L'INVASIONE RUSSIA IN GEORGIA PROVOCA UN DIBATTITO: LA POSIZIONE DI SERGIO VICARIO
Sulla storia delle diverse fasi vissute dal Caucaso nell'ultimo secolo mi è sembrato corretto quanto scritto da Sergio Romano sul Corriere a proposito delle politiche adottate da Stalin,
tra cui la russificazione, con vere e proprie deportazioni, di ampie zone di quei territori. Il tutto per creare degli equilibri instabili nella logica del dividi et impera.
Credo che in linea di principio, in tali situazioni, sia sbagliato il ricorso alla cosidetta autodeterminazione dei popoli, ovvero alla secessione, perché il rischio di arrivare al frazionamento dell'infinitamente piccolo è molto elevato. Credo invece che la strada di ampie autonomie in senso federalista sia la strada più utile e ragionevole.
Il paragone con il Kosovo, a mio avviso, non tiene. L'allora Jugoslavia, oggi Serbia, nel decennio precedente la guerra si macchiò di un vero e proprio genocidio culturale, impedendo con la forza statuale al 90% e più della popolazione di utilizzare a scuola e nelle pubbliche funzioni la propria lingua, l'albanese. Converrai che estirpare una lingua equivale a cancellare la storia, la memoria e, dunque, l'identità di un popolo. Anche se poi non ci furono le pulizie etniche di massa, come in altre parti di quella regione, credo che quel criminale tentativo abbia scavato un fossato che, forse, potrà essere colmato, nei prossimi decenni se si riuscirà ad integrare quei Paesi nell'Unione Europea, ma che oggi giustifichi l'unilaterale dichiarazione di indipendenza.
Tornando alla Georgia: sono d'accordo con Te sulla solidarietà dialettica con i socialisti georgiani, anche a partire dalla critica all'avventurismo del loro Presidente della Repubblica. Detto questo però credo vada prioritariamente denunciata con forza la politica imperiale attuata nel Caucaso dalla Russia di Putin, che fa il paio con quella della Cina nei confronti del Tibet o delle Regioni a maggioranza mussulmana.
Sono a mio avviso i grandi problemi che stanno oggi di fronte al mondo, assieme alle politiche energetiche e alla creazione di un moderno welfare, su cui chiamare all'impegno i socialisti europei e misurare, al tempo stesso anche, la capacita dei socialisti italiani di riaffermare un ruolo ed una presenza politica significativa in Italia.
Ieri sera in Piazza della Scala non eravamo in tanti, ma intanto qualcuno c'era.
Sergio Vicario
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