Roma, primo febbraio duemilanove. Roma ricorda Stanislav e Anastasia

Questo pomeriggio a Roma una quarantina di persone si è ritrovata in piazza Cavour per ricordare Anastasia Baburova, 25 anni, studentessa della scuola di giornalismo, uccisa mentre inseguiva il sicario dell'avvocato Stanislav Markelov, 35 anni, freddato pochi secondi prima in una via centrale di Mosca. Stanislav Markelov, era uno dei difensori delle famiglie dei ceceni rapiti e torturati dalle milizie filorusse, e della famiglia di Elza Kungayeva, stuprata e uccisa dal colonnello russo Yurij Budanov.
Questi sicari sono VILI e CODARDI. Uccidono le loro vittime alle spalle, fanno fuoco su ragazze di 25 anni armate del solo senso di giustizia e di verità.
Questo pomeriggio, in memoria di Anastasia e Stanislav, hanno preso la parola politici, giornalisti, studenti, uomini della strada: tutti schierati dalla parte della Verità, della Libertà.
Ora provo a raccontarvi le mie sensazioni in questo preciso momento. Io provo una fortissima rabbia, un fortissimo senso di impotenza e, consentitemi, una grande pena per i familiari di queste giovani vite spezzate. Rivedo davanti a me le foto di Stanislav e Anastasia e mi viene voglia di menare le mani, spaccare il vetro della mia scrivania.
Ho conosciuto delle persone. Ma molti sono diffidenti. Fanno fatica ad esprimere quello che hanno dentro. E fanno fatica a condividerlo. Ci sono dolori timidi che molte persone trattengono dentro di sè, credendo di non poterli condividere con nessuno, ma non è così. E non dev'essere così! Ciascuno di noi ha qualcosa da dire, qualcosa da dare e deve farlo! Ciascuno di noi ha un ruolo da giocarsi in questa vita: facciamo che sia il più onorevole possibile.
Basta. Non è nient'altro da dire.
mr creosote