Petrocrazia
Dio e' il Gas, Putin e' il Suo profeta. Petrocrazia: e’ questa la definizione esatta del tipo di società nella Russia di Putin.
La Petrocrazia si realizza quando chi governa è padrone del petrolio e del gas, quando il potere viene utilizzato per ottenere il controllo del petrolio e del gas e quando si pensa che petrolio e gas possano risolvere tutti i problemi, interni ed esterni.
Non si può dire che l'idea di utilizzare gli idrocarburi come una leva di potere sul mondo appartenga a Vladimir Putin. La stessa leva l’hanno utilizzata sia l'Unione Sovietica che i paesi arabi.
Ad esempio, la storia della compagnia petrolifera statale italiana ENI e quella della Gunvor si somigliano come due gocce d’acqua. (http://www.robertamsterdam.com/2008/05/gunvor_and_energy_corruption.htm).
L’ENI è stata fondata dal comunista Enrico Mattei, che dopo la Seconda Guerra Mondiale fu incaricato di riformare la compagnia petrolifera statale dei fascisti italiani.
Mattei, invece che distruggerla, la rafforzò.
Ma a quel punto sorse un problema: in Italia non c'era petrolio.
Mattei risolse questo problema trasformando ENI nel rivenditore del petrolio sovietico a prezzi vantaggiosi.
ENI funzionava come offshore company sovietica ma il ricavo era investito nel rafforzamento della rivoluzione mondiale.
Inoltre l'ENI aiutò i paesi in via di sviluppo a sfruttare loro risorse naturali. Tutto proseguì così fino a quando Enrico Mattei non morì, schiantandosi con il suo aereo privato.
L' embargo petrolifero ha provocato la crisi nel 1974 e il calo dei prezzi del petrolio ha distrutto Unione Sovietica.
In una parola, nel 20 secolo il petrolio viene costantemente utilizzato come arma geopolitica; tuttavia, già da esempi precedenti, è evidente che il petrolio non sia una arma assoluta.
Enrico Mattei ha guadagnato un sacco di soldi ma l'Italia non è diventata un paese comunista.
Quindi, se si guarda alla politica di Putin si evidenziano due componenti: una razionale e una irrazionale.
La componente razionale si spiega con il fatto che il Cremlino abbia analizzato le cause dello sfascio dell'ex Unione Sovietica e si sia mostrato determinato a non ripetere gli stessi errori.
L'Unione Sovietica è crollata perchè enormi somme di denaro ricavate dalla vendita del petrolio furono investite nelle aziende di alta tecnologia.
Il Cremlino giunse alla conclusione di non investire nell’alta tecnologia.
Investe direttamente in ville, yacht e divertimenti.
Di conseguenza, l'assenza di alta tecnologia nel paese comporta l’assenza di una intelligencija tecnica che, come dimostrò l'esperienza dell' Unione Sovietica nel 1991 o la recente esperienza delle elezioni presidenziali iraniane, è la prima a scendere in piazza a protestare contro il governo dittatoriale.
L'Unione Sovietica è crollata, perché ha impegnato forze nella guerra in Afghanistan. Il Cremlino giunse alla conclusione di concedere il potere illimitato a Ramzan Kadyrov in Cecenia.
L'Unione Sovietica è crollata perchè il prezzo del petrolio è sceso. Il Cremlino allora continua a mantenere vive le tensioni internazionali, che a loro volta contribuiscono all’aumento dei prezzi del
petrolio.
Questa parte della politica di Putin è molto pragmatica e cinica. Consentirà a Putin di conservare il potere all’infinito, anche a costo della scomparsa della Russia dalla storia del mondo.
Per sfortuna o per fortuna, il Cremlino non si limita al pragmatismo.
Per coloro che governano la Russia non è importante solo trasferire contanti sui conti di banche svizzere ma percepire loro stessi come grandiosi.
Essi credono sinceramente che il ripristino delle verticali di potere si rifletta nell’accrescimento della quantità di soldi guadagnati. Il gasdotto, nel loro sogni pazzi, appare come simbolo fallico, come la torre di Babele, con l’aiuto del quale s’impadroniranno dell’Europa.
Non riescono a capire che il gas come arma si differenzia dal carrarmato per il fatto che basterebbe smettere di acquistare gas perché smetta di essere un’arma.
Come risultato di ciò, la politica estera russa appare come una lunga serie di guerre industriali che la Russia sempre comincia e sempre perde.
Le conseguenze.
Siamo onesti: la Russia ha conosciuto regimi più spaventosi di quello di Putin.
La Russia è sopravvissuta a Nicola I, Alessandro III, e Stalin.: in qualche modo sopravviverebbe anche a Putin. Il problema è un altro: durante quei regimi gli intellettuali sono rimasi in Russia.
Sono rimasti anche nei tempi di Stalin. Andarono forse in Siberia ma mai a Los Angeles.
Nel nuovo mondo globale gli intellettuali lasciano la Russia: più Putin viene idealizzato e più velocemente scappano gli intellettuali.
Il governo attuale è abbastanza soddisfatto. A differenza di Stalin, Putin non cerca di dominare il mondo. Per quale ragione il Cremlino avrebbe bisogno di dominare il mondo? Dove si può vendere il gas e dove si comprano le Mercedes?
Al contrario, più intellettuali lasciano il paese e più facile sarà convincere chi resta che la Russia è diventata grande.
Nella cornice di un’economia globale questo flusso dell’intelletto verso l’esterno sarà in grado di garantire un ritardo nello sviluppo della Russia per sempre.
Soprattutto in una fase di crisi quando a morire non sono soltanto vecchi metodi di produzione ma interi paesi e regioni che vivono solo nel passato.
Julia Latynina
Traduzione di Anna Agliati
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