Stas Markelov: nient’altro che me. Interventi e pubblicazioni di Markelov. Ricordi degli amici e dei colleghi
L’anno scorso gli amici, riuniti alla Casa dei giornalisti, hanno festeggiato il compleanno con cifre tonde. Nessun banchetto funebre: l’intenzione era proprio festeggiare. Il più divertito di tutti pareva lo stesso Stas, che al karaoke con voce rotta cantava Sem’ tysjač nad zemlej; si parla della registrazione, si capisce…
Per quelli che sono rimasti, quelli che si erano ritrovati in quella sala o avevano parlato al telefono, così non è stato. Le lacrime serravano la gola di Nataša Estemirovaja; la chiamavano mentre se ne andava per la Groznenskaja, immersa in tristi pensieri. Succedono certe cose, dice, e a chi dobbiamo rivolgerci? Per abitudine raggiunge la casa, ma Stas non c’è…
Stanislav Markelov mancava decisamente anche oggi (ecco Meždurečensk, la difesa degli operai: proprio la sua causa!).
E non è più con noi già da sedici mesi. Stanislav Markelov è stato ucciso in pieno giorno da un colpo di arma da fuoco alla nuca in una strada affollata il 19 gennaio 2009 verso le 3 del pomeriggio, nel centro di Mosca, a cento metri dalla Cattedrale di Cristo Salvatore, all’altezza del civico 1 della Prečistenka. Con lui c’era Anastasija Baburova, corrispondente della “Novaja”, rimasta mortalmente ferita…
Questo compleanno gli amici non si sono riuniti, ma hanno preparato un regalo. Il 20 marzo è uscito dalla tipografia il libro Stas Markelov: Nikto krome menja. Vystuplenija i publikacii S. Ju. Markelova. Vospominanija druzej i kolleg (Stas Markelov: nient’altro che me. Interventi e pubblicazioni di Markelov. Ricordi degli amici e dei colleghi). Autori: I. Fedotova, O. Trusevič, A. Čerkasov, P. Rjabov, Ja. Leont’ev. Ed. Pamjatniki istoričeskoj mysli, 2010.
Stanislav Markelov non era “un uomo di ferro” e noi non vogliamo farne “un uomo di marmo”. I libri sulle persone che hanno vissuto brillantemente e se ne sono andate nella tragedia, non di rado sono pubblicati dai “nostri” e per i “nostri”. Ai banchetti funebri gli amici più vicini, per i quali “anche questo è del tutto chiaro”, parlano non del vivo ma del morto. Nel libro prendono forma racconti e ricordi, l’uomo si trasforma in un eroe. Per chi resta in vita, l’eroe è irraggiungibile e favorevole. L’ammirazione definisce l’impossibilità (leggi riluttanza) di seguire l’esempio. Il libro inizia non con il piedistallo, ma con la pesante lapide. Abbiamo cercato di scostarci da questo canone, dando in primo luogo la parola allo stesso Stas.
I suoi discorsi, le interviste e gli articoli formano due buoni terzi del libro. Qui non c’è solo “la pratica legale” e i commenti che ne sono scaturiti. Il lettore, abituato alla combinazione di parole “l’avvocato-difensore dei diritti dell’uomo-Markelov”, scopre lo Stas-pubblicitsta. Non semplicemente “di sinistra”, ma sinistroide. L’ideologo del movimento antifascista. L’autore, l’editore e il distributore del Libro rosso del movimento antifascista “Antifa”.
Ci dispiace molto che l’attività come pubblicista di Markelov non sia stata conosciuta finché era in vita. Ecco, per esempio, in un sito rispettabile, una discussione di alcuni articoli di autorevoli autori sul “nuovo medioevo”. Anche nel testo di Stas pubblicato sulla “Novaja” in gennaio (no. 6 del 22.01.2010 – “Il nuovo medioevo: insorgeranno i mostri defunti?”) era stata imbastita una discussione, ma i partecipanti non lo notano. Un po’ è chiaro il perché. Rispetto a loro, Markelov ha un’aria più acuta e interessante, più viva e appassionata. Per lui il tema dell’articolo è “suo”, il proprio dolore. Ma questi volponi fanno ragionamenti accademici, e sempre più “su se stessi, i preferiti”. Cosa più importante, dopo il testo di Markelov nei loro articoli non si trova quasi più nulla di nuovo!
Del libro sono entrate a far parte più di trenta memorie. Ci siamo limitati nella redazione della raccolta, evitando consapevolmente il genere del necrologio.
Anche per questo non è stato inserito l’articolo di Nataša Estemirovaja (vedi la “Novaja Gazeta” del 21.01.2009). C’è però una fotografia scattata da lei nella primavera del 2005 di un sorridente Stas sullo sfondo del terribile paesaggio di Groznyj. Qualcosa lo rallegrava: era stata appena pronunciata la sentenza sulla questione di Lapin-Kadet, uno dei tre lavori svolti con Anna Politkovskaja. Le foto dei sorridenti Stas e Nataša, dei seri Markelov e Politkovskaja, l’intervento di Stas al processo (pubblicato per la prima volta!): tutto dall’archivio di Nataša…
Su Nasta Baburova, deceduta con Stas, è stato detto in questo periodo molto meno. Su di lei, viva, si può leggere negli articoli di Ol’ga Allenovaja e Vlad Tupikin.
Della raccolta sono entrate a far parte memorie di persone molto diverse: ecco i vecchi e fidati amici, i “sinistroidi” (è interessante confrontare i loro testi pubblicati nella versione d’autore, caratteristica dell’ambiente dal quale è uscito, con gli articoli dello stesso Stas) e gli “autorevoli attivisti”… È vero: gli autori stessi verranno a sapere molte novità sull’uomo che sembrano conoscere così bene.
Proprio per non “privatizzare” Stanislav, per non legarsi ad un qualche “marchio”, il gruppo dei suoi amici ha deciso fin dal principio di fare la raccolta senza l’appoggio di organizzazioni, ma con l’aiuto di donazioni volontarie.
Markelov non era membro dell’associazione per la difesa dei diritti umani “Memorial”, che collabora e partecipa sempre ad azioni concrete. Nel momento in cui ho tentato di chiarire il numero di accenni all’organizzazione nella raccolta, mi sono stupito. Sono 169. Forse non ci siamo incontrati invano in tutti questo tempo e spazio…
Infatti il libro, uscito nel compleanno di Stas, non l’abbiamo regalato a lui, ma l’uno all’altro. Spero che non mancherà di stupire tutti.
Stanislav Markelov manca decisamente anche oggi, però vive finché ci si ricorda di lui…
Aleksandr Čerkasov.
Traduzione di Cristina Zappalà
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