Su Grozny cala il velo
Costruisce nuove moschee, ha reso obbligatorio l’uso del velo per le donne e sostiene la poligamia. Ramzan Kadyrov, il presidente ceceno appoggiato da Putin, usa l’islam per affermare il suo potere.
Ramzan Kadyrov, ex leader paramilitare, è diventato presidente della Cecenia nel 2007, dopo l’assasinio di suo padre, il mufti Ahmad Kadyrov, nel 2004. “Nel paese di Kadyrov il culto islamico, elevato a religione di stato, ha assunto dei toni da operetta”, racconta Libération.
Simbolo di questa religione ostentata sono i tre grandi edifici fatti costruire dallo stesso Kadirov a Grozny: la moschea, l’università islamica e il centro di medicina islamica. La moschea Ahmad Kadirov, edificata nel cuore della città, è la più grande moschea dell’intera Russia. Sulla stessa piazza sorge il palazzo della nuova università Putin-Kadyrov che ha aperto le porte a settembre e accoglie già duecento studenti. Tutti gli insegnanti che lavorano nell’istituto hanno studiato in Siria. Il centro di medicina islamica, infine, offre cure alle malattie soprattutto di origine nervosa attraverso metodi strettamente tradizionali.
Questi tre edifici monumentali sono l’orgoglio del presidente, che ha fatto del culto della personalità una vera e propria religione. La capitale cecena, in rovina fino a cinque anni fa, è stata al centro di un programma di ricostruzione finanziato in pompa magna da Mosca e inaugurato dallo stesso Putin all’inizio del suo secondo mandato come presidente.
Dopo un viaggio alla Mecca nel 2006, il giovane Kadyrov si è fatto promotore di un programma di “rinnovamento spirituale e morale”, ha proposto di legalizzare la poligamia e di depenalizzare il delitto d’onore. “Questa manovra è tesa ad attirare l’appoggio dei conservatori, soprattutto nei piccoli paesi martirizzati dalla guerra in cui queste moschee maestose vengono accolte come un dono del cielo e sembrano essere una risposta alle privazioni subite durante l’epoca sovietica e durante la guerra”, commenta Libération.
Il ritorno alla poligamia, infine, è un tema molto sostenuto dai conservatori che lo ritengono una soluzione allo squilibrio demografico. Nel paese, infatti, ci sono diciannove donne per ogni uomo a causa della guerra e delle sparizioni di uomini, che anche dopo la fine del conflitto, hanno continuato a essere all’ordine del giorno nel paese caucasico.
“L’islam non c’entra niente”, afferma Taous Serganova, 51 anni, professore di russo in una delle più antiche università del paese. “I nostri imam non conoscono molto bene il Corano. Questo è solo un modo per controllare meglio la gente”.
Le nuove regole sono entrate in vigore con le maniere forti. Ibrahim Kerimov, il rettore dell’Istituto del petrolio, è stato costretto a dare le dimissioni perché la sua segretaria non portava il velo. “La città è stata ricostruita, ma il campo delle nostre libertà si è ristretto”, conclude Serganova.
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