ACCANTO ALLA REPRESSIONE INTERNA IL CREMLINO PERSEVERA NELLA GUERRA DEL GAS

Non è soltanto l’assassinio di Anastasija Baburova – giornalista della Novaja Gazeta [la medesima testata per la quale scriveva la coraggiosa Anna Politkovskaja, n.d.a.] – e di Stanislav Markelov – avvocato impegnato nella condanna delle violazioni dei diritti umani perpetrate dall’esercito russo nel Caucaso – a certificare l’aggressività della politica del Cremlino.

Infatti, mercoledì 25 gennaio la fornitura di gas russo alla Polonia attraverso l’Ucraina è ripresa dopo due settimane di interruzione; tuttavia, già l’indomani un quarto della quantità di”oro blu” importata è misteriosamente venuto meno, per poi ricomparire poche ore più tardi ad un prezzo maggiore.

“Tramite l’allacciamento con la rete ucraina a Drozdowicze, giovedì 26 gennaio sono transitati circa 7 milioni di metri cubi di gas, due volte meno rispetto a prima della crisi in Ucraina” riporta in un comunicato l’Agenzia polacca del gas PGNiG. “La sera, Gazprom ha incrementato le forniture alla Polonia attraverso i gasdotti bielorussi, compensando la quantità di gas carente”.
Peccato che il gas venduto da Gazprom sia di gran lunga più caro rispetto a quello fornito dalla società intermediaria RosUkrEnergo (RUE) via Ucraina: così, Varsavia è stata costretta ad un rincaro improvviso contro la sua volontà.

RUE è la compagnia intermediaria nel commercio del gas russo: registrata in Svizzera, è posseduta per metà da Gazprom e per l’altro 50% da oscuri affaristi ucraini, tra i quali figurano nomi quali Dmytro Fyrtaš e Ivan Fursin. In base all’accordo stretto domenica 18 gennaio tra i primi ministri di Mosca e Kyiv – rispettivamente Vladimir Putin e Julija Tymošenko – tutte le scorte RUE in Ucraina sono state rilevate dalla compagnia ucraina Naftogaz. Si tratta di una delle condizioni per porre fine alla disputa tra i due Stati e sbloccare la fornitura di gas russo all’Europa attraverso i gasdotti ucraini.

Da mesi si vocifera circa la presunta volontà di Gazprom di uscire da RUE, resa impossibile soltanto dall’esistenza di contratti ancora in essere che legano saldamente le due società. A favorire la scelta, vi sarebbe la decisione della Tymošenko di pagare il gas russo secondo il tariffario europeo direttamente a Gazprom, esautorando, così, il tramite RUE. Del resto, in alcuni altri Paesi Gazprom vende il proprio gas avvalendosi di altri intermediari.

Inoltre, “grazie all’accordo tra Putin e la Tymošenko, Gazprom può totalmente “lavarsi le mani” in merito alle mancate forniture di gas da parte di RUE”, come evidenziato da Michajl Korčemkin, direttore del centro studi East European Gas Analysis.

La premier Tymošenko – riporta Ukrajinskaja Pravda – ha impegnato Naftogaz ad acquistare da Gazprom 10,5 miliardi di metri cubi di gas conservati nei magazzini in Ucraina (formalmente di possesso RUE) al costo di 1,6 miliardi di dollari, senza però poter applicare al colosso monopolista russo alcun incremento delle tariffe per il transito del gas verso l’Europa.

Gazprom accusa RUE di aver causato l’incremento del costo della fornitura di gas all’Ucraina. L’ente intermediario continua a confermare l’esistenza di scorte di gas nei magazzini ucraini. Kyiv smentisce.

Fino a quando tale conflitto non sarà risolto, possibili rincari e blocchi delle forniture di gas potrebbero interessare non soltanto Ucraina e Polonia, ma anche altri importanti clienti RUE come Ungheria, Romania, Slovacchia e Germania.

Contemporaneamente alla repressione interna, confermata dai recenti omicidi in pieno centro a Mosca, l’accoppiata Putin-Medvedev continua a servirsi dell’arma del gas per minacciare l’Europa, in barba agli accordi stretti con l’UE non meno di una settimana fa. Oltre a tutto ciò, è sconcertante constatare come il Cremlino sia agevolato nell’opera dal cronico silenzio dei media occidentali, ancora una volta totalmente disinteressati alla questione.

Matteo Cazzulani