PRESIDENTI E MONTONI

Il presidente Medvedev ha suggerito di confermare l’incarico di presidente della repubblica dell’Altaj all’attuale dirigente Aleksandr Berdnikov.

Si presume che Aleksandr Berdnikov, ex ministro dell’Interno della repubblica dell’Altaj, debba la sua carica all’uomo d’affari Anatolij Bannykh, fondamentale risorsa della Federazione in quanto organizzatore delle vacanze dei funzionari federali nell’Altaj. Qui una volta ha trascorso le ferie anche Medvedev e gli è stato anche presentato Bernikov. E poco dopo Bernikov è diventato il presidente della repubblica.

I nostri presidenti regionali sono tutti diversi: Berdnikov di persona mi ha fatto decisamente una terribile impressione, prima di tutto per il livello intellettuale e per il viso gonfio e rosso, tipico dei bevitori abituali.

La conversazione ha preso una piega piuttosto sinistra quando gli ho chiesto del destino dell’imprenditore agricolo Khrebtov, che poco prima del nostro incontro si era tagliato le vene perché il soviet del villaggio si rifiutava di riconoscergli la proprietà della terra che già da molti anni lavorava. Questa terra, due misere decine di ettari, e’ piaciuta al influente imprenditore Barkhanov. C’è chi dice che sia un conoscente di Berdnikov; alcuni affermano che i due siano partner in affari.

«Ci penso io!» disse il presidente della repubblica, alzò la cornetta e digitò il numero. «E per quanto riguarda quell’agricoltore, Khrebtov? È sua la colpa? Non l’ha formalizzato?»

«Adesso è tutto chiaro» disse il presidente della regione guardandomi: «la colpa è dell’agricoltore. Non ha formalizzato il possesso della terra.»

Il presidente della regione voleva dimostrare di poter “chiarire subito la situazione”. Secondo me, ha dimostrato una scandalosa incapacità ed una patologica riluttanza a chiarire qualsiasi cosa possa gettare ombra sugli affari dei suoi amici.

La storia del contadino Khrebtov è comunque solo mia impressione personale. L’aneddoto federale più celebre legato al nome di Berdnikov è quello della caccia al montone e dello schianto del 9 gennaio dello scorso anno sul monte Chernaya dell’elicottero sul quale volavano, tra gli altri, il rappresentante plenipotenziario del presidente alla Duma di Stato Aleksandr Kosopkin, più altri funzionari federali che lo accompagnavano, evidentemente, per confermare la carica di Berdnikov, il grande custode della natura dell’Altaj Viktor Kajmin e il già menzionato organizzatore delle cacce, lui stesso fervente cacciatore, un siberiano temerario amante dell’avventura: Anatolij Bannykh, “eminenza grigia” della repubblica di Altai.

Si è detto pure che sull’elicottero ci fossero due prostitute, ma può essere che solo di voci si tratti. Comunque, la compagnia ha volato sulla Chornaya Gora per dare la caccia agli arieti selvaggi, montoni di montagna a rischio di estinzione di cui lì sono rimaste in tutto trecento unità. È iniziata una di quelle sanguinarie, insensate carneficine, che si distinguono dalla caccia come la pedofilia dal matrimonio legittimo: dall’elicottero i funzionari ubriachi sparavano con l’automatica ai montoni che si lanciavano lungo la brulla montagna; l’elicottero descriveva ampi cerchi, sfinendo gli animali. Pare che ad osservare l’intero massacro ci fosse un pastore dell’Altaj (gli abitanti dell’Altaj considerano la Chornaya Gora luogo sacro: gli arieti possono quindi pascolarci senza il rischio di essere uccisi). Poi uno dei cacciatori ubriachi, forse lo stesso Kosopkin, è scivolato e un proiettile ha colpito non si sa se il cruscotto o il pilota.

L’elicottero è caduto. I passeggeri sono stati caduti fuori mentre l’elicottero perdeva quota, cadendo proprio sotto l’elica, che ancora girava. Il custode della natura Kajmin è stato decapitato, e come Berlioz è stato seppellito senza testa, non essendo più stata ritrovata. Kosopkin è morto ancor prima di toccare terra. I superstiti Anatolij Bannykh e il secondo pilota (è evidente che si trovavano a terra per guidare i cacciatori) hanno acceso un falò e hanno scaldato i feriti (scaldavano le padelle sul fuoco e poi le avvicinavano alle persone per scaldarle): un funzionario federale è comunque morto, altri due hanno curato i geloni; intanto il presidente della regione, che non si trovava a bordo perché al momento del decollo si stava facendo la sauna, la mattina del giorno seguente ha dichiarato che non era a conoscenza della destinazione dell’elicottero.

Aleksandr Berdnikov mi ha detto proprio così: «Posso provare che non lo sapevo. Il mattino dopo il capo del servizio di sicurezza federale della regione dell’Altaj mi ha chiesto se sull’elicottero ci fosse Kosopkin e dove fosse diretto, ed io ho risposto: “Non lo so”». Si capisce che le parole di Berdnikov non testimoniano la sua mancanza di informazione; testimoniano solo con quale leggerezza Aleksandr Berdnikov frega la persona che gli ha dato l’incarico di presidente e lascia in pericolo l’importante funzionario moscovita, venuto al posto del presidente per prolungargli l’incarico. Ma visto che i posti di questa montagna dove si portano gli arieti sono pochi, Berdnikov avrebbe dovuto conoscere l’itinerario dell’elicottero e avrebbe dovuto sapere che il ritardo di circa un’ora con una temperatura di meno venti gradi e un tale vento avrebbero potuto essere letali.

Conseguenza: centinaia di persone hanno cercato l’elicottero nel posto sbagliato e non è stato trovato né dal Ministero russo delle situazioni d’emergenza né le guardie di frontiera, ma dal fratellastro di Anatolij Bannykh e dalla sua gente (nel senso i ‘fedeli’ che lavorano con lui) provvista di gatti delle nevi (ciò ha anche dato il pretesto alle voci sulla rimozione dei cadaveri delle prostitute e su due decine di arieti abbattuti). Mentre gli organizzatori del sanguinario massacro, puniti a sufficienza per il loro diabolico giochino, tenevano al caldo i compagni in fin di vita (uno in quelle ore si stava appunto congelando), il presidente della regione apparentemente pensava solo a come cavarsela.

Perché Dmitrij Anatol’evič Medvedev ha confermato la carica di presidente della repubblica a questo qui?

La risposta è semplice: diventa chiara dalla delibera che il 24 dicembre 2009 ha siglato il primo ministro Putin. Si tratta di una delibera di costruzione di “contiguità” verso il tracciato automobilistico M52 sul chilometro 651 nella zona del lago Ursul. La “contiguità” consiste in una strada di 22 chilometri che porta alla vallata dove è programmata la costruzione della residenza di un personaggio altolocato. Il costo è di 3,5 miliardi di rubli: un miliardo è già stato stanziato.

Ricordiamo che quest’estate Putin è stato nella Repubblica dell’Altaj, e ha trascorso quasi tutto il viaggio, dichiarato viaggio d’affari, in vacanza da qualche parte sulle montagne. Il suo elicottero è stato visto da molti cacciatori nella regione Ongudajskij, ed è subito corsa la voce che “Putin allunga le mani sulla nostra terra”. In un modo o nell’altro, subito dopo la partenza del premier questa terra, sulla quale secondo i sospetti del luogo si sono “allungate le mani”, è stata dichiarata riserva, ed ecco che i lavori hanno avuto inizio.

La morale è semplice: se nella Repubblica si costruisce la residenza del padrone dello Stato, il presidente della Repubblica stessa diventa intoccabile. C’è solo una cosa che mi preoccupa: ma se fosse stato l’elicottero di Putin e non quello di Kosopkin, a stramazzare da qualche parte sui monti? Può essere che l’ex generale di polizia Berdnikov direbbe comunque che non sapeva chi ci fosse su quell’elicottero né dove fosse diretto?

Julia Latynina
Traduzione di Cristina Zappalà

Luogo

Kosh-Agachskiy rayon, Repubblica dell'Altaj
Russia
49° 39' 49.0608" N, 87° 28' 18.9948" E