Sorci fuori controllo. In Kirghizistan è stato rovesciato il presidente per un sacco di soldi; ma chi li ha avuti ne voleva un po’ di più.

In Kirghizistan i kirghisi uccidono gli uzbechi. Il conto totale delle vittime ha già superato le duemila persone. Davanti ai partecipanti ai pogrom, sfilano autoblindo e BTR: tolgono le barricate. I partecipanti ai pogrom gratuiti, invece è evidente che i BTR sono stati ingaggiati dai sostenitori del presidente rovesciato Bakiev.

In teoria gli ordinamenti statali si dividono in dittature e democrazie. Secondo me sono cavolate. Nella pratica gli ordinamenti statali si dividono in stabili e instabili. Ci sono le Repubbliche delle Banane, dove la rivoluzione si può fare con cinque copechi per mano di una ventina di bruti, e gli stati forti, dove non bastano né cinque copechi, né cinque rubli e per quanto lotti la rivoluzione non la farai. Il Kirghizistan appartiene al primo tipo. È vero, in Kirghizistan non crescono le banane. Però c’è la droga, fonte di guadagno sia per il potere che per il ceto dirigenziale del paese: i banditi.

Chiamerei il rovesciamento di Bakiev la prima speciale operazione del Cremlino conclusa con successo dopo molti anni, se solo avessero pensato di rovesciarlo.

Bakiev ha governato il Kirghizistan in perfetto stile da dittatoruncolo: era convinto che il paese fosse la sua tasca, e il governante forte è quello che sballotta tutti. All’inizio ha preso il denaro dalla Russia per dare una scossa agli americani e cacciarli dalla base di Manas, poi l’ha preso dagli americani per dare una scossa alla Russia.

Al Cremlino il gioco non è piaciuto. E hanno deciso di dare una strigliata a Bakiev. Per l’operazione avevano stanziato un sacco di soldi; i soldi sono stati distribuiti ai banditi; con questi soldi è stata portata della gente dalle montagne a Biškek e le sono state consegnate armi. Pensavano di fare un po’ di paura, ma di fronte al primo sparo il regime ha gorgogliato ed è colato a picco e i montanari sono corsi a saccheggiare, perché così avevano capito la rivoluzione.

A quello che sarebbe stato non ci pensava nessuno, perché era impossibile immaginarsi che il regime fosse così corrotto da affondare per colpa di una sola falla. Intanto il nuovo regime non ha certo più legittimità di quello di Bakiev: non è arrivato al potere né con la baionetta, né col denaro, né con i suoi, né con gli stranieri: chissà come ci è arrivato. In giro non c’era nessuno: ecco come ci è arrivato. Il governo di Roza Otunbaeva ha la legittimità dell’imperatore romano Claudio, che dopo la morte di Caligola si nascondeva in uno stanzino, aspettando che i pretoriani lo uccidessero; quelli l’hanno tirato fuori, pulito e proclamato imperatore.

È evidente che anche Bakiev ha tratto una conclusione dal proprio rovesciamento: e proprio che se un tot di autobus con selvaggi montanari portati a Biškek è bastato per la rivoluzione, si può ripagare della stessa moneta anche il nuovo regime: ed ecco che arrivano anche i BTR. Un paese di nessuno è come un distributore di benzina che perde. Non prenderà mai fuoco per ragioni naturali, perché prima si troverà sempre un desideroso di gettare un fiammifero in una pozzanghera di benzina. Bisogna veramente andare fuori di testa per gettare un fiammifero subito dopo il proprio rovesciamento: ma forse i Bakiev e i Duvalier di questo mondo ci pensano?

Nel frattempo la strage di Oš ha provocato diverse cose spiacevoli. Per prima cosa, è stato chiarito che le aspirazioni di Putin al ruolo di dirigente della superpotenza regionale sono assolutamente inconsistenti. La superpotenza non crea problemi: la superpotenza è quella che li risolve.

È più facile fare i danni che costruire, e il Cremlino può fare molto: allestire una guerra russo-georgiana, sostenere Janukovyc(, esporre a Parigi la più grande matrjoška del mondo come simbolo del progresso nazionale, ma ecco, quando non si tratta né di matrjoške, né di porcherie, il Cremlino non è in grado di fare nulla.

Non dico proprio che in Kirghizistan sia necessario intervenire; dovremmo regolare i conti, con i nostri “partigiani marittimi” e sbirri ubiqui. Dico semplicemente che dall’esempio del Kirghizistan è evidente quanto si smarrisca il Cremlino di fronte ad avvenimenti che non aveva previsto.

Ecco che nell’agosto del 2008 il Cremlino ha reagito istantaneamente alla dichiarazione di Kokojty sull’uccisione di due mila abitanti pacifici e ha inviato contro il georgiano i carri armati che, per una felice concomitanza di circostanze, erano già in Ossezia del Sud; è vero, in seguito è stato dimostrato che i morti erano molti di meno. Ora a Oš il conto dei morti sta effettivamente raggiungendo le migliaia di persone; il Cremlino sottostima invece la quantità di cadaveri e si consulta con l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Nell’agosto del 2008 non c’era stato nessun consulto.

Seconda cosa evidente è il fatto che questa Organizzazione sia irrilevante. Il senso di questa organizzazione è esattamente quello della matrjoška all’esposizione parigina: nessuno. È nata allo scopo di mostrare che anche noi abbiamo la nostra piccola NATO, di cui la Russia è il capo. Ne sono entrati a far parte da subito gli pseudo-dittatori, con la loro politica estera imprevedibile e ostile; tutti i membri dell’unione si sono esercitati nel lancio delle uova marce gli uni contro gli altri e nell’accattonaggio di soldi dalla Russia; nello stesso tempo alcuni paesi particolarmente dotati, per esempio la Bielorussia, hanno trovato il modo di combinare l’una e l’altra cosa. La maggiore minaccia per i membri dell’Organizzazione è arrivata proprio dagli altri membri dell’Organizzazione, e nessuno in questa gigantesca matrjoška armata sa che fare con il Kirghizistan a parte, è sottinteso, l’Uzbekistan, che sarà felice di mangiarsene un pezzetto.

Per ora si possono solo fare constatazioni: i nostri servizi segreti per la prima volta dopo molti anni hanno ottenuto un formidabile successo. Contrariamente a quanto accade in Georgia, dove sperperano soldi in cospirazioni già da molto tempo, qui hanno fatto vedere a Bakiev i sorci verdi, nel miglior stile CIA, cambiando per cinque dollari un furfante con l’altro nella repubblica delle banane. Il problema è che Bakiev non c’è più, ma i sorci sono rimasti.

(La redazione può non condividere l’opinione dell’autore.)

Julija Latynina.
Traduzione di Cristina Zappalà e Marina Davydova

Luogo

Kyrgyzstan