Marina Litvinovitch, dal Cremlino alla strada
La trentatreenne Marina Litvinovitch era partita col piede giusto. Figlia di due ingegneri dell' aeronautica, subito dopo gli studi in filosofia viene presa da un'agenzia di pubbliche relazioni prossima al potere. Nel 1999 partecipa alla campagna elettorale schierandosi con Putin, per il quale crea anche il sito presidenziale. Un futuro più che promettente dissoltosi a causa della sua integrità. Indignata prima dalla scelta di Putin nel 2000 di non interrompere le sue vacanze sul Mar Nero in occasione del naufragio del sottomarino Koursk, che provocò la morte di 118 marinai, in seguito,dal suo comportamento riguardo alla cattura degli ostaggi nel “Teatro Nord-Est”. In quell'occasione molte vite avrebbero potuto essere risparmiate se l'FSB, (acronimo di Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa), avesse accettato di rivelare ai medici la natura del gas da loro impiegato prima dell'assalto. Dopo 40 mesi di inchieste infruttuose le famiglie degli ostaggi ricevettero 18 dollari come risarcimento per la morte dei loro cari.
Così la giovane donna fa la sua scelta e invece di chiudere gli occhi raggiunge l'opposizione (è porta voce del principale oppositore a Putin, lo scacchista Garry Kasparov). E' lei che organizza le “marce del disaccordo” in varie città russe, occupandosi nel contempo di suo figlio di 6 anni, che cresce da sola. E' lei che si occupa di mantenere viva la memoria di Beslan, la piccola città dell'Ossezia divenuta teatro di una strage inaudita. Secondo la versione ufficiale i rapitori (indipendentisti ceceni e ingusci), avrebbero fatto esplodere le loro bombe nella scuola, facendo molte vittime e suscitando l'offensiva delle forze armate. Il deputato Juri Saveliev, esperto in balistica ed esplosivi, è di ben altro avviso: le esplosioni sono state causate da delle RPG (lanciagranate), sparate da un tetto vicino dalle forze speciali dell'FSB. Quanto basta per escludere Saveliev dall'inchiesta. Qui entra in gioco Marina, che sul suo sito (www.pravdabeslana.ru, che si potrebbe tradurre “la verità di Beslan”), ha ripreso integralmente le conclusioni del deputato. Molti oppositori chiedono asilo politico all'estero, lei no. Neanche quando nel marzo 2006 viene aggredita da due uomini che le intimano di essere prudente lei cambia idea. “Essere nell'opposizione significa non avere tregua, essere condannati a vivere senza soldi. La maggior parte dei giovani non sono abbastanza motivati per affrontare questo genere di vita”.
Lei, la Politovskaja e pochi altri lasciano una traccia, che per fortuna viene tenuta in vita anche all'estero. In Italia un grande lavoro in questo senso viene svolto dal Comitato per la Pace nel Caucaso (http://www.caucaso.org/) e dal sito Anna viva (http://annaviva.com/).
di Marei Jégo (Le Monde), traduzione di Hripsimé Pagliarini
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