RUSSIA E LIBERTA’ DI STAMPA: NON UNA REGIONE LIBERA

Da un articolo di Andrej Lipskij (Novaja Gazeta) e Boris Timoshenko (Fondo della Difesa della Glasnost’), pubblicato sulla Novaja Gazeta il 30/04/2010

La Mappa della Glasnost’.

Per il quarto anno consecutivo, il Fondo della Difesa della Glasnost’ (FZG) ha pubblicato la cosiddetta “Mappa della Glasnosti”, una mappa che evidenzia con colori diversi il livello di libertà di stampa nelle 83 regioni della federazione Russa, riferendosi al periodo compreso tra il marzo del 2009 e il febbraio 2010.
Quattro le categorie attribuite a ciascun colore: “Libera” In verde),“Relativamente Libera” (giallo), “Relativamente non libera”(rosso), “Non libera”(marrone); sono inoltre indicati i territori in cui si rileva completa assenza di informazione (bianco).
La mappa è frutto del costante monitoraggio del FZG sulle violazioni dei diritti negli strumenti di informazione di massa (MSI) e della collaborazione di una rete di giornalisti, corrispondenti e volontari regionali, a cui è stato chiesto di rispondere a un questionario di 29 domande.

Le Tendenze

Il livello di libertà di stampa va progressivamente peggiorando in gran parte delle regioni, dove sempre più spesso vengono adottate misure di legge repressive sui MSI e crescono le richieste esplicite da parte delle amministrazioni di limitare l’accesso ad alcuni siti internet, dal contenuto giudicato “pericoloso”.
In generale, è molto incisivo il potere esercitato dalle autorità sui MSI. Il livello di libertà di stampa è strettamente legato, infatti, alla posizione politica dei governanti. Ciò è particolarmente veritiero in Dagestan, in Karelia, nella regione di Perm’, Novosibirsk, Tomsk e San Pietroburgo.
Un altro elemento condizionante è il rapporto che intercorre tra le elites all’interno della regione, così come i cambi di governo. Nella regione di Voronezh, ad esempio, la nomina del nuovo governatore ha implicato il licenziamento del direttore del “Vorenezhskij Kur’er”, Dimitij D’jakov.

Un datoimpossibile da omettere sono le uccisioni dei giornalisti: 5 dal marzo 2009 al marzo 2010. Nell’ordine: Vjacheslava Jaroshenko a Rostov-na-Dony il 29 giugno; Natal’ja Estemirova in Inguscezia il 15 luglio; Malik Achmedilov a Makhachkala l’11 agosto; Ol’ga Kotovskaja a Kaliningrad il 16 novembre; Ivan Stepanov nel distretto di Zabajkal’skij il 23 febbraio. Altri tre giornalisti sono morti durante una trasferta in mare: la barca su cui si trovavano affondò durante una tempesta.

Il numero dei giornalisti è in continua diminuzione: è ormai noto il rischio a cui potrebbero andare incontro.
La censura è ovunque in aumento: i dati raccolti attestano l’esistenza di liste di persone, che non possono essere mostrate in televisione. Il redattore di un giornale di Omsk, Sergej Mal’gavko, si è licenziato in segno di protesta contro i funzionari dell’amministrazione che imponevano continue censure alle notizie.

L’autocensura è un’altra tendenza diffusa tra i giornalisti: la situazione e il clima di tensione sono tali che loro stessi sanno quali sono i materiali che possono essere pubblicati e quali quelli senza alcuna prospettiva, o semplicemente “troppo pericolosi”.
I licenziamenti dei giornalisti/redattori di testate sono un’altra pratica molto diffusa in tutta la Russia. Le informazioni circa questi licenziamenti sono molto difficili da reperire e spesso passano sotto silenzio.
Gli arresti dei giornalisti avvengono nelle grande città dove si organizzano abituali atti di protesta. I tentativi dei giornalisti di farsi riconoscere durante le manifestazioni, indossando un gilet con la scritta “Stampa”, non ha prodotto altro risultato che agevolare le azioni di isolamento da parte della polizia
Il divieto di pubblicazione di un giornale, avviene solitamente nelle regioni in cui sono in corso le elezioni.

Il questionario evidenzia inoltre che le violazioni sulla libertà di stampa non riguardano soltanto i canali d’informazione tradizionali ma anche le nuove tecnologie.
Sempre più aspre sono le reazioni delle autorità regionali nei confronti di internet, che viene considerato con sospetto l’ultimo baluardo della libertà di parola.

In conclusione, le regioni russe dove si registra il livello più basso di libertà di stampa sono le repubbliche settentrionali del Caucaso, ad eccezione del Dagestan. Più di metà delle regioni (44) fa parte della categoria “relativamente non libera”. Queste sono perlopiù le regioni centrali della Russia, il nord della parte europea del paese e la Siberia. Anche Mosca ne fa parte. Qualche regione sparsa si è conquistata un posto nella categoria “Relativamente libera”, mentre nessuna appartiene a quella “Libera”.

Traduzione di Anna Agliati