BIELORUSSIA: LUKAŠENKA INVITATO AL VERTICE UE. MA LA REPRESSIONE A MINSK CONTINUA

Il presidente bielorusso Alaksandar Lukašenka è stato invitato al vertice inaugurale della politica di vicinato orientale UE previsto per il 7 maggio a Praga.

Ad annunciare la notizia è stato il ministro degli Affari Esteri di Minsk Siarhiej Martynau. Pronta conferma è arrivata dal suo omonimo ceco Karel Schwarzenberg – in visita a Minsk nella veste di presidente di turno del Consiglio d’Europa – il quale, tuttavia, ha dichiarato che Lukašenka non ha confermato la sua presenza, aggiungendo che “chi rappresenterà la Bielorussia al vertice sarà chiarito solo in un secondo momento”.

Il partenariato orientale è un’iniziativa mirante a rafforzare e a migliorare le relazioni tra l’Unione Europea e i Paesi con essa confinanti ad est. In seguito all’aggressione russa ai danni della Georgia dello scorso agosto, essa è stata fortemente promossa dal premier svedese Frederik Reinfeldt e dal suo collega polacco Donald Tusk, con l’appoggio politico dei Paesi baltici. Oltre alla Bielorussia ed alla già citata Georgia, ad essere coinvolte nel progetto sono Armenia, Adžerbajdzan, Moldova ed Ucraina. Condizioni necessarie per l’adesione alla politica di partenariato sono il rispetto delle libertà politiche e dei diritti umani e civili, nonché la liberalizzazione dei mercati e la lotta ad ogni forma di monopolio statale, una delle tante, pesantissime tare ereditate dal comunismo.

Tuttavia, l’opposizione democratica bielorussa si è dichiarata contraria all’invito. Lukašenka è ritenuto l’ultimo dittatore in Europa a causa delle violazioni dei più elementari principi delle libertà democratiche da lui perpetrate fin dal 2006, anno della sua salita al potere grazie ad elezioni falsate.

Contrarietà all’invito del dittatore di Minsk – bat’ka, come viene chiamato in patria – è stata espressa anche da alcune diplomazie europee, olandese in primis.

Lo scorso autunno, l’UE ha ristabilito contatti con le autorità di Minsk, riconoscendo un benché minimo progresso in campo democratico. Nel mese di marzo, è stata varata la sospensione delle restrizioni sulla concessione dei visti per alcuni rappresentanti del potere bielorusso.

Nonostante questo ulteriore passo distensivo da parte dell’UE, l’autocrazia bielorussa ha perseverato nell’uso della violenza contro ogni forma di dissenso interno. Nel centro di Minsk, una manifestazione pacifica delle opposizioni è stata duramente repressa dall’intervento della milicja locale.

I manifestanti sono scesi in piazza per chiedere alle autorità la liberazione dei detenuti politici ed il rispetto del diritto di manifestare. Circa un centinaio di persone si è radunato nella piazza d’Ottobre, in pieno centro, pacificamente armati di bandiere dell’Unione Europea e ritratti dei detenuti. Prontamente, decine di agenti delle forze speciali della polizia bielorussa (SPECNAZ) dotati di manganelli ed altre armi hanno circondato il sito e disperso la folla. La protesta è durata non più di 10 minuti. Secondo molte testimonianze, gli agenti si sono comportati brutalmente non soltanto malmenando i manifestanti, ma anche dando alle fiamme le effigi dei detenuti e calpestando i vessilli UE.

Malgrado l’ennesima violazione dei principi democratici da parte del governo bielorusso, le opposizioni non si sono date per vinte: una nuova manifestazione è stata fissata già per il prossimo 26 aprile. Lavon Borščevski, leader del Fronte Popolare Bielorusso (BFN), si domanda se Lukašenka avrà il coraggio reprimere pacifiche manifestazioni di piazza il giorno dell’anniversario del disastro nucleare di Černobyl, terribile tragedia che ha coinvolto pesantemente anche e sopratutto il popolo bielorusso.

Se così sarà, si tratterà di un’azione premeditata ed accuratamente pianificata: il medesimo giorno Lukašenka sarà in visita in Vaticano e a Roma per incontrare Papa Benedetto XIV ed il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini.

Matteo Cazzulani