Minutes from "Torino: ore 10, convegno su “Cecenia: un genocidio in corso”, con Bruno Mellano" on

Minutes for: Torino: ore 10, convegno su “Cecenia: un genocidio in corso”, con Bruno Mellano from to

Attendees: (Users) risk1967

Il Giorno dei difensori della madrepatria
Le date, le ricorrenze sono importanti. Ancora più nell’est Europa che in Occidente. È stato un po’ questo il filo conduttore di un dibattito sul Caucaso che si è tenuto a Torino (Nord Italia). “Cecenia, un genocidio in corso” il titolo della manifestazione che si è svolta davanti a molti ragazzi del liceo Gobetti che per un giorno hanno lasciato la scuola per imparare qualcosa che sui libri italiani non si studia: le deportazioni dei ceceni e le due guerre recentemente scatenate dalla Russia. Le ricorrenze, come dicevamo sono state sottolineate negli interventi di molti dei relatori. Partendo dalla data dell’iniziativa: quel 23 febbraio che in Cecenia è la giornata in cui si commemora la più grande deportazione, quella avvenuta nel 1944, quando tutta la popolazione venne, con l’esercito e le baionette, allontanata dalla terra natia per finire in Siberia o in Kazhakistan. Da lì ne tornerà solo la metà.
Ma il 23 febbraio non è una ricorrenza da commemorare in Russia, come non lo era in Unione sovietica. Anzi, oggi come allora è festa nazionale. Ai tempi di Jurij Andropov si commemorava il giorno dell’Armata rossa. Col “nuovo”, nazionalista, presidente la festa è diventata il Giorno dei difensori della madrepatria. Ma sempre di festa si tratta. Delle centinaia di migliaia di ceceni morti durante quei viaggi in tutto identici a quelli dei nazisti verso i campi di sterminio, è meglio non pensare a Mosca. In quella città due anni fa è stata assassinata l’unica giornalista russa che non considerava i ceceni dei paria, che condannava il razzismo nei confronti delle popolazioni caucasiche: Anna Politkovskaja. Uccisa a colpi di pistola nell’ascensore di casa sua, in un’altra data importante per la Russia moderna, il 7 ottobre, giorno del compleanno di Vladimir Putin, il presidente cui la coraggiosa giornalista imputava gran parte della responsabilità sulla deriva neo stalinista in cui è scivolato il Paese.
Alla Politkovskaja, a Milano come a Torino, c’è chi vuole dedicare un albero nel Giardino dei giusti perché non si dimentichi la sua coraggiosa attività di giornalista indipendente e perché chi l’ha fatta uccidere possa almeno imbarazzarsi passando da queste parti. A Torino tale giardino ancora non c’è e l’organizzatore del convegno, Pasquale Totaro, si augura che presto venga costruito per ricordare quanti hanno scelto il bene quando il male sembrava trionfare.
Il dibattito torinese ha avuto come principale oratore l’ex ministro della salute cecena, Umar Khambiev, membro di quel governo guidato da Aslan Mashkhadov (poi assassinato dalle forze russe) che ha rappresenta l’ultimo esecutivo democraticamente eletto a Groznij. Un deputato del Parlamento italiano, il radicale Bruno Mellano, ha dichiarato durante il suo intervento che, a suo giudizio, anche Khambiev può essere considerato un giusto, avendo salvato, come medico, migliaia di vite durante la guerra ed avendo cercato di salvare la democrazia nella breve stagione di libertà che ha avuto la repubblica cecena.
Khambiev nel corso del suo intervento ha ripercorso le numerose deportazioni con cui i russi si sono accaniti contro i ceceni. L’ex ministro ha detto che le attuali autorità cecene mentono sulla popolazione che ancora vive nella piccola repubblica: non un milione e duecentomila, ma – grazie a uccisioni e all’esilio volontario - solo quattrocentomila persone. Khambiev, cui l’Italia (dove manca una legge che regolamenti il diritto d’asilo) ha fornito solo una protezione umanitaria, ha detto che le coscienze dell’Europa sono offuscate dal gas e dal petrolio russo. E ha concluso il suo intervento ricordando come la Cecenia abbia lo stesso diritto di diventare indipendente che ha il Kosovo, cui ora tutti riconoscono il diritto a secedere.
Non so se Khambiev sia un giusto. Il suo ruolo di testimone di quanto accade in Cecenia, la sua figura di esponente di un governo in esilio, lo rende sicuramente una figura di riferimento per quanti, in Italia come in Europa, non accettano il ricatto energetico di Mosca.
Per questo, mentre Putin e Medvedev festeggiavano quanti hanno difeso la madrepatria a Torino abbiamo voluto commemorare il “World Chechnya Day” per ricordare quello che anche il parlamento europeo ha definito (solo nel 2004) un genocidio. E per non dimenticare quanto scriveva Anna Politkovskaja: “Per tre anni l’opinione pubblica è rimasta in silenzio. O quasi. La stragrande maggioranza di noi ha assolto lo Stato per la sua condotta in Cecenia e ha ignorato cinicamente chi sosteneva che ci si sarebbe ritorta contro, in quanto un governo che già una volta si era comportato in un certo modo non si fermerà di fronte a nulla e metterà alla prova anche la pazienza di chi sta fuori dalla Cecenia”.
Tra poco si vota in tutta la Russia. Elezioni presidenziali senza osservatori internazionali. Elezioni non democratiche come le ultime due. Ma questa volta senza la voce critica di Anna Politkovskaja e con le migliori intelligenze o all’estero o in carcere.
Continuiamo a denunciarlo. Sono i silenzi che tengono in piedi i regimi.

Andrea Riscassi