Lo sfratto dei rifugiati a Grozny "per ordine del presidente"
Venerdì 14 Gennaio 2011, alle 7 di sera alcuni uomini armati in mimetica sono entrati nella casa dello studente di Grozny (ulitsa Mayakovskiy, 119) e hanno ordinato ai residenti di lasciare le loro stanze. Questo studentato è stato uno dei primi ad essere restaurati dopo la guerra in Cecenia e ha ricevuto lo status di centro d’accoglienza temporanea.
Tuttavia, gli edifici destinati ad essere utilizzati come centri d’accoglienza temporanea (tra cui lo studentato di via Mayakovskiy) sono stati consegnati dalla Federal Russian Migration Service della Repubblica cecena alle amministrazioni dei distretti territoriali per creare nuovi quartieri secondo il decreto № 387-r del 17 ottobre 2007 del governo della Repubblica cecena).
Attualmente ci sono circa 100 famiglie che vivono nei locali di via Mayakovskiy. Di questi, 96 non sono state registrate lì, come avviene in altre regioni della Russia, e risultano ancora iscritte nei loro vecchi luoghi di residenza nelle zone rurali. Proprio queste famiglie sono state vittime dello sfratto, come affermano gli abitanti.
Inoltre, la gente ha detto che all'inizio il vice prefetto era andato da loro comunicandogli che sarebbe stato inevitabile il loro sfratto. Quando gli abitanti hanno cercato di protestare, i funzionari armati li hanno costretti a firmare i documenti nei quali dichiaravano di lasciare le loro case assegnate di loro spontanea volontà. Questo "lavoro esplicativo" è stato presumibilmente compiuto dalle forze di polizia del distretto di Staropromyslovskiy.
Il termine era stato fissato per il 18 gennaio. Se gli abitanti non avessero lasciato le loro case per quel giorno, i funzionari avrebbero usato la forza contro di loro. Alcuni mobili ed altri oggetti erano già stati portati fuori per le strade e da sabato mattina avevano cominciato a sfrattare un certo numero di residenti. La gente era spaventata e non sapeva dove andare. Gli appartamenti sono in gran parte abitati da famiglie povere con figli piccoli, alcuni dei quali disabili. Le loro case sono state distrutte durante la guerra, alcuni di loro non avevano mai avuto un luogo da poter chiamare casa.
Ogni volta che hanno cercato di discutere con i funzionari e gli agenti di polizia incaricati di effettuare lo sgombero, questi hanno risposto che stavano eseguendo un ordine del presidente.
A seguito della diffusione della notizia dello sfratto (prima del 18 gennaio), gli sfratti sono stati sospesi.
Tuttavia, a due famiglie, che hanno già trascorso due giorni in strada, non sono state ancora restituite le chiavi dei loro appartamenti: Malika Umarova e Magomed Saydaliev con i loro quattro figli (il più grande ha 10 anni) e Makka Alieva con il suo bambino malato di soli cinque anni.
Il Centro dei Diritti Umani "Memorial" continuerà a riferire gli eventi.
18 gennaio 2011
Trad. Massimo Ceresa
- Login per inviare commenti
