LO SCUDO POLACCO
WARSZAWA - E di ieri la notizia della firma dell accordo tra Polonia ed USA sull installazione dello Scudo Antimissilistico americano in territorio polacco. Washington, come richiesto da Varsavia, fornira missili Patriot (19 per l esattezza) "in comodato d uso", allontanando i timori del governo Tusk di una scarsa protezione offerta al suo paese nelle trattative precedenti. Questa notizia non e affatto casuale, bensi e strettamente collegata all aggressione russa in Georgia: l Europa centro-orientale teme per la propria incolumita.
Tra le pagine delle passate edizioni dei principali quotidiani polacchi (Gazeta Wyborcza e Dziennik in primis) piu di un esperto di tattiche militari, di politica internazionale e di relazioni con la Federazione Russa ha concordato sul timore che l attacco alla Georgia sia solo il primo passo di Mosca verso una Reconquista dei paesi un tempo appartenenti all impero sovietico ora proiettati all Occidente. Tale primo passo -secondo i piu gia da tempo pianificato dal Kremlino- non a caso e rivolto ad un paese sul cui territorio transita un gasdotto che isola la Russia dalla tratta del gas dal centro Asia all Europa: una situazione intorrerabile per chi invece e abituato a scavalcare a sua volta gli stati ostili (Polonia e Paesi Baltici ad esempio). Il prossimo obiettivo da riportare con la forza sotto l influenza del Kremlino sarebbe l Ucraina. Li Mosca potrebbe sfruttare come casus belli da un lato la presenza della propria flotta e di proprie basi militari nel paese, dall altro la presenza della minoranza tatara in Crimea. Non vi sarebbe da stupirsi se tra qualche mese anche li i russi cominciassero a distribuire passaporti a pioggia, come fatto in Ossezia e Abkhazija dal 2006.
La firma sullo Scudo antimissilistico dunque e da vedere sotto quest ottica. Non si tratta di russofobia -come tristemente affermato da qualche ben poco informato giornalista occidentale- , ma di vera e propria realpolitik: Polonia e Paesi Baltici (recentemente pure Ucraina e Repubblica Ceca) anche dopo la caduta del muro di Berlino subiscono vessazioni da parte di Mosca, in particolare da quando lo stato dell aquila bicipite e guidato dal nuovo zar Vladimir Vladimirovic Putin. Puo sembrare strano in Occidente, ma nella tanto trascurata -quando non vituperata- "Nuova Europa" il terrore (ancora vivo nella memoria dei piu) di un ritorno di una Russia imperialista e forte, nonche storicamente motivato. Se perfino il liberale filoeuropeo Donald Tusk ha accettato la chiusura delle trattative con gli USA, significa che tale sentimento e tutt altro che una paranoia.
Altresi, non deve stupire la presa di posizione dei Presidenti di Polonia, Paesi Baltici ed Ucraina, autori di una missione di sostegno a Saakashvili e al popolo georgiano: l immagine di una piazza stracolma inneggiante ai Paesi amici ricorda in tutto e per tutto gli arancioni a Kyiv in Majdan Nezalezhnosti nel 2004. Molteplici sono state le condanne di questo gesto, sopratutto in quanto azione condotta in separata sede rispetto ad UE e NATO. Tuttavia, tale presa di posizione e del tutto comprensibile se i partner occidentali o snobbano la questione, o giustificano il dritto russo alla difesa dei propri interessi (Sarkozy), oppure addirittura non condannano l aggressione di Mosca ad uno stato sovrano per paura di compromettere gli interessi che legano quel paese (o, per meglio dire, la maggiore industria di idrocarburi) allo zar del gas: il disappunto della "Nuova Europa", sopratutto verso il nostro paese, e alto e rasenta la delusione.
In conclusione, la tanto in Italia sottaciuta aggressione russia a Tbilisi non puo non portare ad alcune riflessioni. In primis, se vale ancora la pena di elemosinare un migliore prezzo sul gaz da un vicino arrogante ed autocratico. In secundis, se vale ancora la pena di sbattere la porta della NATO dell UE in faccia a Georgia ed Ucraina, oggi piu che mai bisognose dell appoggio occidentale.
Matteo Cazzulani
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