NOTE DAL CONVEGNO “Giornalismo e comunicazione nella Russia di oggi”
Sala gremita: studenti universitari, professori anche di altre sedi, persone interessate che si assicurano un posto comodo sul pavimento e – fondamentale! - la cuffia per la traduzione simultanea.
Esordisce Boris Dubin, Presidente dell’Istituto di rilevazione dell’opinione pubblica in Russia (organo indipendente dal potere). “Dall’anno 2000 c’è stato un grande cambiamento nel fare televisione in Russia: la personalizzazione, la spettacolarizzazione della politica, hanno un rituale politico che si ritrova in tv, dove si fa politica senza fare programmi politici. Ovunque è così, ma in Russia sembra una cosa voluta e cercata per rafforzare il potere.
La critica al potere è rintracciabile piuttosto a livello regionale, dove i quotidiani e la carta stampata hanno la possibilità di fare un po’ di cultura sotterranea. Il dissenso politico ha perciò oggi visibilità sui fogli locali, regionali E tramite internet questi riescono anche ad essere visibili, e a rappresentare un’alternativa all’informazione ufficiale.”
Proprio su internet e sui nuovi media interviene Boris Dolgin, del sito www.polit.ru. Di fronte all’immobilismo del mondo ufficiale, Dolgin afferma che “quello russo è un autoritarismo debole” che ha a che fare con un mondo sociale in continua evoluzione: “le e- mail per esempio sono un’attività dinamica, socio – culturale. Su internet nascono gruppi socio – culturali, le scuole possono attingere alle informazioni direttamente. E questa è una risorsa, perché l’auditorio riceve informazioni diverse da quelle della tv. Pensiamo poi ai blog: essi sono come dei life journal, dei diari, dai temi più diversi, soggetti ad adattamento e commenti. Ecco il punto cruciale. Per scrivere un blog non bisogna essere giornalisti, solo semplicemente persone che pensano. E questo fa nascere la possibilità di commentarsi l’un l’altro, di scambiare pensieri. Basti sapere che Sergej Gorij, importante economista, ha un blog, e come lui molti studiosi. Se consideriamo il giornalismo, non possiamo non pensare alla Politkovskaja, ormai diventata un simbolo; di giornalisti liberi oggi non ce ne sono tanti. Ma esistono. E questa è una novità. Consideriamo il ruolo sociale del giornalista, o soltanto della pubblicistica: ci sono testi di organizzazioni internazionali che danno la possibilità di analizzare posizioni, di conoscere. L’associazione Memorial’, per esempio, che testimonia che la società è attiva; oppure Amnesty International e altre organizzazioni, una vera e propria riserva di testi.”
Fernando Mezzetti, del Corriere della Sera, inviato in Russia per cinque anni. afferma che “tutte le osservazioni sul giornalismo sono valide per tutti i Paesi, non solo per la Russia. E tuttavia nella Russia sovietica si leggeva moltissimo. C’erano tirature stratosferiche rispetto ai quotidiani occidentali. I giornali ufficiali erano la Pravda (organo del Partito) e le Izvestija (organo del Soviet Supremo). Certo, la stampa sovietica era grigia, mentre oggi è vivace ed attraente. Tuttavia nel 2009, in una società depoliticizzata ma dai media sottilmente politicizzati, le Izvestija fanno solo 300.000 copie (su 140 milioni di abitanti), la Komsomolskaja Pravda 650.000, le segue da vicino il Moskovskij Komsolmalet. Ci sono poi i giornali più autorevoli: la Nezavizimaja Gazeta (fondata da Berezovskij) 70.000 copie, la Novaja Gazeta 170.000, ed esce due volte la settimana.
Le tirature sono bassissime, e pochissimi leggono. Altri organi di informazione libera sono la radio Echo Moskvy, e il sito www.polit.ru.
Il potere lascia che questi organi comunichino tra loro, tanto le grandi masse non si nutrono e non ci pensano. Se consideriamo i dati di utilizzo internet, ne facciamo un paragone con altri Stati: in Italia 29 milioni di utenti, il 50 % circa; in Germania 55 milioni; in Cina 350 milioni hanno un abbonamento a internet. In Russia si parla del 29 %, cioè 38 milioni su 140. Quanti saranno gli abbonamenti individuali e quante le istituzioni? Non ci è dato di conoscere questi dati.
Consideriamo solo il sito www.polit.ru, con un milione di contatti al mese: dobbiamo forzatamente concludere che si tratta di strumenti ancora intellettualmente elitari. Anche se all’inizio di novembre 2009 Medvedev ha pronunciato la condanna sulle purghe staliniane proprio attraverso internet, contrariamente da Putin che invece a suo tempo aveva utilizzato la tv.”
Del resto, “I giornalisti non esistono senza i lettori”, dichiara Anna Zafedova de La Stampa. “Questo è un aspetto reale in Russia: non ci sono grossi numeri, non esiste una grande domanda su un’informazione libera, diversa da quella facilmente disponibile. Non so quanto dipenda da un’apatia, perché per esempio www.polit.ru e altri siti non sono clandestini, hanno collaboratori regolari; quindi è possibile cercare informazioni alternative. Ma la gente non lo fa.”
Secondo Elena Dundovich dell’associazione Memorial’, è certo che a livello internazionale ci sia un forte controllo mass media, e in confronto un controllo piuttosto debole e limitato a livello regionale e locale; “ma in Russia ancora non esiste una società civile reattiva che richiede mezzi di comunicazione di massa. Considerando il periodo storico dal 1929 al 1991, la Russia passa attraverso diverse fasi: la memoria negata, la memoria proibita (con la nascita del dissenso), la memoria assente (periodo Gorbaciov), infine la fase della memoria recuperata (con Eltsin e le grandi speranze della transizione). Il passaggio economico però è stato troppo violento: se da una parte nascono gli oligarchi, il popolo ha bisogno di metabolizzazione. Ci si può chiedere piuttosto se i Russi non abbiano barattato la reale transizione della democrazia, con le soluzioni portate da Putin.” E a proposito di democrazia e libera informazione, racconta ancora Elena Dundovich: “durante la prima guerra cecena, tra il 1994 e il 1996, poi conclusasi con un insuccesso russo, i mass media russi e internazionali erano entrati in Ceceni, così come gli aiuti e le organizzazioni internazionali. Durante la seconda guerra cecena (settembre 1999 - 2009), denominata Operazione antiterrorismo, Putin aveva blindato il Paese: niente giornalisti nè organizzazioni internazionali. Ma Anna Politkovskaja era riuscita a fare più di cinquanta missioni clandestine non autorizzate dal Governo Russo, per raccontare ciò che stava accadendo”.
Quale dunque il rapporto tra giornalisti, politici e lettori?
La considerazione generale e conclusiva dà un po’ di fiato: chiedere obiettività al giornalista, non avrebbe senso.
Al giornalista si deve chiedere onestà. Allora il suo lavoro sarà il frutto autentico del suo modo di pensare, della sua capacità di analisi innata o acquisita con l’esperienza. Piuttosto di libertà di stampa, parliamo di libertà nella stampa.
Raffaella Bianchi
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Approfondimenti
Per chi volesse ascoltare gli interventi completi dei relatori, con la traduzione, segnaliamo il sito http://www.giornalismoestoria.it
Per il centro Levada, che si occupa di opinione pubblica in Russia http://www.levada.ru
Al convegno è stata inoltre consigliata la lettura di Marco Clementi, “Storia del Dissenso Sovietico”, edizioni Odadrek.