ANNAVIVA SOLIDALE CON ADRZEJ POCZOBUT

L’Associazione ANNAVIVA esprime piena solidarietà e vicinanza al giornalista Andrzej Poczobut, corrispondente dalla Bielorussia per il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, privato lo scorso 5 marzo dell’accredito di giornalista da parte delle autorità di Minsk.

Arrestato dal KGB (i servizi segreti bielorussi) con l’accusa di aver partecipato a “manifestazioni illegali di protesta” contro la decisione delle autorità bielorusse di annullare le cariche della Comunità dei Polacchi di Bielorussia – democraticamente elette dai suoi iscritti, Poczobut ora rischia persino la detenzione.

Secondo il ministero dell’Interno, Poczobut è reo di “descrivere l’attualità del Paese in modo parziale e negativo”. In particolare, sotto accusa sarebbero finiti alcuni suoi recenti articoli circa l’intenzione di prelevare le impronte digitali a tutti i cittadini, e sul mancato rispetto del pluralismo di informazione da parte del regime del presidente Alaksandar Lukašenka.

La condotta delle autorità bielorusse lede appieno il principio della libertà di parola e di informazione, proprio di ogni Paese democratico. Infrange persino la promessa delle più alte cariche dello Stato circa l’impegno a “liberalizzare la vita pubblica” per raggiungere gli standard minimi di democrazia richiesti dalla Comunità internazionale.

La Bielorussia di Lukasenka dichiara di ambire a relazioni più strette con l’occidente, soprattutto con l’Unione Europea. Tuttavia, la repressione di ogni voce libera – di cui il caso Poczobut è, purtroppo, solo l’ultimo esempio di una lunga serie – dimostra la mala fede delle autorità di Minsk.

Per questa ragione, rivolgiamo un appello al governo italiano, a tutti i governi UE e alla Commissione Europea affinché con una voce sola e forte si richieda alla Bielorussia il rispetto della libera informazione, condizione fondamentale per l’avvio di ogni forma di cooperazione. Inoltre, ci appelliamo anche ai giornalisti italiani, affinché l’ennesimo sopruso perpetrato dal regime di Lukašenka ai danni di un collega – ennesima violazione del diritto di parola e di libero pensiero – non passi inosservata nel nostro Paese.