L’UE VUOLE CHIAREZZA SULLE VIOLENZE IN MOLDOVA
Bruxelles ha richiesto alle autorità di Chisinau chiarimenti sui fatti di inizio aprile. Nel frattempo, l’opposizione sottolinea il reiterarsi delle violenze fino ad oggi.
Le informazioni sulla repressione ordinata dalle autorità moldave nei confronti delle opposizioni liberali e filoeuropee sono “scarse e raccapriccianti”. Così sono state descritte da un analista politico moldavo – rimasto in incognito per sua espressa richiesta, al fine di evitare ogni possibile ritorsione sulla sua persona – ad alcune agenzie di informazione europee. “Vorrei tanto che venissero diffuse informazioni circa la reale natura della repressione. Del resto, persino alcuni soldati pentiti raccontano strane cose su quanto accaduto nei commissariati subito dopo le manifestazioni”.
Il 7 aprile scorso, sostenitori dell’opposizione filo europea – per lo più studenti – hanno dato vita a spontanee dimostrazioni per le vie centrali della capitale moldava, esasperati dagli ennesimi brogli attuati nelle ultime elezioni dal Partito Comunista locale. In Moldova, i comunisti detengono il potere ininterrottamente da otto anni, sempre riconfermati dopo consultazioni dallo svolgimento dubbio ed irregolare.
Al giorno d’oggi non è ancora stata fatta chiarezza alcuna sulle violenze seguite alle dimostrazioni. Secondo le autorità, la colpa ricadrebbe sui manifestanti, rei di scandire slogan irriverenti e di atteggiamenti aggressivi. Secondo numerose altre fonti indipendenti, a provocare la violenza dei manifestanti sarebbe stata polizia, puntualmente intervenuta per interrompere la manifestazione, in principio pacifica e non violenta.
Secondo i dati diramati dal regime di Chisinau, la milicija avrebbe arrestato circa 200 persone. Secondo le organizzazioni per i diritti umani 800, soprattutto ventenni. Lo stesso presidente Voronin ha vagheggiato la concessione di un’amnistia, ma secondo le opposizioni si tratterebbe di una menzogna volta solamente a guadagnare consenso agli occhi della comunità internazionale.
Sempre secondo l’informatore di cui sopra, violenze ai danni di giovani donne al di sotto dei venti anni sarebbero state compiute in commissariati di periferia, lontano dal centro della capitale e dallo sguardo dei pochi giornalisti rimasti a Chisinau.
Dal canto suo, la polizia moldava si ostina a confermare l’assenza di ragazze tra gli arrestati del 7 aprile, senza però ancora permettere la pubblicazione di un elenco ufficiale contenente i nomi di tutti i trattenuti. L’opposizione ha provveduto da sola a creare questa lista, sebbene molte persone non acconsentano alla pubblicazione dei loro dati personali per timore di ulteriori ripercussioni da parte delle autorità. Inoltre, molti tra gli arrestati non sono ancora stati liberati, pertanto una stima definitiva è ben lontana dall’essere realizzata.
Durante le proteste tre persone hanno perso la vita. Almeno ufficialmente, poiché secondo alcune informazioni le vittime potrebbero essere addirittura una decina. “La gente sostiene che la polizia stia nascondendo i loro corpi. Gira voce che le autorità chiariranno queste morti nelle prossime settimane, cercando di negarne ogni legame con le proteste di inizio aprile”.
A Chisinau, lo scorso venerdì 24 aprile il capo della diplomazia europea Javier Solana si è appellato alla creazione di una commissione indipendente per gettare luce sugli incidenti del 7 aprile. Secondo diverse testimonianze, le opposizioni avrebbero fornito a Solana informazioni dettagliate circa le persone ancora “disperse” di cui poco si sa dopo il loro arresto, allegando ad esse alcune foto che documenterebbero le violenze fisiche subite dai detenuti nei commissariati.
Il sindaco di Chisinau, Dorin Chirtoaca, sensibile alle ragioni delle opposizioni, ha testimoniato che “la milicija ha iniziato i rastrellamenti già dopo la fine delle dimostrazioni con incursioni nelle università e nei licei, accanendosi persino contro le persone che stavano rincasando dalle celebrazioni della Pasqua [ortodossa, n.d.a.]”. Chirtoaca non se la sente ancora di confermare le notizie sulle violenze perpetrate nei commissariati, tuttavia riconosce che “circa 800 persone sono state arrestate, e molte di esse non sono ancora state rilasciate”. Tali dati sarebbero stati confermati da alcuni membri della stessa polizia.
“Sappiamo che ai detenuti non è concesso alcun diritto di difesa” ha dichiarato infine il sindaco della capitale, aggiungendo di sapere che “gli arrestati sono stati trasferiti in altre città poiché a Chisinau sono da poco arrivati gli osservatori UE e del Consiglio d’Europa”.
Matteo Cazzulani
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