STORIA DI YULIA PRIVEDENNAJA: IN RUSSIA TORNA LA PSICHIATRIA PUNITIVA?
Giovedi 18 febbraio, Yulia Privedennaya varcherà le porte del Serbsky, il famigerato ospedale psichiatrico dove in epoca sovietica rinchiudevano i dissidenti. La sua colpa? L'aver fondato una comune hippy-agricola alle porte di Mosca, dove si allevano mucche sulle note di Beethoven tra dipinti a olio, colture bio, poesie, Esperanto, bandiere della pace;, campi estivi per bambini, aiuto a "ragazzi difficili". Senza i soldi dei partiti.
Lucia Sgueglia Sabato 13 Febbraio 2010
MOSCA – All’appuntamento nella Casa dei Giornalisti di Mosca, mentre fuori la neve cade fitta, arriva con uno zainetto in spalla, viso aria acqua e sapone nonostante i 35 anni, capelli a caschetto, sguardo azzurro limpido. Rifiuta caffé, aperitivo, sigaretta. Parla calma, a volte sorride. Assurdo pensare che tra pochi giorni, Yulia Privedennaya varcherà le porte del Serbsky: il famigerato ospedale psichiatrico dove in epoca sovietica rinchiudevano i dissidenti. Psichiatria punitiva, secondo la teoria della “schizofrenia latente”: costoro erano “malati” poiché privi d’istinto di autoconservazione. Oggi la pratica pare tornata in voga in Russia.
Un mese di esame psichiatrico intensivo attende Yulia: lo ha deciso la corte suprema dopo vari inutili appelli, e perizie che l’han giudicata “suggestionabile, con idee illusorie sulla trasformazione della società”. La sua colpa? Coi compagni di P.o.r.t.o.s. (Associazione poetica per l’Elaborazione di una teoria Universale della Felicità), nel 1996 crea una comune agricola alle porte di Mosca, vicino Lyubertsy: allevano mucche e polli sulle note di Beethoven tra dipinti a olio, coltivano bio, scrivono poesie, parlano Esperanto, tra ritratti di Che Guevara, Lenin, bandiere della pace; organizzano campi estivi per bambini, accolgono figli di famiglie difficili per salvarli da alcool e droga, pagandogli gli studi. Che c’è di male? “Forse – riflette Yulia - l’aver proposto un'associazione giovanile alternativa, non finanziata dai partiti come i "Nashi" [filoPutin]. Siamo convinti che la società civile debba essere autonoma, per stimolare lo sviluppo”. Mostra alcune foto che la ritraggono con Mikhail Gorbaciov e Raissa, nella Kiev “arancione” del 2004, sulla muraglia cinese. Da sempre sostenitrice attiva di Gorby, “un politico dal volto umano, ci ha regalato un’idea”. Portos è apolitica. Ma nasce proprio dalla perestrojka: agli inizi degli ‘80 il leader ideologico e fondatore del movimento, Yuri Davidov, critica il Pcus e organizza una marcia-blitz di protesta dall’Ucraina alla Russia, 100 km in 24ore, finisce negli “Psikhushka” tra elettroshock e somministrazione forzata di medicine tossiche come il Borbomil. “Allora non poteva esistere un collettivo che non fosse il komsomol”, ricorda Yulia. Finita l’Urss, nell’ottobre 1993 difendono la casa Bianca dai tank di Eltsin in nome del pacifismo: “volevamo evitare il sangue”. E Portos è dedicata a Gennady Sergeev, il giovane ufficiale del gruppo speciale Alfa che rifiutò di obbedire agli ordini di Eltsin e sparare contro l'edificio. Col capitalismo, “cominciammo a riflettere sul lavoro contadino come vivere alternativo”. Le "comuni" tanto di moda tra Europa e Occidente negli anni 60 erano una novità assoluta per la Russia reduce dall'Urss: e Yulia dice di essersi ispirata in verità più ai kibbutz. Due capre regalate da una vecchia, poi la prima piccola fabbrica di agricoltura sperimentale, 30 persone in tutto ma tanti clienti che comprano i loro prodotti sani. “é interessante che la Russia oggi sia meno autosufficiente dal punto di vista alimentare di 100 anni fa, con Nicola II – nota Yulia - importa tutto, in provincia scarseggiano latte e carne”. La teoria economica si intreccia, seppur indirettamente, con la critica politica. Nel 2000 ricevono la visita della polizia per la lotta al crimine organizzato: “distrussero tutti i macchinari, in un hangar avevamo una biblioteca di 10mila volumi”. Davidov è arrestato con altri 4, condannato a 6 anni, un compagno a 8, altri due dichiarati infermi mentalmente (le loro, "idee deliranti sulla ricostruzione e la riforma della società"). Le accuse sono pesanti:è “organizzazione di formazione armata illegale” e “limitazione della libertà”, "maltrattamento di minori". Avevamo fucili da caccia con regolare porto d’armi, spiega Yulia: “avevamo subito attacchi, Lyubersty è il regno dei narcotrafficanti, non gli andavamo giù”. La seconda accusa riguarda due minorenni che vivevano da Portos: "Pensiamo che gli inquirenti abbiamo pagato le famiglie o costretto i ragazzi a dire che li maltrattavamo, è falso". In prigione Davidov, morto l’anno scorso, scrive un libro zeppo di statistiche per dimostrare che la salute dei russi è peggiorata sotto Putin. "I numeri non mentono", commenta Yulia. I Portos cambiano sede, ma nel 2007 tocca a Yulia: stesse accuse, 3 mesi in cella d’isolamento – il famigerato Sizo - senza processo. “Erano dei servizi segreti, mi fermarono mentre andavo al funerale di una poetessa: le vostre idee sono peggio di crimini, dissero. E ammisero che mi seguivano da 5 anni”.
Utopisti, hippy, estrosi, sognatori forse, ma certo non pericolosi. Nell’ultima perizia, a interrogare Yulia è la dott.ssa Venera Akhmerova, al Serbsky da 35 anni: “mi chiese cosa pensavo di Putin e Stalin, perchè non facevo una vita normale come tutti, famiglia, bambini. Citai Pushkin, mi disse che era pazzo anche lui. Al processo non c’erano testimonianze contro di me, ecco perché hanno deciso la via psichiatrica”. Ora Yulia, che ama leggere Campanella e Giordano Bruno, ma anche Evtushenko e Solzhenytsin, rischia il prolungamento del ricovero a 90 giorni: "Ho paura che mi diano medicine dannose come successe a Yuri. E allora diverrò pazza davvero". Ma non si arrende. Portos ha una filiale in Ucraina, vicino Kharkov, nel villaggio di Karavan, si chiama “Sparta”, un invito al lavoro duro: lì le tv sono più libere, sono andate a trovarli, hanno raccontato la loro “città del sole”, un modello, pare, che comincia a fare proseliti.
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