Georgia primo atto (e l' Europa tace)
I deputati della Duma russa chiedono il riconoscimento dell' indipendenza delle repubbliche separatiste in territorio georgiano di Abkhazja e Osetia Meridionale, primo passo verso la prossima annessione alla "madre russia". Miedwiedew finge di tentennare, infine accetta: la Russia divide de facto la Georgia. E come se domani l' Austria riconoscesse unilateralmente l' indipendenza del Trentino Alto Adige e del Friuli. Nonostante ciò, l' esercito russo continua a mantenere il controllo non soltanto delle due repubbliche, ma anche del porto di Poti, territorio in tutto e per tutto georgiano: così Mosca non rispetta quanto stabilito dalla tregua proposta da Sarkozy e sottoscritta anche da Saakaszwili. La Georgia è in ginocchio economicamente, e le comunicazioni interne al Paese sono pressoché impossibili a causa della presenza dell' esercito russo nella via est-ovest del paese (che collega Tbilisi a Poti). Autisti georgiani inferociti per la presenza di militari russi a Mosca gridano "via gli invasori".
Partendo dalla Georgia, la Russia sembra proprio voler ristabilire la propria sovranità sull' "estero vicino", ovvero su quei paesi dell' ex URSS oggi desiderosi di entrare nella NATO e nell' UE, memori della barbarie sovietica (e zarista prima) durata circa mezzo secolo.
Prossimo passo potrebbe essere l' Ucraina: il Presidente Vyktor Jushchenko ha dichiarato in occasione del giorno dell' Indipenza Ucraina che Kyiv mai rinuncerà a "penisole o isole del proprio territorio" alludendo alla Crimea, territorio nel quale Mosca aizzerebbe la popolazione tatara, magari iniziando anche li a distribuire passaporti russi, come fatto in Osetja Meridionale ed Abkhazja.
Target successivo sarebbe la Bielorussia. Qui il presidente-dittatore Lukashenka ha improvvisamente liberato i prigionieri politici in previsione delle elezioni del 14 settembre prossimo: è proprio ciò che chiedeva l' UE per iniziare un dialogo con Mińsk. Lukashenka sembra ora essere davvero preoccupato da un possibile attacco di Mosca, che punta al controllo del percorso dell' oleodotto "Druzhba", transitante proprio per la Bielorussia.
Lukashenka ha paura. Jushchenko ha paura. Saakaszwili, invece, ha già sperimentato l' aggressione russa, ed ora invano richiama l' attenzione dell' occidente: lo ascoltano soltanto Gran Bretagna, Polonia, Paesi Baltici, Svezia, Ucraina, USA e NATO. La Germania tentenna, la Francia media l' immediadibile, l' UE tace. L' Italia fa come da tradizione il gioco di Mosca: prima del vertice UE di lunedi Berlusconi chiama Putin, magari garntendogli che Roma sarà l' avvocato della Russia in tale occasione (in cambio di qualche sconto sul gaz...).
Altro paese che teme la situazione è la Polonia. La crisi georgiana ha spinto il overno del liberale Tusk a chiudere con l' amministrazione americana l' accordo per lo scudo antimissilistico, mettendo da parte l' iniziale scetticismo. L' aggressione moscovita è temuta anche qui: dopo Ucraina e Bielorussia potrebbe toccare anche a Varsavia. Lo scudo antimissilistico è una necessità in quanto unica risposta e difesa possibile dal punto di vista militare a possibili minacce da est, sopatutto in uno scenario politico dove l' UE è, lo ripeto, totalmente assente. Anche la popolazione polacca dopo l' aggressione russa in Georgia teme: un recente sondaggio commissionato da "Gazeta Wyborcza" indica come il 60% dei polacchi sono favorevoli allo scudo antimissilistico. Prima della guerra lo era solo il 43%. La Polonia si è fatta promotore di un appoggio a tutto campo alla Georgia condiviso dai Paesi Baltici e dall' Ucraina in primis, ma non dall' occidente europeo, impaurito dalle continue minacce dello zar del gaz quotidianamente indirizzate alla "Nuova Europa" (ma ignorate dai mass-media nostrani) per il suo appoggio alla Georgia e per la sua decisione di installare lo scudo antimissilistico. Ne è un esempio la volontà da parte moscovita della creazione di un proprio sistema di difesa balistica con radar dislocato in Bielorussia (magari una volta ri-assoggettata) e missili nell' enclave di Kaliningrad, ovviamente puntati sulla vicina Polonia. In tutto e per tutto speculare allo scudo previsto dall' USA: postazione radar in Repubblica Ceca (a nord-ovest di Praga) e missili dislocati in Polonia nella base di Redzików (a nord, non lontano da Słupsk). Per l' esattezza saranno messi a disposizione 96 batterie di missili Patriot -inizialmente "in comodato d' uso", poi ceduti a Varsavia- entro il 2012, che rafforzeranno le strutture militari polacche, come, giustamente, richiesto dal governo Tusk. Inoltre, l' accordo con Varsavia prevede l' aiuto diretto degli USA alla Polonia in caso di aggressione o invasione, al di fuori dell' ambito NATO: pur prevedendo già la clausola di mutuo soccorso (l' intevento in caso di invasione o attacco ad uno dei paesi dell' Alleanza Atlantica), la stessa NATO non ha protestato per tale accordo, riconoscendolo altresì come "normale accordo bilaterale tra due stati sovrani" (proprio come lo è anche la Georgia...).
Sarkozy ha convocato un vertice UE per il Primo di Settembre per affrontare la tematica dei rapporti con Mosca, ma l' Unione (come sopra riportato) è divisa.
La Germania vacilla: prima aperta sostenitrice di Mosca, sopratutto col governo Schroeder, ora il cancelliere Merkel pare aver colto la reale dimensione della minaccia, chiedendo ad alta voce l' immediato ingresso della Georgia nella NATO. Accanto a ciò, Berlino cerca ora un' intesa con Svezia, Polonia e Paesi Baltici (contrariamente da quanto scritto dai nostri mass media!).
La Polonia, supportata da Paesi Baltici e Svezia, avanzerà ancora la richiesta di prendere in seria considerazione la possibilità di rivedere ogni forma di collaborazione economica con Mosca, in primis rigettando il progetto del Gasdotto NordStream che collegherebbe direttamente la Russia alla Germania (da Vyborg a Greifswald) passando sul fondale del Mar Baltico. Varsavia è ora paese chiave che può guidare l' UE verso una posizione responsabile ed adeguata alla situazione e nei confronti di una Russia sempre più agguerrita e minacciosa.
Non a caso è di tre giorni fa la notizia che da settembre nelle scuole russe la strage di Katyń non sarà più studiata responsabilmente come quello che fu -ovvero come l' eccidio programmato dell' intelligencja polacca da parte dell' NKVD-, bensì come una "giusta vendetta" perpretrata da un "confaloniere della democrazia" come Stalin: nome agghiacciante che ricorda un mondo diviso in blocchi che, minacciosamente, sembra oggigiorno riemergere.
- Login or register to post comments
- send to friend
