BIELORUSSIA, ROTTO IL GHIACCIO - Storico incontro tra i ministri degli esteri polacco e bielorusso dopo dieci anni di gelo
“Il ghiaccio è stato rotto”. Così l’ agenzia bielorussa BielaPAN commenta l’ incontro avvenuto il 12 settembre (venerdì scorso) tra Radosław Sikorski e Siarhiej Martynau, rispettivamente ministri degli esteri di Polonia e Bielorussia. Si tratta indiscutibilmente di un fatto storico: il primo viaggio in Bielorussia di un diplomatico occidentale dopo dieci anni di congelamento delle relazioni, dovuto al mancato rispetto delle libertà democratiche e dei diritti umani da parte del regime di Lukashenka.
“La visita è stata possibile dopo la liberazione dei detenuti politici”, organizzata “in accordo, sotto la supervisione e l’ approvazione della Commissione Europea e della Presidenza Francese” nell’ ottica del rafforzamento della politica di vicinato UE, nonché delle relazioni diplomatiche della stessa Polonia, paese confinante con Mińsk – ha dichiarato Sikorski.
La stessa ubicazione del meeting non è stata casuale: la reggia di Wiskuli presso la Puszcza Białowieska, dove nel dicembre del 1991 Jel’cyn, Szuszkiewicz e Krawczuk (presidenti di Russia, Bielorussia ed Ucraina) firmarono il celebre accordo che definitivamente pose fine all’ URSS.
Argomento dei colloqui, la trattazione di tematiche di interesse comune tra Varsavia e Mińsk: rafforzamento della cooperazione tra consolati; liberalizzazione delle condizioni per la concessione dei visti ai cittadini bielorussi e taglio del loro prezzo; revoca del divieto di ingresso in UE imposto ai rappresentanti del governo bielorusso; miglioramento delle relazioni tra Bielorussia ed altri Paesi europei.
Sikorski ha sottolineato come Mińsk debba ancora percorrere molta strada per il suo sviluppo democratico e per il rispetto dei diritti umani e civili, pur apprezzando la recente liberazione dei detenuti politici, gesto col quale il governo bielorusso ha mostrato la sua volontà di aprirsi all’ occidente. Inoltre, il capo della diplomazia polacca ha ricordato come “la Bielorussia è l’ unico Paese che ha risposto con convinzione all’ iniziativa polacco-svedese di partnerariato orientale, proponendo sua sponte progetti concreti”.
In una situazione internazionale in cui la Russia infrange le regole per ricostruirsi una sfera d’ influenza nei paesi ex-sovietici, Varsavia intende aiutare la Bielorussia, riavvicinandola all’ occidente quanto più possibile. Su proposta polacca, lunedì i ministri degli esteri UE discuteranno l’ abbassamento delle sanzioni imposte qualche anno fa al regime di Lukashenka dopo la repressione dei dissidenti e degli oppositori.
Martynau ha auspicato un pronto riavvicinamento con l’ Europa, sebbene Mińsk non aspiri all’ ingresso nell’ UE. Del resto, è da qualche tempo che il governo bielorusso intende riaprire il dialogo con l’ occidente, cercando una sponda – non casuale – nelle diplomazie polacca e lituana: lo stesso Martynau giovedì ha incontrato a Wilno il suo omologo lituano Petras Vaitiekunasem, e ad inizio agosto ha ricevuto la visita del vicepremier Giedyminas Kirkilas.
Constatare come la Bielorussia cerchi di “tornare in Europa” e di staccarsi dall’ influenza minacciosa di Mosca dialogando in primis con le due realtà con le quali ha condiviso più di quattro secoli di storia in quella straordinaria esperienza che fu la Repubblica delle Due Nazioni (che riguardò – è bene ricordarlo – anche i territori ucraini centro-occidentali) è spia inequivocabile dell’ atmosfera che si respira oggigiorno ai confini orientali del nostro continente. Non resta che sperare in un comportamento responsabile anche dei ministri degli esteri della “Vecchia Europa”, affinché lunedì si scelga saggiamente la via del riavvicinamento di Mińsk, in discontinuità con l’ atteggiamento tenuto finora da Bruxelles – purtroppo ed in maniera vergognosa – nei confronti di Georgia ed Ucraina, a cui le porte dell’ Europa sono state – e restano tuttora – ripetutamente sbarrate, nonostante le continue richieste, la volontà esplicita, ed i passi in avanti compiuti da Tbilisi e Kyiv verso una piena integrazione.
Matteo Cazzulani
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