Russia: i mille volti del terrorismo per l’attentato al treno.

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Fonte foto e approfondimenti in russo

Fonte foto e approfondimenti in russo:
http://novayagazeta.ru/data/2009/133/00.html

Sospetti e piste cecene per l’attentato sulla linea...

Sospetti e piste cecene per l’attentato sulla linea Mosca-Pietroburgo
Quel treno per Mosca: la strategia del terrore
http://www.opinione.it/articolo.php?arg=4&art=87717
di Gabriele Cazzulini

L’ordigno esplosivo che ha fatto deragliare il treno russo Nevsky Express ha anche scatenato un nugolo di interpretazioni sui responsabili. Era la sera di venerdì 27 novembre, alle 21,34, quando nel tragitto da Mosca a San Pietroburgo, il treno ad alta velocità Nevsky Express viene colpito da due esplosioni, di cui una sola determinante, che spezzano le ultime quattro carrozze del convoglio, sbattendole violentemente fuori dai binari e trasformando i passeggeri in proiettili umani. Una frazione della stampa russa ha coraggiosamente denunciato la lentezza intollerabile dei soccorsi. Sebbene l’attentato abbia avuto luogo in un’area pressoché desolata, sono occorse tra le tre e le quattro ore prima dell’arrivo dei soccorsi – un tempo letale per i tanti gravissimi feriti. Da alcuni rapporti ripresi dal quotidiano “Gazeta”, sembra addirittura che le forze di sicurezza abbiano raggiunto il luogo del disastro ben prima dei soccorsi – ma abbiano dato la precedenza a transennare l’area per individuare possibili tracce o indizi. Poi i dati di fatto, reali e simbolici. L’esplosivo era sette chili di tritolo, piazzato in modo rudimentale proprio sui binari, senza particolari dispositivi di attivazione a distanza. Ma nemmeno quaranta minuti prima era passato il nuovo super-treno veloce Sapsan, che alla metà di dicembre inizierà la stessa tratta del Nevsky Express. Perché colpire il secondo e non il primo?
Da ciò si evince che l’esplosivo doveva essere stato collocato dopo il passaggio del Sapsan. Se l’ordigno era semplice, le competenze per maneggiarlo erano molto qualificate, come quelle del personale militare. Far deragliare il Nevsky Express vuol dire cercare la carneficina di passeggeri in maggioranza manager e burocrati di alto profilo – tra cui Boris Evstratikov, direttore della banca centrale russa. E’ un colpo al vertice del potere. Quindi ritorna in auge il movente del terrorismo di matrice cecena, proprio in una congiuntura in cui non solo la Cecenia ma l’intero Caucaso russo è nuovamente in fibrillazione e dove gli attentati contro l’autorità di Mosca si susseguono ogni giorno e simultaneamente in differenti punti, dall’Inguscezia alla Cecenia, al Dagestan. Proprio qui, ieri, si è verificato il terzo tentativo, fallito come gli altri due, di provocare un attentato ad un treno passeggeri. Per non dimenticare che lo stesso Nevsky Express nell’agosto 2007 aveva subito un analogo attentato. E’ ancora in corso il processo che accusa come esecutori due giovani ceceni. Ma il presunto mandante, il guerrigliero ceceno Dokka Umarov, potrebbe essere morto nell’incursione russa dello scorso 26 novembre, due giorni prima dell’attentato al Nevsky Express. Tutto sembra puntare contro la rediviva guerriglia anti-russa – anzi tutto sembra puntare troppo velocemente e troppo logicamente in quella direzione. E’ l’inquietante interrogativo del quotidiano “Nezavisimaya Gazeta”, analizzando la copertura mediatica, che ha sempre sposato la tesi del terrorismo caucasico e le interviste ai testimoni, troppo rigorosi nel fornire una versione troppo simile. E’ la strategia del Cremlino per alimentare una tensione sociale in vista di un nuovo, pesante intervento militare in Caucaso? Deja-vu. Allora è solo l’inizio, anzi la ripresa di una scia di sangue che il Cremlino s’illude di poter manovrare a proprio favore. La più spietata ragion di stato faceva dire a Stalin che un milione di morti è solo una statistica – lo sono anche le ventisei vittime del Nevsky Express?

Un’ombra neonazista dietro la strage del Nevski Express.

Un’ombra neonazista dietro la strage del Nevski Express.
http://www.nuovasocieta.it/stelle/3454-dc.html
di Daniele Cardetta

Il bilancio dell'attentato in Russia sul treno Nevski Express sulla linea Mosca-San Pietroburgo è tragico: 30 morti e almeno 90 feriti più un numero imprecisato di dispersi.
Dei due ordigni almeno uno doveva essere stato sistemato all'interno di una delle carrozze del treno.

Tra i morti personaggi importanti come il capo della compagnia statale "Strade russe" S.Tarasov, e B.Ievstratikov presidente dell'Agenzia federale per le riserve statali. Anche un italiano tra i feriti, ma fortunatamente pur non essendo lievi le ferite da lui riportate dovrebbe riprendersi entro tre settimane.

Ma ad avere sconvolto la Russia, già purtroppo adusa a tremendi attentati terroristici, è questa volta l'origine presunta di questo attentato, rivendicato dal gruppo naziskin Combat 18 su internet. Mentre la polizia russa afferma alla stampa che sicuramente l'attentato sarebbe stato attuato da più di una persona, non è del tutto da escludersi la pista del terrorismo ceceno, per quanto rimanga la pesante macchia di un sacchetto contenente esplosivo con sopra una svastica ritrovato nella metropolitana di San Pietroburgo il 14 novembre 2009.

Attualmente la linea danneggiata dalla deflagrazione è interrotta mentre le famiglie delle vittime chiedono che vengano immediatamente ritrovati i colpevoli.

Ma cerchiamo di capire meglio chi siano questi fantomatici neonazisti del gruppo Combat 18:

Innanzitutto la deriva neonazista nell'ex-Urss sta prendendo piede negli ultimi anni in modo preoccupante tanto in Russia quanto nei paesi dell'ex galassia sovietica nell' est Europa. In Russia evidentemente qualcuno deve aver sottovalutato questo sinistro fenomeno, ignorando tralaltro le decine di omicidi rivendicati da questi gruppi eversivi dell'estrema destra, i quali evidentemente non erano stati presi sul serio per non pensar di peggio. Il gruppo Combat 18 in particolare, il quale dispone anche di un sito web, è nato in Europa come gruppo skinhead negli anni Ottanta, mettendo radici in Russia a partire dagli anni Novanta. Chiaramente essendo Combat 18 solamente una sigla, qualsiasi gruppo di sbandati potrebbe essersi arrogato il diritto di chiamarsi in questo modo, tuttavia lascia preoccupati il fatto che questo gruppo terroristico avrebbe fornito particolari inediti sul ritrovamento dell'esplosivo, lasciando presumere che dietro le loro farneticazioni potrebbe nascondersi qualcosa di vero.

Per la precisione il movimento Combat 18 nacque in Inghilterra affiliato al gruppo estremista e razzista Blood & Honour, e i numeri 1 e 8 starebbero per le lettere A e H, ovvero le iniziali di Adolf Hitler ( prima e ottava lettera dell'alfabeto). Questo movimento in modo abbastanza sorprendente ha radici anche in Italia in Germania, ma evidentemente fino alla strage del Nevski Express nessuno aveva pensato di preoccuparsene. Intanto, mentre in Russia ancora si piangono i morti dell'attentato, andrebbero forse riesaminati tutta una serie di omicidi violenti a sfondo etnico che sono stati perpetrati nell'Ex Urss negli ultimi 10 o 15 anni.