Rassegna sulla letteratura russa tra le due rivoluzioni: 1905 - 1917
Luogo
Il percorso che tratteggeremo in questi nostri incontri prenderà in considerazione prevalentemente Autori russi che hanno scritto prosa e poesia negli anni immediatamente precedenti e seguenti il 1905 e il 1917, le date delle due rivoluzioni russe, segnati pertanto in modo decisivo dalla tragica condizione politica ed economica, i cui echi sono riscontrabili nei temi e nelle loro sofferte parole. Questi anni drammatici sono stati anche gli anni in cui si sono affermate le più importanti correnti letterarie in stretta ed originale relazione con la storia della cultura europea: Il Simbolismo, che ha visto come massimo esponente Aleksandr Blok (Pietroburgo 1880-1921)e Zinaida Gippius ( 1869-1945); l’Acmeismo che esprime il meglio di sé nell’opera poetica di Anna Achmatova (Kiev- 1889 - Mosca 1966) e e Osip Mandel’stam ( Varsavia 1891- Vladivostok 1938) ; il Futurismo che si è espresso in modi originali ed alternativi rispetto a quello italiano di F.T. Martinetti, con un leader di fama mondiale come Vladimir Majakovskij (Georgia, 1894 - Mosca 1930). Accanto a questi grandi cui dedicheremo specifici incontri, è importante la conoscenza della cosiddetta letteratura dell’esilio, espressa da coloro che hanno abbandonato il paese dopo o durante gli eventi rivoluzionari del ’17. Subito dopo la rivoluzione del ’17, spenti gli entusiasmi e il fervore rivoluzionario, infatti emigrarono verso l’occidente : Z. Gippius e D. S.Marežkovski, Stravinskij, Kandiskij, Jakobson, Chagall….ed altri importanti intellettuali. Nel ’18 l’attentato alla vita di Lenin portò alla fine della stampa borghese. Molti scrittori, prima di scegliere la via dell’esilio, si rifugiarono nelle zone occupate dalle forze antisovietiche, riflettendo anche sul piano letterario la divisione della guerra civile seguita a quella d’ottobre. I principali centri di cultura russa divennero Parigi e Praga, poi gli Stati Uniti. Tra gli emigrati, i cosiddetti eretici dissidenti: I. A. Bunin, N. Berberova, Chodasevic,V. Nabokov, e soprattutto Marina Cvetaeva. (Mosca, 1892-Kasan, 1941). Negli anni della rivoluzione però l’arte in Russia non era morta, anzi molti gruppi di intellettuali cercarono di coniugare con fede una ricerca artistica che concordasse con il sociale, tentando di riassorbire la fase sperimentale delle avanguardie rivoluzionarie in una compagine unitaria attenta all’importanza (educatrice) della rivoluzione, lontana da ogni soggettivismo romantico o formalismo deteriore, sentita come necessità di fondo per la cultura del paese, contro qualunque individualismo che non fosse aderente ai canoni del realismo socialista. Nacque l’immaginismo che dominò la vita culturale tra il ’20 e il ’22, scomparendo dopo il ’23. Mutarono le loro liriche come un estremo sviluppo dell’egofuturismo. Fu l’ultima scuola poetica che rimase apolitica e che non aspirò ad accordarsi o a confrontarsi con la Rivoluzione. Il primo manifesto fu pubblicato nel 1921, firmato da Esenin e Šeršenevic. Il più importante dei nuovi poeti fu certo Sergej Esenin,( 1895-1925), espressione della grande Russia meridionale, che canta ispirandosi alle ballate e alle canzoni popolari con un misto di nostalgia e melodica malinconia. Lo Stato sorto dalla Rivoluzione d' Ottobre ha elaborato nel corso d' un quindicennio (1917-1932) un compiuto modello dell' arte socialista e coerentemente marxista: il cosiddetto realismo socialista. I nomi di Solochov, e di Evtusenko parlano di una grande vitalità della cultura sovietica. Naturalmente la reazione intellettuale non si fece attendere con forme di dissenso e la conseguente esautorazione di grandi intellettuali come: Babel’, Mandel’stam, Pasternak e Bulgakov.
Quando: Lunedì 26 ottobre,2,9,16,23 novembre ore 15,00
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