Putin non è più il «leader nazionale»
Vladimir Vladimirovič Putin, con lo pseudonimo nella nomenclatura Vasil' Vasilič (così viene
chiamato nei corridoi del potere e dalle altre lobby), si è trovato al centro delle perplessità della
componente critica del popolo russo. Alcuni dicono che abbia perso la fiducia della sua nazione e che
perderà le elezioni, altri esortano ad un giudizio più razionale e sono convinti che vincerà al primo
turno, altri ancora scrivono sul suo sito putin2012.ru invitandolo ad andarsene in pensione.
Una sola cosa è chiara: non è più quel Putin che poteva fare affidamento sulla «maggioranza putiniana»,
composta dal «prodotto di diversi ambienti», inclusa la classe media predisposta al pragmatismo.
Non è il «Pinochet liberale» nel quale riponevano invano le loro speranze i liberali, era stato promosso
lo slogan: «A Putin la presidenza e Kirienko alla Duma». E non è «lo Stalin di velluto» al quale altri
personaggi hanno ricollegato «il ristabilimento dell'ordine».
C'è di più, l'attuale ministro Putin nella versione 3.0 non è neanche il «leader nazionale», come era stato
proclamato già nel 2007 nell’ articolo direttivo di Boris Grizlov. Da adesso questa nomina può considerarsi
nuovamente disponibile.
Il problema non sono gli indici quantitativi, anche se appaiono impressionanti. Secondo le ultime votazioni
del 2011, il rating elettorale del primo ministro è del 44% (FOM) oppure del 36% (centro-Levada), il
rating sulla fiducia è del 45% (FOM; mentre nel 2008 vi fu un picco del 70%). Il vero problema sono le
caratteristiche delle basi sociali del candidato alla presidenza del 2012 (Putin) e la natura del suo sostegno.
«Il leader nazionale», sia esso «El basi», come in Kazakistan, oppure il «capo supremo della nazione»,
come il primo Pinochet, può contare sull'appoggio di ogni strato della popolazione. Adesso invece Putin non
è più sostenuto, come ebbe a dire l'ex maggiore architetto del sistema politico putiniano Vladislav Surkov,
dai «migliori cittadini del paese». Secondo i dati del FOM, i cittadini con un reddito elevato, coloro che
vivono nel Distretto Federale Centrale, che hanno un'istruzione superiore, gli abitanti di Mosca, la gente del
XXI secolo (la classe creativa) e coloro che hanno tra i 45-54 anni, soprattutto maschi, sono sempre di meno
intenzionati a votare per il candidato Putin. Più spesso sono intenzionati a votare per il nostro ex «El basi»
coloro che hanno un'istruzione elementare, gli abitanti delle campagne, le donne, chi ha più di 65 anni o con
un reddito medio alto, gli abitanti del Distretto Siberiano e del Volga.
Fino al 59% degli intervistati dal centro-Levada continua ancora a considerare Putin il «leader nazionale»
per inerzia. Ma da cosa dipende? Dipende dal fatto che le masse sono convinte (e questa è una delle
motivazioni per la quale viene votato) che Putin sarà eletto presidente (75%) e che vincerà al primo turno
(55%).
Dunque, Putin ha perso il sostegno della «Russia attiva», il motivo per il quale viene votato o per il quale
non vengono appoggiati candidati alternativi è riassumibile nella frase «vincerà comunque lui».
La sua «atomica» risorsa elettorale è, come ebbe a dire il politologo del cremlino Dimitrij Orlov «sull'altra
Russia»: quella anziana, poco acculturata, non ricca e piena di sentimenti paternalistici, quella che non fa
affidamento sulle proprie forze ma che ripone le proprie speranze solo sull'aiuto dello stato. Quella stessa
«altra Russia» che non è pronta a votare, ad esempio, per Gennadij Zjuganov oppure per Sergey Mironov
solo perché non crede nella loro vittoria, ma nell'inevitabile avvento di Putin.
Cosicché l'eletto presidente Putin rappresenterà solo una parte della Russia. Per giunta, quella parte che si
appresta a diminuire data la crescita economica e il sistema politico concorrenziale del nostro paese.
Traduzione: Francesca Cascone
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