Tutta la verità sull’assalto alla nave della “Freedom Flotila”: la reporter Angela Lano racconta i suoi attimi di terrore
Da AFFARI ITALIANI di Ivan Vadori
Tutta la verità sull’assalto alla nave della “Freedom Flotila”: la reporter Angela Lano racconta, in esclusiva ad Affari, i suoi istanti di terrore.
Il mondo intero è rimasto senza fiato guardando le immagini del video dell’assalto delle truppe speciali israeliane. La nave attaccata, battente bandiera turca, è una delle sette imbarcazioni facente parte della missione internazionale “Freedom Flotila”.
Angela Lano, giornalista italiana specializzata nelle discipline arabo-islamiche, ha vissuto in prima persona quegli istanti di terrore. Affari in esclusiva ripercorre quei drammatici attimi, dove la linea di confine tra la vita e la morte è stata alquanto sottile. Una volta dirottata la nave dalle acque internazionali, dove è avvenuto l’attacco; l’intero cargo, costituito da 10 milioni di euro di aiuti umanitari per Gaza, è stato sequestrato al porto di Ashdod dal governo di Israele.
Angela eri l’unica donna italiana della missione “Freedom Flotila”. Cosa ti ha spinto ad imbarcarti per questa causa?
“Ero su quella nave perché ritengo che dal punto di vista giornalistico fosse alquanto interessante questa notizia di volere raggiungere Gaza per portare aiuti umanitari. Per lo più costituiti da carrozzine,medicinali, case prefabbricate. Io sono direttrice dell’agenzia stampa Infopal (www.infopal.it) che si occupa di dare notizie sulla Palestina. In Italia l’informazione su quella regione è alquanto carente e manipolata. Ho chiesto dunque all’organizzazione di fare parte dello staff dei giornalisti, ed ho avuto il loro assenso”.
Avevate ricevuto delle intimidazioni da parte di Israele per la vostra partenza?
“Negli ultimi 15 giorni prima di salpare, il governo di Netanyahu ha continuato a minacciarci comunicando che se saremmo partiti ci avrebbero attaccato. Questo non ha convinto gli organizzatori a desistere e ad abbandonare la missione in atto. Una volta nella nave, abbiamo appreso che Israele stava preparando l’ operazione militare “Sky Wind”. Però tutto sommato non avremmo mai pensato che sarebbe scattata l’offensiva. Eravamo troppe navi, tanta gente di diversi Paese, una copertura mediatica così forte. Questo è stato l’errore fatale di Israele, che si è dimostrato uno Stato prepotente. Non hanno considerato che la nave turca avesse una strumentazione di bordo attrezzata per mandare in diretta con il satellitare un eventuale attacco. Non hanno valutato che il mondo intero avrebbe appreso ogni loro gesta”.
Com’è avvenuto l’arrembaggio?
“Sia noi che le navi cargo sono state assaltate dal cielo dagli elicotteri e dal mare con dei veloci gommoni Zodiac. Le imbarcazioni con il carico erano munite di filo spinato per “rallentare” un eventuale assalto con i mezzi aerei”.
Come ti sei sentita in quegli istanti?
“Avevo paura non solo per la mia incolumità, ma per quella di tutti. Noi giornalisti ci siamo separati dagli attivisti che hanno formato un cordone umano attorno alla cabina del capitano. I soldati armati fino ai denti, urlavano e ci minacciavano di morte. Hanno buttato delle bombe a terra ed avevano le pistole elettriche affinchè noi non potessimo opporre resistenza. Inferociti hanno picchiato i pacifisti inermi impossessandosi della nave. Tutto questo in una quindicina di minuti circa, ma in quegli istanti di terrore non si ha la concezione del tempo. Una volta arrestati ci hanno messi tutti sul ponte, dove siamo rimasti seduti per 8 ore”.
E’ stato definito il numero dei morti?
“No. Non è chiaro perché si parla di una decina di uccisi, ma sono ben 9 i dispersi. Nel video avete visto che vengono gettati in mare dei corpi. Alcuni nostri giornali hanno sostenuto che quegli uomini fossero soldati, è esattamente l’opposto. Hanno trovato anche dei cadaveri in bagno; uccisi a sangue freddo o perché vi si erano nascosti”.
Durante la carcerazione cosa hai subito?
“Le donne non hanno subito attacchi fisici come gli uomini. Ci hanno sequestrato tutto. A me hanno sottratto la borsa, documenti,soldi, telefono, press-card internazionale, la tessera dell’ordine. Su di tutti c’era una forte pressione psicologica. Erano infastiditi dal fatto che non avessimo firmato l’ammissione di colpa, che noi non avevamo, di essere entrati a Israele illegalmente. Ci minacciavano che se non avessimo firmato non saremmo usciti vivi di lì, ma se avessimo accettato i loro patti ci avrebbero liberati subito. Per due giorni di carcerazione ci hanno promesso di parlare con gli avvocati, le famiglie, l’ambasciata. Ma non è successo. Io ovviamente non ho potuto dimostrare che ero una giornalista poiché si erano impossessati dei miei documenti”.
Israele ha deciso poi di espellervi?
“Sì, noi siamo stati tutti deportati. Così è scritto sui documenti di espulsione, per 10 anni non potremo entrare in Israele. Ma chi ci vuole entrare in quel Paese, siamo ben contenti”.
Secondo te, qual è stato il fine di questo attacco?
“Per me Israele ha voluto in primis colpire la Turchia. Darle una vera sberla in faccia al Paese che li ha sfidati, essendo i promotori della “Freedom Flotila” insieme alla campagna europea, “FreeGaza” e “FreePalestine”. La presenza di attivisti turchi e giornalisti era la più copiosa. La Turchia sta giocando un ruolo importante in Medio Oriente. Netanyahu voleva dimostrare che Israele ha i muscoli e comanda.
Poi sicuramente l’arrivo di queste sette navi avrebbe rotto l’assedio alla Striscia di Gaza. Israele non avrebbe mai permesso una cosa simile”.
Il Governo italiano ha votato contro alla decisione dell’ONU di costituire una commissione di inchiesta internazionale sull’accaduto. Qual è stata la tua reazione da cittadina italiana?
“Mentre eravamo in carcere non sapevamo nulla di quello che stava accadendo al di fuori. Quando sono arrivati gli ambasciatori e gli avvocati abbiamo compreso che tutto il mondo è rimasto sconvolto per quando successo. Si sono mossi l’Onu, la Nato, la Comunità Europea, la stessa Hillary Clinton, il Vaticano, tutti i Paesi che hanno ritirato i propri diplomatici. E’ stato un momento di grande commozione e gioia per tutti noi. Tutto il nostro sforzo ed il sacrificio dei morti non è stato vano. Apprendendo che l’Italia aveva ,come il solito, seguito il “carrozzone” degli Stati Uniti mi sono cascate le braccia. Sembra che il nostro Paese, i nostri Ministri siano più fedeli agli altri Stati stranieri che ai propri cittadini. Questa è una vergona”.
In Italia alcune testate nazionali hanno sostenuto l’azione militare di Israele. Il tuo commento a riguardo?
“Da alcuni giornali cosa ci possiamo aspettare. Devono fare il loro gioco, fanno solo da grancassa al Governo”.
Che accoglienza hai avuto, una volta rientrata in Italia?
“Tantissima solidarietà da tanta gente comune,colleghi, amici. Peccato che l’Ordine dei Giornalisti e S.N.P. a cui appartengo, non si siano preoccuparti di scrivermi neanche mezza riga di compartecipazione”.
Come finirà questa vicenda?
“Non credo che questa volta finirà tutto nel nulla. Ci sono 44 Paesi coinvolti, ci sono morti. I media di tutto il mondo incollati su Israele. La presa di posizione forte dell’Onu e della Comunità Europea. Israele non è mai stata così in basso nell’indice di gradimento internazionale. Con questo attacco violento, disumano il governo di Netanyahu ha dimostrato che è uno Stato debole moralmente e politicamente”.
Cercherai di raggiungere nuovamente la Striscia di Gaza?
“Certo, come tutti gli altri. Il prima possibile. Ci stiamo organizzando con una nuova flotta di venti navi”.
Ivan Vadori
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