Russia: Poliziotti onesti, poliziotti killer
E’ ancora vivissimo in Russia il polverone sollevato dalla serie di video postati su YouTube da agenti onesti che denunciano la corruzione dei loro capi e dell’intero “sistema-polizia”, ed ecco piombare sul corpo dei “tutori dell’ordine” un’altra raffica di guai. Per la seconda volta in pochi giorni è venuto alla luce un episodio di persone uccise a suon di percosse da agenti di polizia ubriachi, e contemporaneamente i responsabili della polizia carceraria hanno dovuto ammettere la loro responsabilità nella morte in prigione di un famoso avvocato. Una vera tempesta insomma, che vede praticamente ogni giorno il ministro dell’interno Rashid Nurgaliyev costretto a scusarsi, a promettere inchieste, a dare spiegazioni più o meno convincenti. O addirittura a uscirsene con dichiarazioni sconcertanti, come quella resa ieri durante una visita a una scuola per figli di poliziotti e riportata dal sito NTV: “se un poliziotto attacca fisicamente un cittadino innocente, quest’ultimo ha il diritto di difendersi e colpire a sua volta l’aggressore in divisa”. Evidentemente la situazione comincia ad essere davvero drammatica.
Poliziotti a Mosca
Poliziotti a Mosca
Gli ultimi due uomini pestati a morte da agenti di polizia sono un giovane caucasico aggredito qualche giorno fa a Mosca davanti a un McDonald’s da tre poliziotti ubriachi e rimasto senza vita sul selciato, e un uomo preso a pugni da un agente a San Pietroburgo e morto ieri in ospedale per le conseguenze delle botte ricevute. In entrambi i casi gli agenti responsabili sono stati arrestati (il che rappresenta già una certa novità rispetto al passato). Inoltre divampa, alimentato dai media, lo scandalo per la morte in carcere di Sergei Magnitskij, avvocato di grido che era stato arrestato per concorso nell’evasione fiscale di un suo cliente (il finanziere britannico William Browder, riparato all’estero) ma che era anche uno dei testimoni chiave in un’altra inchiesta, in questo caso a carico di un alto funzionario dell’ispettorato del fisco. Magnitskij è rimasto in carcere quasi un anno, in condizioni miserevoli, malato, senza alcuna cura e senza poter mai vedere o parlare con i suoi parenti; le sue lettere, consegnate a un avvocato, rappresentano un drammatico diario di una morte annunciata. Ieri, dopo che lo stesso presidente Dmitrij Medvedev aveva personalmente chiesto alla Procura generale di aprire un’inchiesta sul caso, il quotidiano online Kommersant riferisce che il responsabile delle guardie carcerarie Aleksandr Smirnov ha ammesso che sì, “ci sono delle responsabilità nostre in questa morte”.
La tensione sta insomma salendo parecchio, anche perché su altri fronti e in tutt’altri contesti le forze di polizia russe sono massicciamente sotto attacco militare: nel Caucaso anche ieri due poliziotti sono stati uccisi nel corso di scontri a fuoco, uno di essi era un ufficiale importante delle forze speciali federali. Il contrasto tra chi, portando la divisa, si espone davvero a gravi pericoli e chi invece ne approfitta per rubare e compiere soprusi contro i cittadini è sempre più stridente.
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