Kaliningrad, inchiesta sulla mancata repressione
Un inviato speciale del Cremlino è giunto stamane nella città occidentale di Kalinigrad per indagare sulle circostanze che hanno visto venerdì scendere in piazza oltre diecimila persone che protestavano contro il governo chiedendo le dimissioni del premier Putin. Come racconta il quotidiano online Kommersant.ru l’inviato, Ilya Klebanov, è arrivato in compagnia di un rappresentante della Procura generale, Aleksandr Gutsan: il loro obiettivo dichiarato è quello di chiarire come un fatto del genere sia stato possibile (il che testimonia direttamente del fatto che in Russia le manifestazioni antigovernative sono considerate una inammissibile enormità) e di individuare i responsabili.
Non si tratta di individuare i promotori della manifestazione – che sono più che noti, nelle persone dei leader di tutti i partiti presenti in città meno Russia Unita, il partito del governo – quanto di capire 1) come mai in città la situazione economica e sociale è degenerata al punto di provocare una massiccia manifestazione antigovernativa; 2) come mai non sono state prese misure per impedire o minimizzare la manifestazione stessa. In entrambi i casi a rischio sono le poltrone dei governanti locali, colpevoli di aver sottovalutato la situazione in città, e soprattutto quelle dei responsabili (sempre locali) di Russia Unita, che hanno lasciato fare al partito una pessima figura.
Ma è chiaro che i criteri ispiratori della doppia inchiesta sono diametralmente opposti. Infatti possono esserci stati errori e scorrettezze dei dirigenti locali ascrivibili ad eccessivo autoritarismo, per esempio nell’imporre un aumento delle tariffe dei servizi pubblici e dei trasporti; ma il non aver impedito la manifestazione è evidentemente tutt’altra faccenda. Non a caso un rappresentante (anonimo) del governatore regionale Georgy Boos (che rischia la poltrona insieme a Sergej Bulichev, speaker del parlamento di Kaliningrad) si è sfogato con la stampa: “A Mosca sciolgono le manifestazioni con arresti e randellate, noi non l’abbiamo fatto. E’ una colpa?”.
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