l’agente Sviridov picchiava Artëm sono stati mandati in una clinica psichiatrica?
- Voi credete a questa cosa? Vi dirò subito che al 100%, anzi al 135%, nessuno è stato percosso.
- Purtroppo i difensori dei diritti umani di molte regioni parlano della “psichiatria correttiva” negli orfanotrofi come di una realtà…
- Noi abbiamo 19 persone registrate nel PND (psikhonevrologičeskij dispanser, dispensario psiconeurologico. – ndr/ndt). Si tratta di una registrazione dispensariale e consultiva. Quando lo psichiatra consiglia che il bambino debba essere sotto controllo di un medico-specialista, noi lo mandiamo in clinica psichiatrica per un esame o un consulto. O per la terapia. Un bambino ha fatto l’esame in day hospital, Saša Nikitin. C’era anche un altro ragazzino che abbiamo mandato in clinica per curarsi, ma ha violato le regole più volte e su raccomandazione è stato mandato in clinica per 27 giorni (così è stato rilevato dalla redazione). Un secondo bambino era in terapia. Un altro lo è stato per due volte. C’è anche una ragazzina che è stata ricoverata per due mesi, ma lei ha 15 anni, era là per sua volontà: proprio lei aveva chiesto di farsi curare, in quanto avvertiva un peggioramento del suo stato di salute.
- Vede delle vie d’uscita dalla situazione venutasi a creare?
- Avevamo proposto di preparare Artëm all’iscrizione presso il collegio industriale - pedagogico, ma lui si rifiuta. Avevamo proposto di trasferirlo in un altro orfanotrofio, ma dice di non voler andarsene da qui. Adesso sta “lottando”, non pensa all’immatricolazione. Vuole cambiare la legge sugli orfani…
- Ma lui dice di possedere le conoscenze di uno studente della settima classe e, quindi, per lui iscriversi al collegio non è realistico.
- Sì, e sua madre dove guardava? Evidentemente prima di venire all’orfanotrofio non andava a scuola. Le lacune sono nella scuola elementare. Ecco la fonte dei problemi. Bisogna ricercarli nella famiglia.
- Alla madre erano stati tolti i diritti genitoriali, e Artëm è in orfanotrofio da quando aveva 10 anni. È difficile che questo sia il suo caso: fare delle rivendicazioni nei confronti della madre. Sul cambiamento delle leggi a favore degli orfani si sta parlando molto e anche le persone più ponderate ne parlano; poiché Lei è direttrice di una struttura per orfani, probabilmente, ha dei pareri a riguardo.
- Sì, ne ho. Artëm studia alla scuola serale. Le lezioni si tengono 3 volte alla settimana. Per quattro giorni gironzola. Ma perché non va a lavorare? Ha una madre. Le sono stati tolti i diritti genitoriali. Perché non la obbligano a lavorare e a pagare gli alimenti al figlio? Oppure basterebbe che Artëm dicesse «Mamma, fatti restituire i diritti genitoriali» e non dovrebbe più vivere in orfanotrofio, ma con sua madre.
- C’è una dimora fissa per Artëm?
- No, anche se la madre vive in città. Noi concediamo ai diplomandi un alloggio. Loro si trovano su una corsia preferenziale. L’anno scorso si sono diplomati tre ragazzi che non sono andati a studiare alla scuola professionale, e abbiamo concesso loro una camera da tre persone nel convitto. Una bella camera, ristrutturata.
E oggi su Internet è saltato fuori che noi non diamo ai bambini i vestiti estivi. Noi glieli diamo, non subito a tutti, ma secondo un ordine preciso.
Volevo astenermi dai commenti, ma non posso. Mi permetto di farne solo uno: che acuta mossa pedagogica è denunciare alla polizia un ragazzino di cui sei tutore e che non può reagire allo stesso modo…
Ljudmila Rybina
TRADUZIONE: Preobrazhenskij / Svobodomyslie87
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